- Insultò l’Italia definendola un Paese razzista, e ora fa la vittima. Intervistata da Gad Lerner dichiara di essere osteggiata in quanto simbolo di inclusione. Il suo show in prima serata su Rai 1, nel 2013, fu un enorme flop.
- Repubblica accusa la direttrice di Rai 1 Teresa De Santis di aver posto il veto sulla giornalista. Ma a creare il caos è stato l’ad Fabrizio Salini. Ora si andrà per avvocati.
Lo speciale contiene due articoli.
Rula Jebreal non vedeva l’ora di esibire le stimmate. «Qualcuno si è spaventato che venisse offerta una ribalta a italiani nuovi, a persone diverse come me che appartengono a un’Italia inclusiva, tollerante, aperta al mondo, impegnata in missioni di dialogo e di pace», ha detto ieri la giornalista, a cui Repubblica ha dedicato un’intera pagina di intervista a firma Gad Lerner. Il titolo era infuocato: «Io censurata perché rappresento l’Italia inclusiva e tollerante. E questo fa paura». In effetti, l’idea di Rula a Sanremo un po’ di timore lo mette. Ma non per via della sua presunta «diversità». A spaventare sono piuttosto i risultati in termini di ascolti che la giornalista rimediò l’ultima volta che apparì in un programma di prima serata su Rai 1.
Era il 2013 e Rula presentò (assieme a Michele Cucuzza) il «docu-reality» Mission, tutto dedicato ai rifugiati e realizzato con la collaborazione di Unhcr e Intersos. Le due puntate in prima serata sulla rete ammiraglia furono un bagno di sangue: 8,16% di share la prima; 8,85% la seconda. Nemmeno il clamoroso (in un certo senso eroico, e comunque memorabile) fiasco di Vittorio Sgarbi scese così in basso.
A scagliarsi contro Mission, nel 2013, fu pure Michele Anzaldi, allora del Partito democratico. La Rai, disse, «è andata incontro a un flop clamoroso di ascolti. Ora chi paga?». È lo stesso Anzaldi che, ieri, da segretario della commissione di vigilanza (e da esponente di Italia viva), si chiedeva come la Rai potesse «censurare la presenza di Rula Jebreal». Si vede che il nostro ha la memoria corta. Anche Laura Boldrini non sembrò apprezzare troppo Mission. Ma pure lei, ieri, ha difeso Rula: «Il servizio pubblico deve valutare le competenze di una persona non piegarsi alla prepotenza di chi la insulta». Giusto. Infatti, a proposito di competenze, un flop come quello del 2013 consiglierebbe per lo meno un po’ di cautela, mettiamola così.
Certo, non si può attribuire alla Jebreal il potere di affossare Sanremo, ma nemmeno quello di trasformarlo in un successo.
A Repubblica Rula ha spiegato: «Abbiamo progettato di coinvolgere Michelle Obama o in alternativa Oprah Winfrey» per parlare di diritti delle donne. Il senso è chiaro: senza di me, suggerisce la Jebreal, non ci saranno questa star.
A parte il fatto che a personaggi di tale calibro la Rai potrebbe forse arrivare anche da sola, viene da pensare che di Oprah e Michelle sia decisamente più consigliabile fare a meno. Anche solo per via degli ingaggi monstre, nell’ordine delle centinaia di migliaia di euro.
Ma a Rula importa poco. A lei interessa soprattutto passare per martire. E nel cucirsi addosso l’abito della censurata ne dice di ogni. Si definisce «italiana nuova», quando ormai è in giro da anni, e da anni ribadisce sempre le stesse posizioni, per lo più ostili alla destra. Sostiene di essere «sotto choc», e che in Rai ci sia «un brutto clima», ripete che gli attacchi nei suoi confronti sono partiti da persone vicine a Salvini. A un certo punto arriva a paragonarsi a Liliana Segre (che modestia, pensate…).
Parlando con Gad Lerner dichiara di amare Israele, eppure, scorrendo le sue affermazioni pubblicate su Twitter, verrebbe da pensare il contrario, vista la quantità di tirate pro Palestina che ha postato negli anni.
Ma il meglio arriva quando la giornalista parla dell’Italia. Lerner le chiede di rispondere all’accusa di aver denigrato il Paese descrivendolo come razzista. E lei replica: «Resto allibita. Sono grata all’Italia e dopo quel che è successo intensificherò le mie presenze qui». Capito? Resta allibita, la nostra cronista. Eppure ce lo ricordiamo bene l’editoriale della Jebreal sul britannico Guardian in cui spiegava che l’Italia era sta consegnata in mano ai fascisti. Commentando la vicenda di Luca Traini, scrisse: «L’attacco di Macerata non è affatto un’aberrazione. È il prodotto di un discorso politico mainstream razzista sempre più selvaggio, che sta trasformando una cultura calda, vibrante e aperta in uno spezzatino tossico di paura e disgusto». Il suo articolo si concludeva con la frase: «Arrivederci, my beautiful country».
Sì, arrivederci. Però ce la ritroviamo sempre qui: come ospite nei talk show, come potenziale candidata progressista all’Europarlamento e addirittura come possibile ospite di Sanremo: Rula, nessuna, centomila. L’ultima incarnazione è, appunto, quella di vittima del sovranismo imperante, anche se la Lega non governa più e anche se a decidere gli ospiti di Sanremo è la direzione artistica del Festival, a cui per contratto spetta la selezione degli invitati.
Comunque vada a finire questa grottesca vicenda, la Jebreal non farà altro che guadagnarci. Se alla fine la chiameranno a Sanremo, potrà fare il suo show. Se la lasceranno davvero a casa potrà evitare brutte figure e recitare la parte della vittima. In ogni caso, ha ottenuto un bel po’ di pubblicità gratuita. È la vera vincitrice del festival del piagnisteo.
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