- Un esperto del Sant’Orsola di Bologna snobba i danni al cuore: «Isteria collettiva, mai dimostrati». Ma li ammette persino Ema.
- L’editorialista Antonio Polito, critico sul caso Indi, loda il rimando alla Consulta per i figli delle lesbiche.
Lo speciale contiene due articoli.
I danni da vaccino? Finti. Inventati. Il prodotto di un’allucinazione di massa, che ha contagiato sanitari e pazienti. Lo garantisce Gabriele Bronzetti, luminare dalla qualifica chilometrica: egli è «responsabile del programma dipartimentale cardio-pediatria, Unità operativa di cardiologia pediatrica e dell’età evolutiva, Centro per le cardiopatie congenite dell’adulto, Dipartimento cardio-toraco-vascolare, Policlinico Sant’Orsola» di Bologna. Sul Corriere della Sera, l’esperto lamenta che uno, tra gli infiniti temi collegati alla pandemia di coronavirus, è stato «inspiegabilmente trascurato»: quello delle «finte pericarditi da vaccino».
Cosa è successo, di preciso? Che accanto a «casi certi di miocardite e pericardite da Covid-19, si sono sospettati casi di coinvolgimento cardiaco», in seguito alla somministrazione delle dosi di farmaci a mRna. Attenzione: a differenza dei disturbi scatenati dal Sars-Cov-2, qui trattasi di meri sospetti. Non di patologie, semmai di banali «coinvolgimenti», ovviamente «in misura molto inferiore» rispetto alle conseguenze provocate dal virus e, soprattutto, «con decorso benigno». Eppure, ciò è bastato per diffondere un ingiustificato «panico vaccinale». Una «pericarditefobia». L’etichetta che scimmiotta la neolingua woke identifica l’«ondata di isteria collettiva», che i colleghi del professor Bronzetti non sono stati capaci di arginare. Al contrario: l’hanno alimentata. Appena si presentava in pronto soccorso un paziente «con dolore toracico dopo il vaccino» e «un minimo liquido pericardico – quello fisiologico», arrivava il referto «a dir poco corrivo». Ecco spiegata la marea di diagnosi di pericarditi «inesistenti», che altri camici bianchi hanno tentato di correggere, senza essere in grado di estirpare la falsa credenza nella correlazione tra punture e disturbi al cuore.
Quando si vaccinano milioni di persone, argomenta Bronzetti, «è quasi impossibile dimostrare una relazione causa-effetto» tra il medicinale somministrato e «gli eventi successivi». Al massimo, ci troviamo dinanzi a segnali statistici. Ma come è normale che, in estate, «il consumo di gelati e le morti per annegamento aumentino», senza che i fenomeni siano l’uno la causa dell’altro, così, «mentre facciamo un sacco di altre cose» – tra le quali, guarda un po’, vaccinare – si susseguono «infarti, ictus, embolie». È la natura: «Chi si deve ammalare si ammalerà». Orsù, tacciano i ciarlatani, poiché «non ci sono studi che abbiano dimostrato incontrovertibilmente una relazione causa-effetto tra vaccinazione Covi e infiammazioni cardiache».
Se le cose stanno in questo modo, il dottore di Bologna dovrebbe andare a lamentarsi direttamente con i responsabili dell’Agenzia europea del farmaco. Nei foglietti illustrativi di Comirnaty (Pfizer/Biontech) e Spikevax (Moderna), infatti, l’Ema, a settembre, ha confermato che esiste un rischio di miocarditi e pericarditi: «Alcuni casi hanno richiesto il supporto terapia intensiva e sono stati osservati casi fatali». Chiaro? Qualcuno, a causa del vaccino, è andato in ospedale in condizioni gravi, oppure ci ha proprio rimesso le penne. I funzionari dell’ente Ue sono stati, a loro volta, traviati dall’«isteria collettiva»? Sarà. Rimarrebbe comunque un mistero: quella gente, in corsia o sotto terra, non ci è finita mica per finta.
Bronzetti omette di ricordare un dettaglio essenziale per contestualizzare il discorso: che la «vaccinazione di massa» si è rivolta, con metodi coercitivi, all’intera popolazione. Comprese le categorie anagrafiche per le quali non sarebbe stato tanto evidente il vantaggio delle inoculazioni, se si fossero confrontati con attenzione i pericoli potenziali: quello – raro – di ammalarsi in maniera seria di Covid e quello – pure raro – di incappare in pesanti reazioni avverse. La farmacovigilanza si è ridotta alla pernacchia sul Corriere contro l’irrazionale «pericarditefobia». Il pretesto è il solito: i danni delle punture vanno minimizzati, se no si piccona «l’istituto della vaccinazione nelle sue fondamenta». Giusto adesso che una nuova campagna è partita «in sordina».
È anche per contrastare tale forma di negazionismo, per rendere giustizia a chi ha patito le conseguenze dell’obbligo de facto di porgere il braccio, imposto tramite il green pass, che sarebbe urgente far partire i lavori della commissione parlamentare d’inchiesta. Lo stato dell’arte è il seguente: dopo il via libera del Senato, è attesa la terza lettura alla Camera, per la quale, tuttavia, manca una data certa. Fonti di maggioranza ci riferiscono che il voto finale dovrebbe svolgersi «entro l’anno». Dopodiché, l’organismo sarebbe quasi subito operativo. Pronto ad ascoltare i pareri degli scienziati. E a capire se davvero gli effetti collaterali dei vaccini sono come le storielle sugli alieni nell’Area 51.
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