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L’aumento del prezzo del carburante impatterà sul lungo raggio. Bruxelles ammette solo rimborsi in caso di cancellazioni per penuria di cherosene. Lufthansa taglia 20.000 rotte. Rincari del 30% sui preservativi.
Niente voli, niente vacanze, case torride senza aria condizionata, illuminazione contingentata e spostamenti a piedi o assiepati sui mezzi pubblici. Cosa resta? Chiusi in casa con le lenzuola appiccicate sulla pelle per il caldo, magari qualcuno avrà ancora voglia di fare l’amore. Un desiderio che lo choc energetico farà passare, dato che anche i profilattici saranno presto venduti a caro prezzo. È questo lo scenario da brivido che la guerra in Iran ci sta consegnando come nemmeno l’austerity degli anni Settanta aveva osato immaginare.
Andiamo con ordine. Punto numero uno: state facendo il conto alla rovescia per la vacanza estiva? Meglio scegliere mete a portata di mano. Dimenticatevi località esotiche e viaggi intercontinentali a meno di non raddoppiare il budget a disposizione e mettere in conto di vedersi cancellata la partenza all’ultimo minuto. Uno studio della società ambientalista, Transport & environment (T&e), riportato dall’agenzia Reuters, confrontando i prezzi al 16 aprile con quelli prima dell’inizio della guerra in Iran, fa emergere che l’interruzione delle forniture globali di petrolio ha fatto aumentare il costo medio del carburante di 88 euro (104 dollari) per passeggero per i voli di lungo raggio in partenza dall’Europa e di 29 euro per quelli all’interno del Vecchio continente. Un onere che le compagnie scaricheranno sui passeggeri aumentando i prezzi dei biglietti. Secondo le stime di T&e, il carburante per un volo da Barcellona a Berlino costerebbe 26 euro in più a passeggero, mentre un lungo raggio da Parigi a New York ben 129 euro in più e un Milano-Madrid avrà un sovrapprezzo di 24 euro.
Se la notizia può consolare, oggi la Ue dovrebbe pubblicare le linee guida sulla gestione delle scorte limitate di carburante per gli aerei. Lufthansa, Ryanair, Air France-Klm, a marzo avevano comunicato che se lo Stretto di Hormuz fosse rimasto chiuso a lungo, avrebbero probabilmente trasferito l’aumento dei costi del cherosene sui consumatori (Lufthansa ha annunciato ieri sera di aver deciso il taglio di circa 20.000 voli a corto raggio per la stagione estiva: la compagnia aerea tedesca ha cancellato circa 120 voli giornalieri e ha dichiarato che eliminerà le tratte non redditizie da Monaco e Francoforte fino alla fine della stagione estiva). Un dettaglio tecnico riguarda la composizione delle flotte. T&e avverte che se il prezzo del petrolio resterà sopra i 100-110 dollari per tutta l’estate, i vecchi modelli di aerei meno efficienti diventeranno economicamente insostenibili da far volare, portando a un ritiro anticipato. Le compagnie aeree hanno chiesto un’inversione di rotta rispetto ad alcune politiche climatiche dell’Ue, tra cui l’obbligo, previsto per il 2030, di utilizzare carburante sintetico ecologico per gli aerei, nonché una revisione delle prossime norme sulla tariffazione del carbonio. Per tutta risposta Bruxelles, nel documento che presenterà oggi sulla gestione della crisi, insiste sull’accelerazione degli investimenti per i carburanti ecologici per aerei. Nel piano, la Commissione esorta gli Stati membri a incrementare le importazioni dagli Usa e dalla Nigeria per compensare il vuoto lasciato dal blocco del Golfo e si appresta ad aumentare l’apparato burocratico con l’istituzione di un nuovo ente per monitorare le scorte di cherosene. Nessuna sospensione, però, delle tasse sul carbonio.
Il ministro cipriota dei Trasporti, Alexis Vafeades, all’arrivo al Consiglio Ue a Bruxelles, ha cercato di smorzare gli allarmi: «Non siamo in una situazione pericolosa ma c’è la possibilità di una carenza di carburante per aerei e di un problema di domanda sul medio e lungo termine. Quindi dobbiamo essere consapevoli e pronti».
