- Ieri sfilate senza disordini in diverse città con in prima linea amministratori del Pd. Pioggia di insulti (pure a Liliana Segre), foto di Giorgia Meloni imbrattata di sangue.
- Roberto Cenati lascia l’Anpi Milano spaccata dalla difesa a oltranza dei «partigiani» di Hamas.
Lo speciale contiene due articoli.
Il Pd e la sinistra hanno scelto da che parte stare: dalla parte della piazza che grida slogan come «Noi la Palestina la vogliamo, non esiste Israele che è uno stato che occupa», «Palestina libera fino alla vittoria», «Abbattere le frontiere dal Brennero alla Palestina», «Fuoco alle galere», oppure che imbratta la foto del presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, con mani insanguinate. La saldatura tra la gioiosa macchinina da guerra di Elly Schlein e il fronte italiano pro Palestina è avvenuta a Pisa, dove numerosi esponenti politici locali della sinistra, e del Partito democratico in particolare (su tutti, il presidente dem della Provincia, Massimiliano Angori), hanno partecipato al corteo-minestrone («In piazza contro le bombe e i manganelli», il titolo), organizzato da studenti e ragazzi per protestare per gli scontri dello scorso 23 febbraio in città tra manifestanti e forze dell’ordine, insieme a collettivi universitari, docenti delle scuole superiori e sindacati (complessivamente, quasi 5.000 persone alla manifestazione). Tra gli striscioni apparsi lungo il serpentone di partecipanti, «Pisa non ha paura» e «Israele Stato fascista e terrorista».
Momenti di particolare tensione si sono registrati soprattutto a Trento, dove un corteo anarchico ha sfilato per le vie del centro storico della città per sostenere la Palestina, ma anche per esprimere solidarietà agli imputati del processo per i disordini che si erano registrati al Brennero nel 2016. Numerosi muri sono stati imbrattati con scritte e insulti, prese di mira anche le banche e la sede dell’università.
A Roma i manifestanti (presenti tra gli altri la Comunità palestinese in Italia, gli attivisti di Cambiare rotta, Unione popolare, Rifondazione comunista e alcune sigle anarchiche) se la solo presa un po’ con tutti: la foto di Giorgia Meloni, ritratta in compagnia del presidente israeliano Benjamin Netanyahu, è stata imbrattata con impronte di mani insanguinate. Qualcuno se l’è presa con la senatrice a vita Liliana Segre, agitando lo striscione «Liliana Segre io ti stimo ma non sento la tua voce sulle stragi di Gaza». In un altro si leggeva: «Avete superato i nazisti. Fosse Ardeatine: 10 per ogni ucciso a via Rasella. Gaza: 25 per ogni ucciso il 7 ottobre». Tra i bersagli del corteo anche il segretario del Pd, Elly Schlein, ritratta in una fotografia accanto agli striscioni «Fermiamo il genocidio, Palestina libera» e «Governo Meloni complice del genocidio», e Matteo Salvini, accusato di «complicità in genocidio». In testa al corteo i ragazzi palestinesi hanno esposto dei lenzuoli bianchi con scritto in rosso «Stop genocidio». I giovani si sono poi sdraiati per terra mentre dalle casse risuonava il rumore di bombe e missili. Infine Maya Issa, presidente del movimento degli studenti palestinesi, al megafono ha scandito più volte lo slogan «Noi la Palestina la vogliamo, non esiste Israele che è uno Stato che occupa e che ha colonizzato la nostra terra». A suggellare la scampagnata è partitala superhit di ogni serpentone, Bella ciao, intonata nei pressi dell’università La Sapienza.
A Milano sono stati 1.500, secondo gli organizzatori, i partecipanti al corteo. A tenere banco è stata la spaccatura all’interno dell’Anpi locale, conseguente alle dimissioni del presidente, Roberto Cenati, contrario all’utilizzo del termine «genocidio» per l’operazione militare di Israele a Gaza. Cenati è stato spesso preso di mira durante il pomeriggio al grido di «Vergogna», «È l’ennesima provocazione», e «Meno male che te ne sei andato». «Da tantissimi iscritti all’Anpi non era più ben visto perché le sue esternazioni erano sempre a favore di Israele che condividiamo se si parla della Shoah, ma in questo momento non è il caso di stare dalla parte di un governo che sta massacrando una popolazione», hanno sostenuto i partigiani meneghini prima del rompete le righe, avvenuto davanti alla stazione Centrale. Immancabili gli slogan contro Giorgia Meloni «perché manda soldati e armi». Qualcuno ha anche scandito «Joe Biden assassino». A Firenze, infine, i manifestanti si sono radunati davanti al consolato degli Stati Uniti, blindato dalle forze dell’ordine. Anche qui la benedizione della sinistra si è materializzata con la presenza di Antonella Bundu e Dmitrij Palagi, consiglieri di Sinistra progetto Comune. Altre mobilitazioni si sono tenute a Trieste, a Torino, dove i manifestanti hanno tenuto a sottolineare che «il Comune è gemellato con Gaza» e Empoli, dove insieme agli studenti hanno sfilato anche le femministe di Non una di meno, gli ultras della locale squadra di calcio e i candidati sindaco, Alessio Mantellassi (centrosinistra) e Leonardo Masi (Buongiorno Empoli-M5s).
Contenuto riservato agli abbonati
Prosegui con la lettura >
Contenuto riservato agli abbonati
Rinnova il tuo abbonamento per proseguire con la lettura >