Se non va più a vaccinarsi nessuno la colpa è del vaccino e delle virostar
Da sinistra: Fabrizio Pregliasco, Matteo Bassetti e Nino Cartabellotta (Ansa)
  • Dopo bugie e omissioni, gli esperti si stupiscono delle iniezioni al palo. Il ministero rispolvera gli open day. Tornano anche gli allarmismi e la nostalgia degli hub di Arcuri. E Cartabellotta invoca restrizioni antivirus.
  • Un’associazione tedesca e una Ong vorrebbero trascinare alla Corte penale pure Bill Gates. Contestati i contratti per le dosi e i mancati studi sulla sicurezza del farmaco.

Lo speciale contiene due articoli.

Un giretto al mercatino di Natale, poi all’hub vaccinale dove porgere il braccio e così trascorrere le Feste in tranquillità. Al ministero della Salute sognano un quarto dicembre di cittadini in coda per l’anti Covid, quest’anno integrato con l’antinfluenzale che neppure decolla. Sono troppo poche le dosi somministrate? Invece di chiedersi perché campagne promozionali e allarmi di virostar non convincono sul richiamo, ecco che rispolverano gli open day. Giornate aperte all’inoculo di massa e le Regioni si sono dette d’accordo, durante la riunione di ieri della cabina di regia (cambiate il nome, per favore, fa tanto pandemia) dedicata alle campagne vaccinali Covid e influenza. La definiscono «vaccinazione di prossimità» che andrebbe «implementata», appunto con open day che richiamino all’ordine medici di famiglia un po’ distratti, farmacie poco collaborative e «tutti i setting» assistenziali che servono, ha dichiarato Francesco Vaia, direttore generale della prevenzione sanitaria.

Finalmente, staranno esclamando i nostalgici dei bollettini giornalieri: tot inoculati, tot ospedalizzati, contagiati, morti, una conta da brividi. Ma almeno tutto pareva sotto controllo, scandito da dpcm assurdi che spacciavano per sicuro e affidabile il vaccino. Torna a invocare quei bei tempi Nino Cartabellotta, presidente del Gruppo italiano per la medicina basata sulle evidenze. «La Fondazione Gimbe invita le istituzioni a potenziare rapidamente la campagna vaccinale per anziani e fragili, oltre a rimettere in campo – ove necessario – misure di contrasto alla diffusione del virus», comunicava ieri.

L’evidenza, a suo avviso, è che i tassi di copertura vaccinali negli ultrasessantenni «rimangono molto bassi a livello nazionale e prossimi allo zero in quasi tutte le Regioni del Sud». L’esperto in gastroenterologia si dispera perché il numero dei contagi è largamente sottostimato e il sistema di monitoraggio è «su base volontaria». Punta il dito contro la «stanchezza vaccinale» e la «continua disinformazione sull’efficacia e sicurezza dei vaccini», fingendo di ignorare che i cittadini sono informati sui flop dei richiami. Lo studio condotto dall’Ecdc ha mostrato che a distanza di 24 settimane dalla terza dose la protezione aggiuntiva è irrilevante: in tre mesi svanisce. Dopo la quarta si dimezza e per sapere che cosa accade con il quinto richiamo bisognerà aspettare il prossimo anno. Al momento, infatti, è stata verificata solo in Portogallo e in Belgio, unicamente in over 80 nei quali la protezione contro l’ospedalizzazione è scesa a zero, dodici settimane dopo la somministrazione.

Ma Cartabellotta è afflitto pure per i «vari problemi logistico-organizzativi», medici di famiglia che non tempestano di telefonate i loro assistiti, vaccini che non vengono ripartiti ovunque, portali Web inceppati. È sempre stato un grande sostenitore degli hub vaccinali, strutture dove ci si presenta senza appuntamento e tutti sono così rapidi nel farti firmare il modulo di consenso prima di iniettare il richiamo che non serve a nulla.

Quelle strutture tanto care all’ex commissario straordinario all’emergenza, Domenico Arcuri. Le voleva a forma di primula, ma i fiori progettati dall’architetto Stefano Boeri non piacquero alle Regioni, si vaccinò dove era possibile. Vaccinazioni di massa, che ora si vorrebbe ripropinare alla popolazione perché il governo non sarebbe stato tanto martellante nell’invitare a fare richiami.

«Non abbiamo più gli hub di una volta», ha detto sconsolata la direttrice dell’Igiene pubblica dell’Ausl di Ravenna, Raffaella Angelini. E «devono esserci sei pazienti da vaccinare, perché tante sono le dosi contenute in una fiala», spiega al Resto del Carlino. Quindi, avanti con gli open day. Li sostiene calorosamente l’infettivologo Matteo Bassetti, che vorrebbe anche riattivare gli hub regionali. «La percentuale di vaccinati over 80 è veramente bassa, facciamo presto», raccomanda.

Quanti ultraottantenni usciranno di casa con queste temperature per andare all’ingrosso dei vaccini, che non stanno funzionando? «L’adesione alla vaccinazione è veramente scadente ed è triste che sia così», ha commentato il direttore sanitario del Galeazzi di Milano, Fabrizio Pregliasco. Paventa l’onda minacciosa di un virus ancora letale, sparando numeri sui decessi: «Abbiamo sfiorato i 300 morti la scorsa settimana», sottolinea. Morti per o con Covid? Siamo sempre a dati privi di chiarezza.

Focalizza, come sempre, il vero problema Maria Rita Gismondo, direttrice del Laboratorio di microbiologia clinica, virologia e diagnostica delle bioemergenze dell’ospedale Sacco di Milano. «La gente, dopo tutto quello che ha sentito sui vaccini, affermato e smentito, e su quanto è stato nascosto ingiustamente, ora ha un atteggiamento di totale rifiuto. Non crede più in questi vaccini», ha detto.

Per dare slancio alla campagna vaccinale, che associa anti Covid e anti influenzale sebbene Pfizer ammetta di non avere studi a riguardo, ci vuole ben altro che annunciare gli open day.


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