Passiamo al punto numero due: chi ha comprato un biglietto aereo deve sapere che, in caso di cancellazione del volo per carenza di jet fuel, non avrà il risarcimento ma solo il rimborso, la riprotezione (un altro biglietto per la stessa destinazione) e l’assistenza in aeroporto. Questo perché, come ha chiarito il commissario Ue ai Trasporti, Apostolos Tzitzikostas, la carenza di carburante è «una circostanza straordinaria» e, per questo, non dà necessariamente diritto al risarcimento in caso di cancellazione del volo. Diversamente, se un volo viene annullato per il rincaro del cherosene, il diritto al risarcimento sussiste, non essendo quest’ultima una circostanza straordinaria.
Poi ha specificato che «se la situazione in Medio Oriente dovesse peggiorare e le flessibilità previste dalla normativa aeronautica non fossero più sufficienti, proporremo modifiche temporanee alla legislazione». E comunque la Commissione si riserva di fornire «indicazioni su queste flessibilità, in particolare per quanto riguarda gli slot aeroportuali, gli obblighi di servizio pubblico e i diritti dei passeggeri». Il commissario ha anche affermato che «la cancellazione di alcuni voli non ha niente da vedere con l’evocazione della carenza di carburante». Infine, «l’Europa è pronta a dare il benvenuto a tutti i turisti che verranno quest’estate».
Punto tre: se le vacanze sono a rischio anche la vita di coppia è destinata a incrinarsi. Karex, il principale produttore mondiale di preservativi, ha comunicato che aumenterà drasticamente i prezzi, dal 20 al 30% e forse anche di più, a causa delle tensioni nella catena di approvvigionamento. Karex sta, inoltre, registrando una impennata nella domanda poiché i ritardi nelle spedizioni, hanno lasciato molti clienti senza scorte. L’azienda produce oltre 5 miliardi di preservativi l’anno ed è fornitore di marchi leader come Durex e Trojan.
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2026-04-22
Sesso per i permessi: 119 indagati a Napoli tra extracomunitari e funzionari pubblici
(IStock)
Al centro del sistema, che prevedeva rapporti carnali e soldi in cambio di documenti, c’era un bengalese che gestiva un Caf.
C’era un prezzo per tutto. Anche per un certificato anagrafico, una carta d’identità o una residenza. A Napoli, dove, secondo la Procura, un diritto diventava merce, quel prezzo oscillava tra i 100 e i 500 euro. Oppure, in alcuni casi, si è scoperto, diventava altro: prestazioni sessuali. Gli indagati sono 119, tra i quali anche quattro dipendenti comunali ora in pensione e due trasferiti a incarichi non operativi, intermediari e beneficiari dei favori illegali. Oltre a un ex consigliere municipale.
Le accuse: associazione a delinquere finalizzata al falso, alla corruzione e al favoreggiamento della immigrazione clandestina. È una storiaccia che si consuma a cavallo tra il 2021 e il 2022 proprio negli uffici pubblici della Seconda e della Terza municipalità, tra piazza Dante e via Lieti a Capodimonte. L’indagine, affidata ai pm Ciro Capasso e Luigi Landolfi (coordinati dal procuratore aggiunto Giuseppina Loreto), è stata condotta da carabinieri e vigili urbani. A tutti gli indagati l’altro giorno è stato notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari (atto che di solito precede una richiesta di rinvio a giudizio). Al centro del sistema, per gli investigatori, c’era un uomo di 53 anni originario del Bangladesh e residente nel quartiere Sanità. Gestiva un Caf piantato in un buco nel quale riceveva i clienti. Sarebbe stato lui a intercettare i connazionali in cerca di documenti, a raccogliere le richieste e a trasformarle in pratiche da «sbloccare». Un intermediario stabile, con tanto di tariffario. Secondo chi indaga, quello dello straniero era un ruolo centrale, emerso subito dalla ricostruzione dei passaggi tra richieste, pagamenti e lavorazione delle pratiche. Attorno al suo Caf ruotavano due dipendenti: uno di 66 anni in servizio all’epoca negli uffici di piazza Dante, l’altro, 68 anni, in forza alla sede di via Lieti. I due impiegati avrebbero garantito l’accesso ai richiedenti, ognuno nella propria municipalità e nel proprio ufficio.
