- A Potenza e ancora a Catania i giudici snobbano la legge, liberando clandestini. Il carabiniere del caso Apostolico chiamato in Procura: «Io coinvolto per un equivoco». Il sottosegretario Alfredo Mantovano: «Corti applichino le norme». Continuano gli sbarchi.
- Lo scrittore Roberto Saviano dà di matto sui social dopo l’ammenda di 1.000 euro«Nei prossimi procedimenti ci sarà la stessa pressione politica».
Lo speciale contiene due articoli.
Ci sarebbe un equivoco alla base del coinvolgimento del carabiniere additato come l’autore e il dispensatore del primo video che riprendeva il giudice di Catania Iolanda Apostolico mentre manifestava nel 2018 contro l’ex ministro dell’Interno Matteo Salvini e la polizia.
Il militare, sentito ieri come persona informata sui fatti dal capo della Procura Agata Santonocito, ha affermato di non aver girato il filmato e di non averlo diffuso. Stando a quanto lo stesso carabiniere ha esposto al suo legale, l’avvocato Christian Petrina, il suo coinvolgimento sarebbe scaturito dopo un incontro conviviale con altri colleghi che, conoscendo la sua amicizia personale e professionale con il luogotenente dell’Arma in congedo Anastasio Carrà, sindaco di Motta Sant’Anastasia e deputato della Lega, che per primo ha riconosciuto la Apostolico nel video pubblicato da Salvini sulla sua pagina social, lo avrebbero preso amichevolmente in giro, sostenendo di sapere che era stato lui a diffonderlo.
Il carabiniere, di fronte alle insistenze dei colleghi, avrebbe detto qualcosa come «va bene, come dite voi…», ma ha spiegato che si trattava solo di un modo per chiudere il discorso e non per ammettere qualcosa che in realtà non aveva fatto. La sua affermazione, però, sarebbe stata interpretata come una conferma da un collega che era presente e che ha presentato una relazione alla scala gerarchica. Il carabiniere non è indagato e, come ha spiegato il comando dell’Arma, un eventuale procedimento disciplinare potrebbe essere avviato al termine dell’inchiesta giudiziaria. E per rispondere agli oppositori che continuano a tentare di distrarre l’attenzione dai contenuti del video, Salvini ieri ha ripetuto: «Chi mi ha dato il video? L’unica mia preoccupazione è quello che si vede in quel video. Ognuno nella sua vita privata fa quello che vuole però aver visto un giudice essere in piazza in mezzo a gente che dava degli assassini e animali ai poliziotti non mi lascia tranquillo. Chi ha girato il video non mi interessa, mi stupisce che questo giudice continui a fare il suo lavoro sullo stesso dossier liberando immigrati che i questori vogliono trattenere. Dio non voglia che uno di questi clandestini compia un atto di violenza».
E proprio a Catania il collega della Apostolico, Rosario Maria Annibale Cupri, che già aveva annullato sei provvedimenti di restrizione in un Cpr disposti dal questore, bypassando quindi il decreto Cutro, ieri ne ha demoliti altri cinque. E mentre il tribunale civile di Catania detiene il record di annullamenti, ben 19, anche alte toghe cominciano ad allinearsi: a Potenza il giudice della sezione immigrazione, Filippo Palumbo, non ha convalidato il trattenimento di un richiedente asilo tunisino disposto dal questore di Forlì, disponendone l’immediata liberazione. La semplice consegna del suo passaporto è stata ritenuta sufficiente e alternativa al trattenimento nel Cpr. Liberi tutti.
«L’imparzialità del giudice vale certamente rispetto alle parti in causa ma ancor prima rispetto alla norma da applicare. Questo chiama in causa anche la mancata regolamentazione da parte del legislatore di una materia che il giudice ritiene invece meritevole di normazione pubblicistica. Perché pure tale mancata regolamentazione è una scelta», ha precisato ieri il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano. Poi ha precisato: «È superfluo ricordare che la Costituzione pone le scelte del legislatore in posizione di preminenza rispetto all’intervento giudiziario con un solo fondamentale limite, ovvero la conformità alla stessa Carta la cui verifica compete alla Consulta». Mantovano ha ricordato che «il parametro per il giudice non è la condivisione o non dei contenuti della norma che è chiamato ad applicare: a meno che non dubiti motivatamente della sua coerenza con la Costituzione. Non compete alle Corti né l’invenzione del diritto, né la teorizzazione della maggiore idoneità della procedura giudiziaria a comporre quei conflitti che richiedono esercizio di discrezionalità politica, né la sostituzione a organi nazionali o sovranazionali nel qualificare le relazioni fra gli Stati. Compete alle Corti esprimersi in nome del popolo italiano, non in vece del popolo italiano».
Di certo i provvedimenti dei questori continueranno a crescere di numero, visto che i flussi migratori continuano a non arrestarsi. Ieri un barchino con 27 tunisini, fra cui due donne e due minori, è stato intercettato e bloccato da una motovedetta della guardia di finanza al largo di Lampedusa. Il gruppo, che ha riferito di essere salpato da Sfax (Tunisia), è sbarcato al molo Favarolo. I migranti hanno raccontato di aver pagato 5.000 dinari tunisini per la traversata. Anche a Pantelleria proseguono senza sosta gli sbarchi. Ieri sono approdati sull’isola altri 74 tunisini. Tra loro c’erano due donne e 15 minorenni. Approderà nei prossimi giorni, invece, la Aita Mari della Ong spagnola Maydayterranneo con i suoi 69 passeggeri. Il governo italiano ha assegnato per lo sbarco il porto di Genova.
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