- Un paper tedesco mostra che su 25 decessi analizzati, tre sono stati l’esito di miocardite causata dal vaccino. I soggetti sono tutti morti entro una settimana dalla puntura. Alla faccia dell’ex membro del Cts, che assicurava: «Mai registrati effetti avversi mortali».
- La decisione della Consulta va in senso opposto ai dati dell’Iss. Cmsi: «Numeri dell’Istituto usati per provare l’efficacia dei sieri. Ma dicono il contrario».
Lo speciale contiene due articoli.
Vi ricordate Sergio Abrignani? L’ex membro del Comitato tecnico scientifico, l’uomo che ci aveva garantito che la copertura offerta dalla terza dose sarebbe durata cinque-dieci anni, lo scorso agosto, sul Corriere della Sera, catechizzava così i lettori: «Da quello che sappiamo non c’è stato alcun evento avverso mortale direttamente associato ai vaccini a mRna». In realtà, negli Stati Uniti, erano già usciti i referti sulle miocarditi post iniezione, che avevano stroncato nel sonno alcuni giovani pazienti. Forse Abrignani non li aveva letti. Adesso, per schivare il rischio di altre improvvide dichiarazioni a mezzo stampa, gli consigliamo di non perdersi uno studio tedesco, appena pubblicato su Clinical research in cardiology, che fa davvero accapponare la pelle.
Il paper descrive le autopsie praticate su 25 persone morte improvvisamente, entro 20 giorni dalla vaccinazione anti Covid. Tra queste, sono stati poi individuati cinque soggetti, nei quali la miocardite poteva essere considerata la causa del decesso. In quattro di loro, inoculati con i farmaci a mRna, gli autori dell’articolo non hanno identificato altre condizioni patologiche o spiegazioni alternative della dipartita. È bastato unire i puntini per trarre le logiche conclusioni.
Tutti i malcapitati, tre donne e due uomini di età compresa tra 46 e 75 anni, mai infettati dal Covid, sono stati uccisi da un’aritmia cardiaca, a massimo una settimana dalle punture. Quattro avevano ricevuto la prima dose, uno la seconda. Il soggetto numero 1 – il crudo gergo scientifico nasconde a malapena la tragedia e la sofferenza che avrà provocato, nei loro cari, la morte di queste persone – è spirato a 12 ore dalla vaccinazione. «Un testimone», si legge nel paper, «ha descritto dei rantoli poco prima della scoperta del collasso circolatorio». Il soggetto 2, invece, aveva lamentato una sensazione di nausea ed è stato trovato morto poco dopo. I cadaveri degli altri sono stati rivenuti in casa senza che fosse stato possibile raccogliere informazioni «sui sintomi terminali». E questo è un dettaglio inquietante: finora, la gran parte delle indagini sulle infiammazioni al cuore innescate dai vaccini si era concentrata sui casi fortemente sintomatici, tali da richiedere trattamento medico o ricovero. Qui, invece, si parla di individui che hanno manifestato disturbi apparentemente non gravi e che sono deceduti senza neppure che un dottore li potesse visitare.
Gli esami istologici hanno mostrato la presenza di infiltrazioni infiammatorie nel miocardio, concentrate soprattutto nella parete ventricolare destra e nel setto interventricolare. L’infiltrato era prevalentemente composto da linfociti. In tre casi, non essendo state scoperte altre plausibili cause di morte ed essendo il decesso avvenuto a stretto giro dopo le inoculazioni, i ricercatori hanno concluso che i poveretti sono stati stroncati dalla miocardite. E che essa è stata una conseguenza del vaccino a mRna. Sugli atri due incidenti, gli autori del saggio sono stati più prudenti e hanno classificato come «possibile» il decesso quale evento avverso post vaccinazione. In uno, perché approfondimenti diagnostici hanno rilevato la presenza dell’herpes virus, che quindi fornirebbe una giustificazione alternativa allo sviluppo dell’infiammazione al cuore; nell’altro, perché l’infiltrato è stato rilevato in modo particolare nel grasso pericardico.
Lo studio ha fatto molto rumore nella comunità scientifica. Lo ha commentato, su Twitter, Joseph Ladapo, il ministro della Sanità della Florida. Secondo il medico americano, esso confermerebbe che è stata saggia la decisione, risalente a ottobre, di fermare le punture sugli under 40 nello Stato guidato da Ron DeSantis. Difficile dargli torto. Anzi, per assurdo, l’articolo restituisce un quadro ancor più preoccupante di quello delineato dall’esperto Usa: le vittime del vaccino, come abbiamo visto, erano ultraquarantenni. Quindi, le miocarditi possono colpire anche persone più adulte – e con conseguenze fatali.
Alla fine, il nodo sta tutto nel sacrosanto proposito di valutare rischi e benefici delle iniezioni. Visto che le infiammazioni cardiache, tanto più se mortali, sono molto rare, ha senso suggerire a un over 50, magari affetto già da altre malattie, di vaccinarsi. Il discorso cambia, specialmente in presenza di un ceppo virale meno patogeno, tipo Omicron e le sue sottovarianti, quando si prendono in considerazione i giovani. Ai quali comunque, in Italia, era stato raccontato che le miocarditi da vaccino sono «lievi e autolimitanti», pur di convincerli a correre negli hub.
Bisognerebbe spedire il link del paper ai giudici della Consulta. Davvero, per i numi tutelari della Costituzione, rifilare tre dosi coatte a un sanitario di 30 anni era una misura «a tutela della salute»?
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