La Schlein sposa il modello Toscana per vietare gli affitti brevi in città
Elly Schlein (Getty Images)
  • La giunta dem dà la possibilità ai Comuni di impedire le locazioni turistiche. Il segretario parla di rivoluzione che farà da apripista. Ma le norme azzoppano un mercato da 8 miliardi. Pronti ricorsi di istituzioni e privati.
  • Garavaglia (presidente commissione Finanze): «Ci sono profili di incostituzionalità» Stella (Fi in Regione): «Ho chiesto all’esecutivo di impugnare, disposizioni illegittime».

Lo speciale contiene due articoli.

La sinistra e il Pd hanno trovato un nuovo cavallo di battaglia: azzoppare la proprietà privata e limitare la possibilità di locare per piccoli periodi di tempo il proprio immobile. È guerra agli affitti brevi. Sono responsabili di tutte le nefandezze e dei problemi delle nostre città: dalla carenza di decoro, all’insicurezza fino all’abbandono dei centri urbani. E quale occasione migliore del via libera a testo unico sul turismo della Regione Toscana che riorganizza normativamente la materia e introduce divieti su overtourism e affitti per mostrare con fierezza i primi risultati raggiunti?

Il suggello è arrivato da Elly Schlein che si è affrettata a rivendicare la portata rivoluzionaria di un testo che «introduce strumenti innovativi per gestire gli effetti negativi di fenomeni come l’overtourism e le locazioni brevi». «La Regione Toscana», ha chiarito, «traccia una strada che vogliamo seguire e diffondere in tutto il Paese».

Che la strada dem fosse tracciata era evidente, sui risultati, come sempre capita per le battaglie del Pd, è bene andarci assai cauti.

La nuova normativa toscana, infatti, prevede che per il perseguimento di una «corretta fruizione turistica del patrimonio storico, artistico e culturale, della preservazione del tessuto sociale, nonché per garantire un’offerta sufficiente ed economicamente accessibile di alloggi destinati alla locazione a lungo termine, i Comuni a più alta densità turistica possano adottare uno specifico regolamento cui demandare l’individuazione di forme di limitazione all’esercizio dell’attività di locazione breve praticata per finalità turistiche».

Detta in soldoni: i Comuni potranno, per specifiche zone omogenee, predisporre un divieto generale allo svolgimento dell’attività di locazione breve, fissare un numero massimo di giorni, individuare uno specifico rapporto da rispettare fra superficie dell’immobile e numero di ospiti ammessi, definire requisiti e standard di qualità che gli immobili adibiti a locazione breve dovranno possedere (standard igienico-sanitari, decoro degli ambienti, presenza di servizi di connettività ecc.).

Insomma, se passa il modello toscano, i sindaci potranno decidere cosa può o non può fare un proprietario con il proprio immobile.

E qui si apre un doppio tema. C’è una questione di diritto e una di merito.

Dal punto di vista costituzionale, infatti, l’affitto non rientra tra le materie di competenza regionale e di conseguenza, in attesa che venga divulgato un testo definitivo, è molto probabile che possano essere sollevati giudizi di legittimità davanti alla Consulta.

Quando invece saranno i singoli Comuni a uscire con i regolamenti che vietano o mettono paletti alle locazioni, toccherà ai privati e alle associazioni dei consumatori ricorrere al Tar e porre davanti allo stesso Tribunale amministrativo la questione di costituzionalità.

«Il Pd toscano», evidenzia il presidente di ConfediliziaGiorgio Spaziani Testa alla Verità, «dice che la sua riforma degli affitti brevi farà da apripista nel Paese. Più che altro, farà da apripista per la violazione della Costituzione italiana, che per certa politica, evidentemente, è sacra solo quando fa comodo, altrimenti si può tranquillamente calpestare. Bullismo giuridico a parte, l’errore della legge toscana è comunque anche di merito. Non si vuol proprio comprendere che con i divieti e le restrizioni – oltre a negarsi la libertà economica e contrattuale dei cittadini e delle imprese – si ottengono risultati opposti a quelli desiderati. Lo diciamo per l’ennesima volta: se l’intento è quello di aumentare l’offerta abitativa di lungo periodo in alcune città, occorre dare garanzie e sgravi fiscali ai proprietari che locano. Tutto il resto è ottuso dirigismo».

E ce ne sono altre di soluzioni che vanno nella direzione di allargare la possibilità di scelta dei cittadini piuttosto che puntare esclusivamente sui divieti.

Si potrebbe, per esempio, aumentare l’offerta abitativa a canoni calmierati per gli studenti nelle zone meno centrali delle città. Così come si può pensare di agire ancora sulla leva fiscale per incentivi ad hoc rispetto alle migliaia di immobili che restano vuoti.

Sempre però partendo da alcuni dati evidenziati da Nomisma secondo i quali le locazioni brevi generano un impatto economico sull’economia italiana di 7,9 miliardi di euro e riguardano solo l’1,3% di tutti gli appartamenti esistenti.

Vuol dire che le locazioni turistiche rappresentano una risorsa per l’economia che va certo gestita e regolamentata (sacrosanto per esempio prevedere il rispetto di regole di sicurezza o dare garanzie su spazi e controlli sugli ingressi), mentre è completamente sbagliato calare divieti ideologici dall’alto che finiranno per tagliare la gambe alla libertà di impresa del settore.

Esattamente quello che sta facendo il Pd.

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