Il partito delle restrizioni aggiorna la strategia per neutralizzare la commissione: gli effetti avversi cardiaci sono «isteria collettiva» e le critiche alla gestione della pandemia sono frutto di «pregiudizi» dei no vax.

Passata l’emergenza Covid, è scattata una nuova emergenza: evitare il processo alla gestione della precedente emergenza.

I rilievi del Quirinale sugli scopi della commissione parlamentare d’inchiesta ne hanno ritardato l’insediamento. Ma entro l’anno è atteso il via libera definitivo alla Camera. Dopodiché, l’organismo sarà operativo. E pur non essendo più autorizzato a discutere della costituzionalità delle restrizioni, potrà ancora inchiodare politici, burocrati e tecnici alle loro responsabilità.

malati immaginari

È in questo clima che nasce la battaglia che due grandi testate, Repubblica e Corriere, stanno portando avanti con inconsueto spirito collaborativo. Il pretesto è banale: la campagna di vaccinazione anti Covid non decolla. Dopo una, due, tre e quattro dosi, gli italiani non si risolvono a farsi iniettare la quinta e la sesta. Come si spiega? Sarà colpa dei «timori su miocarditi e pericarditi», azzarda il foglio di largo Fochetti.

Intanto, mercoledì, sul sito del quotidiano di via Solferino, Gabriele Bronzetti, medico del Sant’Orsola di Bologna, aveva deplorato il fenomeno delle «finte pericarditi», scambiate per effetti collaterali dei farmaci a mRna. Un’autentica «isteria collettiva», che minaccia di minare «l’istituto della vaccinazione nelle sue fondamenta». A poche ore di distanza, sul portale Web del giornale di casa Elkann, è comparsa un’intervista a Ciro Indolfi, presidente della Federazione italiana di cardiologia. Entrambi gli articoli erano titolati in modo quasi uguale: «Miocarditi e pericarditi da vaccino Covid: cosa è successo davvero» (Corriere); «Vaccino Covid, miocarditi e pericarditi: che cosa è successo» (Repubblica). Bizzarro.

Il messaggio degli scienziati era altrettanto simile. Bronzetti è stato più netto: delirio diffuso, diagnosi «corrive», danni, anzi, «coinvolgimenti» cardiaci in realtà rari, lievi e impossibili da ricondurre con certezza alle punture antivirus. Indolfi ha ammesso l’esistenza di «pochi casi di miocardite acuta», comunque infrequente «e accompagnata da un tasso di mortalità molto basso». Un piccolo passo in avanti rispetto al collega emiliano. Il numero uno dei cardiologi avrà dovuto prendere atto dell’aggiornamento del bugiardino dei prodotti Pfizer e Moderna, pubblicato a settembre dall’Ema, che ha attestato episodi di miocardite e pericardite per i quali è servito il ricovero in terapia intensiva, oltre ad alcuni decessi. La sostanza, però, non cambia. A chi ha paura, «si deve rispondere: i benefici di tutti i tipi di vaccini approvati dall’Oms contro il Covid superano di molto i rischi».

Ora, occhio ai dettagli. A differenza di Bronzetti, che sorvola, Indolfi ricorda che quelle particolari reazioni avverse sono state registrate per lo più «in giovani maschi», dopo la seconda dose. I disturbi al cuore riguardano una categoria di popolazione per la quale il vantaggio delle inoculazioni non era scontato neppure rispetto alle prime due iniezioni a mRna. Figuriamoci a cosa possa servire, a un diciottenne sano, una quarta dose. In effetti, la campagna vaccinale di questa stagione si concentra su anziani e fragili, che dal discorso su miocarditi e pericarditi sono stati toccati in modo marginale. È improbabile che siano tali ansie a tenerli lontani dalla siringa. Perché, allora, tentare di sminuire gli studi che hanno analizzato i problemi cardiaci, liquidandoli come inconcludenti o falsati? Di quelli sottoposti a revisione paritaria – ossia, controllati con attenzione – solo negli Stati Uniti se ne contano 228 dedicati alle miocarditi e 15 alle pericarditi. Possibile siano tutti inaffidabili?

Perciò sorge il sospetto: a qualcuno stanno prudendo le mani, in vista dei lavori della commissione d’inchiesta?

Leggete l’editoriale di ieri, vergato da Eugenia Tognotti, sulla Stampa. La storica della medicina descrive un articolo uscito su Nature, secondo il quale la scelta di vaccinarsi o non vaccinarsi avrebbe condizionato la «memoria collettiva sulla gestione della pandemia e su ciò che sarebbe necessario fare per far fronte a future emergenze». In soldoni, chi è corso a porgere il braccio potrebbe sottoscrivere l’aforisma di Domenico Arcuri, ex commissario Covid: «Siamo stati bravissimi». Gli altri, al contrario, hanno davanti agli occhi l’immagine di un disastro. Almeno in Italia – inclusa nella ricerca – un pelino di rancore sarà dovuto alla persecuzione attuata nei confronti dei renitenti. Nel regime fondato sul green pass, chi non era in regola con ciclo primario e booster rimaneva fuori da locali, mezzi pubblici e luoghi di lavoro. È strano che quella gente abbia tuttora il dente avvelenato?

delegittimazione

Tuttavia, è altrove che va a parare la Tognotti: da noi, «un segmento di popolazione ha espresso il desiderio di punire politici e scienziati per la gestione dell’emergenza Covid-19. […] La vera sfida ora non sta più nella lotta al virus, ma nell’affrontare e mitigare i pregiudizi che minacciano la nostra memoria collettiva e la percezione di quell’evento storico». Quindi, adesso l’allarme non è l’epidemia. Non è la campagna vaccinale al palo. La priorità è depotenziare l’indagine in Aula. Lasciare che passino in cavalleria i pasticci sul piano pandemico, il lockdown, le angherie perpetrate con la carta verde e, soprattutto, bugie e omissioni sui vaccini, la loro efficacia e i loro effetti avversi. Deve imporsi l’idea che le critiche a divieti e obblighi sono il frutto di un’allucinazione di massa. E se le vostre lamentele derivano da un abbaglio, da una percezione distorta, da un pregiudizio, su cosa bisognerebbe mai indagare seriamente?

Ecco, sarà questa la prossima mossa. Preparatevi: vi diranno che non siete dei danneggiati e nemmeno degli oppressi. Siete soltanto un po’ fulminati.

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