La rivoluzione green di Sala: Milano al buio
  • Per le interruzioni di corrente il sindaco finge di indignarsi con il gestore A2A, la municipalizzata che è del Comune, quindi sua. «Colpa dei condizionatori». Ma incidono solo per il 3%. Lui fa passerella finanziaria con le acquisizioni. E il piano industriale langue.
  • Confcommercio: «Più delle ciclabili, la priorità dovrebbe essere la rete elettrica».

Lo speciale contiene due articoli.

La Smart city del pianeta Terra è in blackout. Computer con milioni di dati persi, frigoriferi con tonnellate di merci deteriorate, ospedali in emergenza, allarmi saltati, eventi cancellati, abitazioni senza corrente e auto elettriche (anche la sua) inesorabilmente immobili. È la rivoluzione green di Giuseppe Sala, quella sbandierata sul Guardian e benedetta da Greta Thurnberg. Tutto da buttare come il fresco dei supermercati in una Milano al buio.

«Se vivi a un chilometro dal tuo ufficio, cammina o vai in bicicletta. È buono per noi e per te», annunciava il Vanity sindaco prima di autominarsi re Luigi dei Verdi europei e cavalcare, con i numerosi corifei mediatici a fare la ola, le grandi opportunità della transizione energetica. Il risultato è in un numero: 80 blackout in una settimana. Dal centro storico a Porta Romana, dal Giambellino alla Martesana. Un valzer delle candele, neanche a Beirut.

Sembra una barzelletta, è il dramma della capitale morale uscita dalla pandemia per entrare nella notte intermittente. «Camminare o andare in bicicletta» nell’afa sudata non è una scelta ma un obbligo; in questi giorni di calura a Milano non funziona niente. «A2A deve spiegare, è giusto che i vertici vengano a relazionare in commissione», finge di indignarsi il sindaco arcobaleno sapendo che la municipalizzata è del Comune, quindi sua, in coabitazione con Brescia. E che l’ad Renato Mazzoncini, ex numero uno di Ferrovie, renziano di ferro, lo ha nominato lui passando sopra a tutto, anche alle inchieste giudiziarie.

Forse è per questo che, accerchiato dalle opposizioni che vogliono spiegazioni e teste rotolanti, Sala aggiunge: «A quelli che chiedono le dimissioni dico che non è questo il metodo, altrimenti dovrebbe dimettersi metà della politica». Per lui la responsabilità oggettiva non esiste, tranne quella addebitata ogni giorno ad Attilio Fontana durante l’emergenza sanitaria. Se Milano è al buio il sindaco ci brancola, facendo passare il messaggio che la colpa è del tempo. A gennaio della neve, ora del caldo africano e dei condizionatori. Una foglia di fico, una pietosa bugia elettorale perché i pinguini aumentano non più del 3% i consumi stagionali. Sono sbalzi prevedibili e previsti dai professionisti di A2A e di Unareti, quest’ultima responsabile della rete elettrica e in queste ore impegnata a moltiplicare le task force d’intervento, dopo che le erano stati tagliati i dipendenti.

I blackout di Milano arrivano da lontano e Beppe Sala, negli ultimi cinque anni, non ha fatto nulla per limitarne l’impatto. In A2A sanno che la rete è costruita sul «massimo punto elettrico d’attesa» e sanno che necessita di interventi strutturali di ammodernamento per sostituire i giunti, snodi chiave messi sotto stress non tanto dalle temperature diurne ma da quelle notturne, quando non scendono sotto i 28 gradi. Allora i giunti si deteriorano e saltano. La gestione precedente di A2A aveva messo a bilancio importanti investimenti per sostituirli, era riuscita a cambiarne 5.000 in pochi mesi. Una scelta a lungo termine, poco efficace in tempi di marketing immediato e poco chic per un sindaco più attratto dalle grandi acquisizioni, dalle campagne napoleoniche in Norvegia, in Portogallo o negli immensi parchi eolici del Sud da sbandierare nelle conferenze stampa. È il piano di Mazzoncini: 4,1 miliardi per fare shopping mentre i giunti bruciano.

Gli errori strategici dettati dall’immagine si pagano, anzi li stanno pagando ogni giorno i milanesi. «È urgente che Sala decida dove mettere i soldi in un’azienda di cui ha la maggioranza», arriva il consiglio irritato da dentro gli uffici al centro delle polemiche. A Milano serve un piano industriale che non sia solo «acquisizioni fuori dall’Italia, fuori dall’Europa e fuori dalla grazia di dio come prezzi». Una battuta feroce a sottolineare ancora una volta l’operazione Octopus Renewables, con l’acquisto di 17 impianti fotovoltaici strapagati (52 milioni in più) rispetto all’offerta del concorrente romano Acea.

Mentre il sindaco fa passerella finanziaria per la partnership con i francesi di Ardian, Milano è in blackout. Il problema deriva anche da una rete anomala, una delle poche italiane costruite da partner (Aem ed Enel) depositari di logiche elettriche diverse. Servono investimenti, ma dieci anni di politiche miopi dell’azionista di sinistra li hanno frustrati. Come sottolinea il capogruppo di Forza Italia in Comune, Fabrizio De Pasquale, «i sindaci di sinistra sono grandi teorici del controllo pubblico ma non controllano le politiche industriali. Nessuno ha mai messo in agenda la priorità di potenziare la rete elettrica di Milano». A Sala che annuncia piani per un futuro imprecisato, il viceministro leghista Alessandro Morelli risponde così: «Attendiamo il piano di investimenti domani mattina perché il Pd è al governo della città da dieci anni e non ha fatto niente».

In pieno marasma, e lunari nella definizione delle priorità, i progressisti in consiglio regionale avevano chiesto di illuminare con i colori arcobaleno il Pirellone per il Gay Pride. Mentre i milanesi smoccolano al caldo e al buio, il sindaco una via d’uscita l’avrebbe: andare a Saint Moritz, al fresco nel cottage «dimenticato» nell’elenco delle proprietà quando era commissario Expo. Guardandola dall’Engadina, la Smart city delle sue fantasie gli sembrerà perfetta.


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