Pure l’Ue contro Gergiev a Caserta: «Niente spazi a chi è pro Cremlino»
Valery Gergiev (Ansa)
Dopo quello della Picierno, arriva anche l’attacco di Bruxelles. Ma De Luca tiene duro.

Nessuno spazio agli individui sgraditi e i diktat di Bruxelles prima di tutto: intorno a questi due principi ruota la presa di posizione dell’Unione europea rispetto alla polemica divampata intorno all’esibizione di Valery Gergiev, direttore d’orchestra russo, prevista alla Reggia di Caserta il prossimo 27 luglio, in Un’Estate da Re, la rassegna organizzata dalla Regione Campania.

Le critiche sono montate da più parti per i forti legami di Gergiev con il Cremlino e per i fondi pubblici, anche europei, che sostengono la rassegna. Così Pina Picierno, vicepresidente dem del Parlamento europeo, e Maria Pevchikh, figura di spicco della Fondazione anticorruzione legata ad Alexei Navalny, hanno chiesto la cancellazione dell’evento. Invece, Vincenzo De Luca, il governatore della Campania, ha difeso la propria scelta ribadendo la portata umanitaria e universalistica della cultura. Gergiev si è esibito per l’ultima volta in Italia nel febbraio 2022, alla vigilia dell’invasione russa dell’Ucraina. In seguito è stato rimosso, tra le polemiche, dai suoi incarichi temporanei alla Scala di Milano e da diversi teatri internazionali.

«Le decisioni in materia di cultura rimangono nazionali, ma non devono compromettere la risposta dell’Ue all’aggressione russa. Gli Stati membri e le istituzioni dovrebbero agire in linea con le sanzioni dell’Ue ed evitare di dare spazio a individui che hanno attivamente sostenuto o giustificato l’aggressione del Cremlino»: così un portavoce della Commissione europea si è espresso sulla vicenda. «Nel regime di Putin», ha poi spiegato, «le istituzioni culturali controllate dallo Stato sono un’estensione della propaganda di Stato. L’Ue esorta le organizzazioni culturali a collaborare con artisti che si battono per i valori democratici e a respingere la strumentalizzazione della cultura da parte degli Stati aggressori».

Il monito di Bruxelles è arrivato solo ieri, dopo giorni di polemiche. In primis, Pina Picierno ha chiesto misure per impedire che i fondi Ue vadano a sostenere personalità vicine al Cremlino. In parallelo, l’attacco a De Luca: «C’è chi, dopo tre anni e mezzo di guerra, non ha ancora capito che prestare il fianco al regime di Putin, anche con queste iniziative, rappresenta una legittimazione del suo imperialismo abietto». Sulla stessa linea Maria Pevchikh, secondo cui «il concerto rappresenta una situazione scandalosa e deve essere annullato».

«Quello della cultura e dell’arte», ha spiegato De Luca «è uno dei casi nei quali può crescere il dialogo fra le persone e possono svilupparsi i valori di solidarietà umana». È confermata, quindi, la presenza del direttore d’orchestra. «Da sempre», ha poi sottolineato il governatore, «abbiamo lavorato per valorizzare l’incontro fra personalità di diversa sensibilità. Abbiamo favorito la presenza di ebrei e palestinesi, di russi e ucraini cercando di non sovrapporre il piano della politica con quello della cultura».

Hanno espresso posizioni simili anche esponenti politici di diverso colore. «Se pensiamo di combattere questa battaglia con la censura, rischiamo di assomigliare noi stessi pericolosamente a quelli che vogliamo giustamente combattere», ha commentato Ivan Scalfarotto, responsabile esteri di Italia viva. Più sarcastiche le parole di Alfredo Antoniozzi, vicecapogruppo di Fdi alla Camera: «Gergiev è semplicemente un grande artista. Se i russi devono pagare per gli errori del loro presidente allora facciamo una sorta di genocidio culturale. Probabilmente l’onorevole Picierno oggi vieterebbe a Dostoevskij, se fosse vivo, di venire in Italia».

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