8 ottobre 2001: nella nebbia fittissima dell’aeroporto di Linate, la visibilità al suolo è inferiore ai 200 metri. Alle 8:10 il volo SAS 686 diretto a Copenaghen — un McDonnell Douglas MD-87 (marche SE-DMA) con 110 persone a bordo — inizia la corsa di decollo sulla pista 36R.
A oltre 270 chilometri orari, mentre il jet di linea stacca le ruote da terra, trova la strada sbarrata da un aereo privato tedesco, un Cessna Citation CJ2 (marche D-AIPC), entrato indebitamente sul rettilineo di rullaggio.
L’impatto è devastante. L’MD-87 colpisce il Cessna, uccidendone all’istante i quattro occupanti, perde il motore destro e ricade violentemente sull’asfalto.
Privo di controllo, scivola per oltre un chilometro fino a schiantarsi a 160 all’ora contro l’edificio dello smistamento bagagli, che crolla e prende fuoco.
Il bilancio è tragico: 118 morti tra passeggeri, equipaggi e operai di terra.
In quell’inferno di fiamme e lamiere emerge una sola storia di sopravvivenza: quella di Pasquale Padovano, addetto bagagli della Sea, la società di gestione dello scalo milanese.
Investito dall’esplosione e dal cherosene in fiamme, si trasforma in una torcia umana ma trova la forza disperata di correre fuori dall’edificio distrutto, raggiungendo la via d’accesso al perimetro aeroportuale verso viale Forlanini prima di crollare a terra.
Ricoverato in condizioni disperate al Centro Ustioni dell’Ospedale Niguarda con il corpo ustionato per oltre l’85%, si risveglierà dal coma cinque mesi dopo e affronterà più di cento interventi chirurgici, diventando il testimone vivente del dramma e la voce del Comitato «8 Ottobre».
L’inchiesta dell’ANSV e i complessi risvolti giudiziari hanno escluso la tesi della fatalità. I piloti del Cessna imboccarono il raccordo errato R6 anziché R5 a causa di una segnaletica orizzontale consumata e non a norma ICAO.
A rendere cieca la torre di controllo si aggiunse la totale assenza del radar di terra Surface Movement Radar, smontato da anni e mai rimpiazzato, unita a comunicazioni radio poco chiare. Il lungo iter processuale si è concluso con le condanne definitive della Corte di Cassazione per omicidio colposo plurimo e disastro colposo a carico di dirigenti di Enav, Enac e Sea, tra cui l’ex ad di Enav Sandro Gualano, il controllore di torre e i responsabili della sicurezza dello scalo, sancendo le colpe delle istituzioni per le gravissime carenze infrastrutturali. Per l’indulto del 2006 e a causa dell’età avanzata, nessuno dei condannati scontò pene carcerarie.
Nel Parco Forlanini, adiacente all’aeroporto, si trova oggi il «Bosco dei Faggi» con 118 alberi piantati in memoria di ciascuna delle vittime, insieme alla scultura Infinita Nostalgia dell’artista svedese Christer Bording.