A piazza Dante, però, stando alle accuse, si sarebbe fatto un passo ulteriore. Non solo denaro. Sarebbero quattro gli episodi, collocati tra giugno e novembre 2021, in cui la contropartita viene indicata da chi indaga in «prestazioni sessuali». Che compaiono nella ricostruzione investigativa, ma non emergerebbero, almeno nella qualificazione delle accuse, come autonome contestazioni penali. L’indagine coinvolge anche altri due ex dipendenti comunali, mentre nel filone legato agli uffici di via Lieti compare un ex consigliere della Terza municipalità. È qui che gli inquirenti individuano un ulteriore livello: un sistema clientelare radicato, capace, secondo l’accusa, di ottenere certificati e documenti sfruttando relazioni interne agli uffici, in alcuni casi operando direttamente dalle postazioni dei dipendenti. Nell’elenco degli indagati compaiono soprattutto i destinatari delle pratiche (oltre cento): cittadini extracomunitari, in prevalenza cingalesi ma anche pakistani, romeni e cinesi. Ovvero coloro i quali avrebbero pagato per ottenere documenti che, sulla carta, spettavano loro di diritto. A volte, però, gli indirizzi sarebbero stati fittizi. Ad accorgersene sono stati gli agenti della Polizia locale che al momento della verifica della residenza si ritrovavano abitazioni di pochi metri quadrati, quasi tutte nel centro storico, con una decina di residenti stranieri. In un caso il numero sarebbe salito oltremodo: 20 stranieri ufficialmente stipati in un «basso», le caratteristiche abitazioni al piano terra del vecchio abitato, con ingresso diretto sulla strada del vicolo. «L’iscrizione anagrafica nella città dove si vive», alzano la voce i movimenti partenopei per il diritto alla casa, «è un diritto che non può essere sottoposto alla discrezionalità della pubblica amministrazione, che ha il dovere di procedere all’iscrizione e quindi indicare alle persone senza titolo formale, che sono quasi sempre i più poveri e vulnerabili, dei percorsi trasparenti e lineari per farlo. Se questo non avviene si alimentano tutti i mercati e i ricatti presenti e futuri». Secondo gli attivisti, «neanche si può reagire non riconoscendo il diritto di residenza a centinaia, forse migliaia di singoli e famiglie che in questo momento a Napoli sono “cancellate” (sia migranti che napoletani)». Una lettura che affianca al piano penale quello sociale, indicando nelle difficoltà di accesso ai diritti uno dei fattori che avrebbe favorito il meccanismo contestato dai magistrati. La richiesta al sindaco dem Gaetano Manfredi, infatti, è di «un atto politico dall’amministrazione cittadina che come avvenuto in altre grandi città renda più lineare, sicura e trasparente l’iscrizione anagrafica per tutte le persone che vivono a Napoli, sottraendola a corrotti, faccendieri e traffichini».
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Jean Raspail (Getty Images)
La mordacchia fa pubblicità a «Il campo dei santi», portato in edicola dalla «Verità».
Quando, nell’estate del 2025, Il campo dei santi è stato finalmente ripubblicato negli Stati Uniti dopo una lunghissima assenza, la stampa liberal ha avuto un poderoso sussulto. A dicembre, poi, quando un gruppo di cinquanta estimatori del romanzo si è riunito al ristorante Butterworth’s per celebrarne la riedizione, sono fioccati gli articoli dai toni allarmati.
Non che ci fosse da stupirsi: il romanzo distopico e profetico di Jean Raspail è stato demonizzato per decenni, osteggiato ovunque da quando è stato pubblicato per la prima volta nel 1973. A quanto pare, lo stigma è inciso talmente in profondità che continua a resistere. Gli articoli denigratori usciti nel 2025 sono stati ripresi di recente da Le Monde e dalla rivista americana New York e hanno con tutta probabilità contribuito al boicottaggio del libro da parte di Amazon. Il grande rivenditore online, guarda caso, ha cominciato a causare problemi a Vauban Books, editore americano del volume, proprio il giorno dopo l’uscita di un ampio servizio sul magazine newyorkese.
