Londra studia il mix di due vaccini. L’Italia sempre più vicina a Sputnik
  • L’esperimento britannico testerà la combinazione dei farmaci Pfizer e Astrazeneca. Scettico Franco Locatelli (Css) che apre invece alla cura russa. La Difesa pronta a somministrare in 152 spazi mobili ora dedicati ai tamponi.
  • In Israele oltre un terzo della popolazione ha già ricevuto il farmaco. I bimbi dai 12 anni forse da aprile. Rilevata l’efficacia già dalla prima dose di Pfizer sul 90% dei riceventi.

Lo speciale contiene due articoli.

Nel Regno Unito si cercano volontari per il primo esperimento, a livello mondiale, che testerà l’efficacia della somministrazione di due vaccini diversi. A 820 persone, di età superiore ai 50 anni, verrà inoculata la prima dose con il farmaco Pfizer Biontech, o con quello di Astrazeneca, mentre il richiamo verrà fatto con un vaccino diverso, a intervalli di tempo differenti. Lo studio vuole verificare se la combinazione non modifica il livello di protezione dal Covid, ma ha pure l’ambizione di dimostrare che forse lo riesce a potenziare. I trial saranno gestiti dall’Università di Oxford e finanziati dalla task force del governo britannico sui vaccini. Lo studio si annuncia interessante anche perché, se i riscontri saranno positivi, il Regno Unito (così pure gli altri Paesi) non dovranno più dipendere dalle forniture delle singole case farmaceutiche. «Date le inevitabili sfide dell’immunizzazione di gran parte della popolazione contro il Covid-19 e i potenziali vincoli dell’offerta globale di vaccino, ci sono vantaggi a disporre di dati che potrebbero supportare un programma più flessibile», ha commentato Jonathan Van Tam, vice capo della Sanità inglese e responsabile dello studio. Ai volontari, che si stanno reclutando sul sito del National health service (Nhs), il sistema sanitario nazionale del Regno Unito, il vaccino sarà somministrato in maniera differente. Alcuni riceveranno due dosi dello stesso farmaco Pfizer Biontech, o Astrazeneca, altri avranno nella seconda somministrazione un vaccino diverso dal primo. Si testeranno anche intervalli distinti tra la prima e la seconda iniezione, alla ricerca di conferme dell’opportunità di modificare il calendario dei dosaggi. Per un gruppo di persone sarà dopo quattro settimane, secondo quando inizialmente raccomandato, mentre per altri avverrà dopo tre mesi come scelto dalle autorità britanniche per raggiungere più persone. Dopo la vaccinazione, nei volontari sarà monitorata la presenza di anticorpi anti Covid attraverso prelievi del sangue. «È possibile che, combinando i vaccini, la risposta immunitaria possa essere migliorata, fornendo livelli di anticorpi ancora più elevati e che durano più a lungo», ha infatti ipotizzato il professor Van Tam. Per Matthew Snape, ricercatore presso l’Università di Oxford, si potranno anche avere informazioni preziose «su come è possibile aumentare la protezione contro nuove varianti di virus». Il Regno Unito, il primo Paese occidentale a lanciare la campagna di vaccinazione, ha già vaccinato più di 10,5 milioni dei suoi 66 milioni di persone e mira a raggiungere 15 milioni entro metà febbraio, tra cui tutti gli over 70, gli operatori sanitari e i malati particolarmente fragili. Il sottosegretario inglese, Nadhim Zahawi, ha assicurato che una nuova combinazione di vaccini non sarà autorizzata «fino a quando i ricercatori e l’agenzia regolatrice del farmaco non saranno assolutamente certi che il metodo risulti sicuro ed efficace». Non è convinto che sia un percorso percorribile, anzi pensa che sia «aleatorio» il nostro presidente del Consiglio superiore di sanità, Franco Locatelli, che su Sky Tg24 ha così commentato l’idea: «Dobbiamo restare all’evidenza dei dati disponibili. I dati si riferiscono a un uso costante, tra la prima e la seconda vaccinazione, dello stesso tipo di vaccino». Locatelli ha definito, invece, «interessanti» i dati sul vaccino russo Sputnik apparsi sulla rivista scientifica The Lancet. Secondo il presidente del Css «ci dobbiamo accostare a ogni vaccino con un atteggiamento che definirei laico, cioè valutare quello che è il profilo di sicurezza ed efficacia attraverso analisi rigorose», e poi «fare valutazioni sulle pubblicazioni scientifiche che verranno a essere prodotte». Il vaccino russo è stato caldeggiato dall’assessore al Welfare e vice presidente della Regione Lombardia, Letizia Moratti, che ha chiesto al commissario all’emergenza, Domenico Arcuri, di iniziare a utilizzarlo. «Non dobbiamo avere timori delle origini dei vaccini, quello che per noi è importante è il passaggio all’Ema (l’agenzia europea farmaco, ndr)», ha replicato il ministro della Salute, Roberto Speranza. «Abbiamo sollecitato l’Ue alla valutazione scientifica sul vaccino russo e di altri Paesi», ha aggiunto. Per il governatore del Piemonte, Alberto Cirio «qualora ci fosse la possibilità per le Regioni di acquistare i vaccini in modo autonomo, noi saremmo pronti. Qualsiasi tipo di vaccino che sia in grado di salvare vite, e sul vaccino russo ci sono studi che darebbero una validità al 91%, per noi va bene», ha dichiarato. Il Piemonte, «con le sue università e le sue eccellenze» avrebbe «percorsi privilegiati anche nell’approvvigionamento dei vaccini». Intanto sono 152 i «drive through», i punti predisposti per le somministrazioni in auto, che la Difesa ha già schierato qualora richiesto dalle Asl o dal ministero della Salute. Di questi, 27 sono in Lombardia, 20 nel Lazio e 16 in Campania, altrettanti nel Veneto e 15 in Emilia Romagna.


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