- Il segretario dem ha in mente solo di sfidare la Meloni. Nel frattempo, Conte prende a pesci in faccia il Pd sull’alleanza nelle Marche e De Luca bombarda il partito in Campania (e in Puglia). Ed Elly che fa? Niente.
- L’eurodeputato Ricci continua a gettare la croce addosso allo staff anche durante gli incontri elettorali dove non parla della sua Regione. Base del M5s spaccata. Acquaroli prudente.
Lo speciale contiene due articoli.
«Se fossi in Elly, l’accordo con il M5s per le politiche lo firmerei davanti a un notaio»: la battuta che un esponente di primo piano del Pd ama ripetere agli amici è rivelatrice dello psicodramma che sta vivendo la Schlein, leader del primo partito del centrosinistra ma completamente (testardamente, direbbe lei) subalterna a Giuseppe Conte. Elly sogna Palazzo Chigi, ha bisogno del M5s, e così Conte la tiene in pugno (tra l’altro, senza mai impegnarsi a sostenere una eventuale candidatura a premier della segretaria del Pd, da qui la battuta sul notaio).
Basta osservare cosa accade in due delle Regioni al voto in autunno, Marche e Campania, per rendersi conto dei rapporti di forza tra i due, politicamente rovesciati rispetto ai rispettivi pesi elettorali. Nelle Marche il candidato a presidente del centrosinistra, il dem Matteo Ricci, viene raggiunto da un avviso di garanzia e Conte mette in stand by l’alleanza senza pensarci un attimo. «Ci stiamo prendendo il tempo necessario: è importante», dice l’ex premier, «attendere la conclusione degli interrogatori dei prossimi 30-31 luglio da parte della Procura. Un avviso di garanzia non è una condanna, ma è importante conoscere anche le sensibilità del territorio». Se Ricci si avvarrà della facoltà di non rispondere, Conte lo mollerà definitivamente: intanto, storce il naso e vuole pure leggere «le carte» dell’inchiesta.
Un sussulto di orgoglio da parte del Pd? Macchè: «Ho apprezzato molto», commenta tutto contento Ricci, «le parole di Conte, ha detto delle cose più che condivisibili. Innanzitutto che un avviso di garanzia non è una condanna. Giustamente vogliono avere le carte, a me è arrivato l’avviso di garanzia alle tre di pomeriggio e alle cinque sia lui che la Schlein avevano già tutte le carte». In sostanza, Conte non si fida di Ricci, diserta l’evento del centrosinistra, aspetta gli interrogatori, deve ascoltare i territori, umilia politicamente e pubblicamente il Pd e quelli lo ringraziano pure.
E in Campania? L’esatto opposto. Il candidato spetta al M5s, che punta su Roberto Fico (qualcuno sussurra alla Verità che Conte abbia promesso la candidatura all’ex presidente della Camera per fargli mollare Beppe Grillo ai tempi della diatriba tra i due). Su Fico va in pezzi il centrosinistra: nel Pd in tanti non lo digeriscono, le liste civiche moderate non lo vogliono, Vincenzo De Luca lo sbeffeggia per mesi attaccando pesantemente il quartier generale dei dem, ma la Schlein tira diritto (in questo caso, i «territori» non contano niente). Poi De Luca, Conte e la Schlein chiudono l’accordo: in cambio del sostegno a Fico, il governatore uscente ottiene la segreteria regionale del Pd per il figlio deputato Piero e un paio di assessorati (Ambiente e Sanità) nella futura giunta.
Tutto ok? Manco per niente: l’altro ieri De Luca, in diretta su Facebook, fa saltare il banco. «Per quello che mi riguarda», ha attaccato, «in Campania non è risolto assolutamente nulla. Qual è la Regione dove i 5 stelle non hanno fatto nulla negli ultimi dieci anni? La Campania. E quale Regione offriamo ai 5 stelle? La Campania. C’è un detto a Napoli che riguarda le brave persone, chiagne e fotte. C’è un’area vasta di opportunisti che continuano a nascondersi dietro le spalle di De Luca e non ha il coraggio di parlare». A quanto risulta alla Verità, molti esponenti di primo piano dei dem campano, parlando con De Luca, si lamentano di Fico, ma davanti alla Schlein tacciono.
Bene, ma questo si sapeva anche prima: cosa è cambiato negli ultimi giorni per far saltare i nervi a De Luca? Innanzitutto, in molti tra i deluchiani si sono sentiti traditi dallo «sceriffo», accusato di aver ceduto su tutta la linea pensando solo al futuro del figlio. In secondo luogo, la corrente orlandiana (che sostiene la Schlein), di fronte alla prospettiva di Piero De Luca segretario regionale, avrebbe fatto fuoco e fiamme, chiedendo a quel punto la segreteria provinciale di Napoli. Infine, De Luca ha capito che la Schlein è debole e tira la corda finché può. De Luca bombarda pure Ricci e Antonio Decaro, candidato (in bilico) del Pd in Puglia: «L’onorevole Ricci è parlamentare europeo», argomenta De Luca, «a 20.000 euro al mese. La domanda che si pongono i cittadini normali non è se si debba fermare perché ha avuto un avviso di garanzia, ma è un’altra: siccome ha già altri incarichi, glielo ha prescritto il medico di candidarsi alle regionali? In Puglia si sta preparando a candidarsi un altro europarlamentare, l’onorevole Decaro, che appartiene alla categoria degli esponenti politici che si presentano come preti spretati, come brave persone. Ma Decaro si è candidato come capolista nella circoscrizione meridionale alle elezioni europee e dopo un anno decide di dimettersi. La correttezza nei confronti degli elettori», aggiunge De Luca, «ha ancora un valore o no?».
Ce ne sarebbe abbastanza per un intervento della Schlein, ma niente: il Nazareno si finge morto. Sbeffeggiato da De Luca, preso a pesci in faccia da Conte, il Pd non reagisce. Il motivo? Sempre lo stesso: la Schlein ha in mente solo le elezioni politiche del 2027, vuole arrivarci con la coalizione unita e con i «cacicchi», quelli che aveva detto di voler combattere, dalla sua parte con i rispettivi pacchetti di voti. Ultimo dettaglio: per avere il proprio nome stampato sulla scheda come candidato premier nel 2027, la Schlein deve pure sperare che Giorgia Meloni cambi la legge elettorale. Altrimenti, il futuro di Elly è già scritto: se anche il centrosinistra dovesse spuntarla, a Palazzo Chigi ci andrebbe qualcun altro. Notaio o non notaio.
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