«Venerdì 17 aprile, Amazon Usa ha rimosso l’inserzione della versione cartacea della nostra edizione de Il campo dei santi di Jean Raspail», ha scritto sui social Ethan Rundell, editor di Vauban e curatore della nuova edizione del testo. «Siamo stati informati da Amazon che il libro viola la politica aziendale sui “contenuti offensivi”. Amazon non ha fornito alcuna informazione su quali parti del libro siano offensive né per chi. La nostra edizione del libro è stata messa in vendita per la prima volta su Amazon nel luglio 2025. Negli otto mesi successivi, Amazon ne ha vendute circa 20.000 copie in brossura. I suoi clienti sembrano aver apprezzato il romanzo, assegnandogli una valutazione media di 4,8 stelle al momento della rimozione dell’inserzione. [...] Sebbene non possiamo affermarlo con certezza, potrebbe non essere una coincidenza che l’inserzione sia stata rimossa un giorno dopo che il New York Magazine ha pubblicato un articolo critico sul vicepresidente Vance che faceva riferimento al libro. Ciò riecheggia una campagna del 2019 che ha preso di mira Stephen Miller, portando il precedente editore del romanzo a rimuovere il titolo dal suo catalogo».
La rivista ha citato il romanzo quasi di sfuggita in un lungo reportage dedicato appunto a Vance e ai perfidi conservatori seguaci dell’ungherese Orbán. Tra questi è stato annoverato pure Rod Dreher. Scrive il New York Magazine che «Dreher elogia Orbán, che considera “un vero visionario” e con il quale condivide l’apprezzamento per Il campo dei santi, un romanzo del 1973 di Jean Raspail che descrive “piccoli mostri” dalla pelle scura che conquistano l’Occidente. Il libro “è ripugnante”, scrisse Dreher nel 2015, ma affermò che offre spunti di riflessione preziosi».
In realtà, Dreher è stato molto più dettagliato quando ha riscoperto il romanzo una decina di anni fa: «Mi aspettavo che non fosse altro che una cospirazione razzista, ma mi sono sentito in dovere di constatarlo con i miei occhi, mentre l’Europa affrontava una crisi migratoria in tempo reale», ha scritto. «Sebbene il ritratto dei migranti offerto dal libro sia profondamente inquietante, non ho potuto ignorare la sua inquietante intuizione: le élite europee mascherano la resa della civiltà con una virtù umanitaria. Rileggendo il libro un decennio dopo, [...] avendo visto fino a che punto le classi dirigenti dei Paesi europei e di Bruxelles sono disposte a spingersi per punire gli europei che si oppongono alla loro colonizzazione, sono molto più solidale con la visione spietata di Raspail».
Chiunque abbia letto Il campo dei santi (e lo hanno fatto anche migliaia di lettori della Verità che lo hanno acquistato in edicola mesi fa assieme al giornale) sa che non si tratta di un bieco pamphlet razzista, ma di una grande opera letteraria che ha predetto il futuro. Motivo per cui gode ancora di un successo che viene costantemente riconfermato, e che si sta rinnovando in queste ore. Sembra infatti che la denuncia online della censura da parte di Vauban Books abbia avuto effetto. L’editore ha fatto sapere ieri che Amazon ha «reso disponibili di nuovo le nostre edizioni tascabili e rilegate de Il campo dei santi», anche se non ha fornito spiegazioni riguardo alla cancellazione né tantomeno scuse. Comunque sia, la censura online ha avuto un effetto interessante: in poche ore il romanzo è balzato al primo posto delle classifiche Amazon di letteratura francese, immigrazione e fiction sull’immigrazione. Nella classifica generale del sito, non facile da scalare, è arrivato alla posizione 138: un exploit clamoroso. Come nota l’editore Vauban, «da qualche parte, Raspail sorride».
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Per disinnescare i rilievi di Mattarella, il bonus non sarà solo per gli avvocati, ma per tutti coloro che aiutano lo straniero a partire. Ora vanno trovate nuove coperture. Giorgia Meloni: «Macché pasticcio, solo buon senso».
Nessun passo indietro, ma due in avanti: il governo guidato da Giorgia Meloni accoglie i rilievi del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, e accetta di modificare in maniera estensiva la norma del decreto sicurezza al centro delle perplessità degli ultimi giorni. I rilievi del Colle, riferiti l’altro ieri da Mattarella al sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, riguardavano l’articolo 30 bis del decreto, che prevede il bonus di 615 euro per gli avvocati i cui clienti scelgono il rimpatrio volontario, senza opporsi.
