In Italia mancano posti letto nelle Rsa e la domanda è destinata a crescere. È in questo scenario che Sereni Orizzonti, che quest’anno celebra i trent’anni dalla fondazione, ha annunciato un piano da 200 milioni di euro per realizzare 20 nuove strutture sul territorio nazionale, anche al Sud.
Il gruppo, attivo nella costruzione e gestione di Rsa, conta oggi 110 strutture tra Italia e Spagna, per 7.500 posti letto complessivi, 3.800 dipendenti e un fatturato consolidato di 300 milioni di euro nel 2025.
Le nuove Rsa, in parte già avviate e in parte in fase di cantieramento, sorgeranno in Toscana, Piemonte, Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna, Veneto e Sardegna.
In Italia pochi posti letto per gli anziani
Il problema, però, riguarda l’intero sistema italiano. Il 25,1% della popolazione ha già superato i 65 anni e l’Italia è destinata a essere il Paese più vecchio d’Europa.
Eppure, sul fronte dell’assistenza agli anziani non autosufficienti, il numero di posti disponibili resta basso. In Italia ci sono 22 posti letto ogni mille abitanti over 65, contro una media Ocse di 41 nel 2023.
Il divario tra Nord e Sud
Il divario è ancora più evidente sul piano territoriale. Nel Nord Est si contano 10,5 posti letto ogni mille residenti over 65, mentre nel Sud il dato scende a 3,4.
Secondo Massimo Blasoni, fondatore e proprietario di Sereni Orizzonti, la domanda è destinata ad aumentare sensibilmente: nel 2030 gli anziani non autosufficienti potrebbero essere circa cinque milioni, due milioni in più rispetto ai 2,9 milioni attuali.
Come cambia il ruolo delle Rsa
A cambiare, nel frattempo, è anche il ruolo delle Rsa. I ricoveri ospedalieri richiedono maggiore appropriatezza e le strutture residenziali accolgono anziani con livelli di non autosufficienza sempre più elevati, sostituendo di fatto in parte le lungodegenze ospedaliere.
Da qui anche la necessità di strutture adeguate. Una parte degli immobili destinati agli anziani è infatti ormai datata.
Il piano di Sereni Orizzonti punta su edifici costruiti secondo principi di sostenibilità ambientale e sull’utilizzo della domotica, con l’obiettivo di ridurre i consumi energetici e idrici e rendere più sicuri gli ambienti di lavoro.
Il nodo del personale nelle strutture
Ma il problema non riguarda soltanto gli edifici. Nelle Rsa si registrano carenze nella reperibilità di operatori sociosanitari e infermieri, oltre a esigenze di formazione continua.
Per questo il gruppo ha avviato un programma di formazione gratuita rivolto agli operatori, con corsi di aggiornamento, percorsi di carriera interni e accesso a qualifiche professionali superiori.
Prevista anche una revisione degli orari di lavoro per renderli più compatibili con le esigenze di vita.
Fotovoltaico e comunità energetiche
Sul fronte energetico, Sereni Orizzonti ha inoltre avviato con MET Italia Energy Solutions un progetto per realizzare una Comunità energetica rinnovabile nelle strutture di nuova costruzione.
I pannelli fotovoltaici dovrebbero produrre l’energia necessaria alle Rsa e quella in eccesso essere distribuita alla comunità circostante.
Una quota dell’energia prodotta sarà destinata anche ai dipendenti del gruppo residenti nelle vicinanze delle strutture, con l’obiettivo di ridurre i costi delle bollette.
Quanto costa una Rsa alle famiglie
Resta infine la questione dei costi. La retta media di una Rsa si aggira tra i 1.700 e i 2.000 euro al mese e può superare i 3.000 euro nelle strutture del Nord.
A sostenere queste spese sono spesso le famiglie, chiamate a integrare le rette o, nei casi più difficili, a rinunciare all’assistenza.
Secondo Blasoni, una possibile soluzione sarebbe l’introduzione anche in Italia di un’assicurazione obbligatoria per la non autosufficienza, sul modello della Long Term Care tedesca.
L’obiettivo sarebbe garantire una copertura pubblica in caso di perdita dell’autonomia e consentire a un numero maggiore di famiglie di accedere alle strutture residenziali.