Ciò che è legale non è sempre giusto: ricordiamolo alla sinistra sull’aborto
Elly Schlein (Ansa)
La Salis, per difendere le occupazioni, distingue fra regole e morale. Un principio che in realtà andrebbe applicato alle interruzioni di gravidanza, che invece i dem vogliono far diventare diritto universale dell’uomo.

«Non sempre ciò che è giusto corrisponde a ciò che è legale»: parole della neo europarlamentare di Alleanza verdi sinistra, Ilaria Salis, in risposta a chi le chiedeva che cosa ne pensasse dei suoi «compagni» dediti a occupare abusivamente case altrui, esperti nella nobile arte di rompere i sigilli di appartamenti in attesa di regolare assegnazione pubblica. Lo slogan con cui questi convinti «democratici» hanno tappezzato le vie di Monza la dice lunga sul senso di legalità che li anima: «Occupiamo quando vogliamo». Come dire: la mia volontà, il mio interesse, il mio tornaconto, il mio vantaggio è l’unica vera legalità, l’unica vera giustizia e chi vi si oppone – lo Stato in primis – è solo violenza «fascista». Parolina magica, oggi tanto di moda, con cui attaccare chiunque non la pensi come questi «miti compagni» di sinistra. Che poi sono gli stessi che strappano i manifesti o assaltano, con tanto di bombe molotov, le sedi di chi difende la vita e cerca di aiutare bambini a nascere, e le donne che lo chiedono a portare a termine la gravidanza.

Comunque la si pensi, è vergognosamente evidente la grottesca farsa della libertà a senso unico cui assistiamo ogni giorno: imbrattare un monumento, scrivere slogan violenti sui muri delle pubbliche strade, strappare manifesti con l’immagine di un feto che «è uno di noi», o di una donna incinta con la scritta «Scegliamo la vita», così come occupare una casa altrui, sono atti di giustizia e di libertà. Al contrario, scrivere manifesti pro vita, o recitare il rosario, sommessamente e pacificamente, di fronte a un ospedale ove si praticano aborti, sono «crimini d’odio», atti di «inaudita violenza», attentati alla libertà di scelta, torture psicologiche, che vanno severamente puniti, con Daspo e leggi antifasciste… perché di evidente fascismo si tratta! Poi, per aggiungere la beffa al danno, partono le interrogazioni parlamentari dei solerti «paladini» della democrazia «come piace a me» o i divieti di affissione degli altrettanto solerti sindaci «arcobaleno», che tanto hanno a cuore l’inclusività, intesa come chiudere la bocca a chi non la pensa come me.

Però, a ben vedere, quella frase della Salis, un fondo di vero ce l’ha, perché l’aborto legale rappresenta la quintessenza dell’ingiustizia. Legale sì, giusto proprio no! Dichiarare per legge che la soppressione di un bimbo innocente, indifeso, nel seno materno, è un atto legale significa trasformare il diritto in uno strumento di violenza inaudita e disumana. Va contro le radici stesse del senso dell’umano che abita in ognuno di noi. Ci commuoviamo – giustamente – nel vedere un cagnolino abbandonato, un gattino maltrattato, o quando Alberto Angela ci ammonisce che mamma orsa polare con i suoi orsetti rischia l’estinzione… Come sopportare che la soppressione di un feto sia un «diritto», tutelato dalla cogenza di una legge!? Eppure è così che sta avvenendo, fino alla delirante richiesta che sia iscritto fra i diritti universali dell’uomo. L’aborto è un evento tragico, in alcuni casi frutto di una decisione drammatica, e non se ne attenua il dolore se lo si accompagna con una legge. Sarebbe utile ricordare quanto lo stesso Enrico Berlinguer disse a Firenze il 26 aprile 1981, durante un pubblico comizio: «Deve essere chiaro a noi stessi e agli altri che noi, in quanto fautori della legge 194 e anche in quanto comunisti, non difendiamo l’aborto, non lottiamo per la libertà di abortire, non riteniamo l’aborto una conquista civile, né tantomeno un fatto positivo… (dobbiamo cercare, ndr) con opportuni strumenti legislativi di contenerne i guasti, e di avviare mutamenti culturali e mutamenti sociali che tendano gradualmente a farlo scomparire come atteggiamento culturale e come fatto sociale. Noi non siamo dunque abortisti, l’aborto resta per noi una male… Lavoriamo perché nel futuro dei giovani non ci sia più l’aborto». Non possiamo che essere d’accordo e ricordarlo a tutti coloro che parlano di «diritto civile», se proprio colui che fu certamente uno degli artefici della legge 194, la intese come un «male» transitorio e contingente. Signora Salis, ha proprio ragione lei, con quella sua affermazione: l’aborto è legale, ma profondamente ingiusto.

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