Altra criticità: a erogare il bonus sarà il Consiglio nazionale forense, l’organismo istituzionale che rappresenta gli avvocati, che ha duramente criticato questa norma. Manco a dirlo, le opposizioni si sono fiondate su queste criticità e, oltre a rilasciare una miriade di interviste e dichiarazioni sulla presunta incostituzionalità del decreto, definito un pasticcio, ieri hanno anche occupato i banchi del governo. Nulla di strano: le mosse propagandistiche fanno parte del gioco, ma a stoppare ogni polemica è stata la stessa Giorgia Meloni: «Sul decreto sicurezza, che io non considero un pasticcio», ha detto la Meloni poco dopo le 13 di ieri, «stiamo raccogliendo alcuni rilievi tecnici del Quirinale e degli avvocati e trasformeremo quei rilievi in un provvedimento ad hoc, perché non c’erano margini di tempo sulla conversione del decreto per correggere la norma. Ma la norma rimane, perché è una norma di assoluto buon senso e francamente mi stupisce quello che ho sentito dire dalle opposizioni in questi giorni».
La norma rimane, anzi viene ampliata: dopo alcune ore di tensione, ieri pomeriggio alla Camera si è riunita la conferenza dei capigruppo, al termine della quale la sottosegretaria ai Rapporti col Parlamento, Matilde Siracusano, ha chiarito quali correttivi verranno apportati. Attenzione: non essendoci i tempi tecnici necessari per una modifica in aula, che comporterebbe un successivo passaggio al Senato (il Dl va convertito, pena decadenza, entro il 25 aprile), la strada scelta è quella di un altro decreto che conterrà i correttivi al primo. «La modifica che si è introdotta», ha spiegato la Siracusano, «elimina sostanzialmente il riferimento alla rappresentanza legale, quindi estende il contributo agli altri rappresentanti, ai mediatori e le associazioni e lo riconosce a prescindere dall’esito del procedimento, sia nel caso che il migrante resti che se parta. Quindi eliminiamo il riferimento esclusivo agli avvocati e al Consiglio nazionale forense, perché ci sono state interlocuzioni e abbiamo ricevuto le loro istanze, estendiamo la platea e di conseguenza si fa un ragionamento anche diverso sulle coperture. Non c’è stato un atteggiamento preclusivo da parte del governo rispetto al metodo di fare una modifica in questo ramo del Parlamento», ha aggiunto la Siracusano, «però oggettivamente sulle coperture bisogna ragionare bene, perché sono un po’ diverse. Per consentire al Senato di fare il terzo passaggio ed evitare la scadenza del decreto avremmo dovuto raggiungere un accordo con l’opposizione in cui comunque la discussione sarebbe stata molto compressa e da quello che percepisco le opposizioni hanno un atteggiamento ostativo nei confronti di tutto l’impianto del decreto, quindi ritengo che sarebbe stato estremamente complesso arrivare a un accordo. Ecco perché dico che la scelta è politica». I tempi del decreto correttivo? «Secondo me», ha sottolineato la Siracusano, «ci si inizia a lavorare domani (oggi, ndr); ovviamente quello che garantiamo è la contemporaneità, non potremmo approvarlo prima della conversione di questo decreto. Sicuramente il voto finale lo faremo a questo punto venerdì».
Non sono per nulla soddisfatti gli avvocati, che mettono nel mirino un altro punto del decreto sicurezza, ovvero l’abolizione del gratuito patrocinio in caso di ricorso dell’immigrato contro l’espulsione: «Nonostante le annunciate modifiche attraverso un nuovo provvedimento», ha commentato il presidente dell’Unione delle camere penali, Francesco Petrelli, «la nostra posizione critica rispetto alla norma non cambia: avevamo chiesto che venisse cancellata e invece nella sostanza nulla è cambiato. La norma va soppressa o al contrario si dovrà ripristinare l’automatismo per l’accesso al gratuito patrocinio, per le categorie di soggetti deboli e vulnerabili. Solo così si possono ripristinare le condizioni minime che uno stato di diritto deve tenere ferme in questa materia».
Resta ora da capire se il Quirinale considererà sufficiente la soluzione del decreto correttivo contestuale, che presenta, al di là di ogni valutazione politica, alcune asperità procedurali. Una su tutte: Mattarella dovrebbe comunque firmare il decreto originale, altrimenti quello correttivo non avrebbe alcun senso. Inoltre, andrà recuperato il rapporto con gli avvocati, importante bacino elettorale il cui sostegno è stato forse dato troppo per scontato.
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