- Gli impianti che producono energia grazie al sole durano 20 anni, un reattore 60. E di sera sarebbero inutilizzabili.
- L’esperimento: ieri a Milano la massima era di 29 gradi, appena sotto la media storica giornaliera dal 1763, eppure per lo smartphone c’era «surriscaldamento».
lo speciale contiene due articoli
Sono stato invitato alla conferenza internazionale dello Schiller institute, che si terrà a Berlino il 12 e 13 luglio. Il titolo è «Non è vero che homo homini lupus», e potrete seguirla online registrandovi sul sito dello Schiller. Il titolo del mio intervento è «Non sta avvenendo, né avverrà, alcuna transizione energetica», e mi fa piacere anticiparne il contenuto ai lettori della Verità.
Le parole del titolo valgono a dispetto di tutti i proclami iniziati 50 anni fa con l’avvento dei Verdi, che promettevano il Sole che ride. Promessa mai mantenuta, sebbene i Verdi fossero stati al governo in vari Paesi, o in prima o per interposta persona, visto che tutte le forze politiche hanno perseguito il loro sogno: energia dal sole al 100%. Ma dalla notte dei tempi, fino a circa 200 anni fa, il fabbisogno energetico dell’umanità è stato soddisfatto al 100% dall’energia dal sole: legna da ardere ed energia muscolare di animali e uomini, per lo più schiavi. La popolazione delle grandi civiltà era costituita al 90% da schiavi; le guerre si facevano per l’accaparramento delle risorse energetiche, che erano gli schiavi. Il film Via col vento è ambientato 200 anni fa, in un’America con 30 milioni di abitanti e 4 milioni di legittimi schiavi. I combustibili fossili, usati per alimentare i motori termici, hanno affrancato gli uomini dalla schiavitù: dobbiamo ringraziare Dio di essere nati nell’era del petrolio. Questo, assieme al carbone e al gas naturale, ha progressivamente ridotto il contributo dell’energia dal sole, dal 100% di allora fino a meno del 10% di oggi. E questo nonostante si siano aggiunte altre tecnologie di sfruttamento dell’energia dal sole: idroelettrico, eolico, solare termico e solare fotovoltaico. Insomma, l’energia dal sole è l’energia del passato: 100% prima, 9% ora.
La presunta transizione energetica vorrebbe riportare il sole ai fasti del passato. Come? Con la sostituzione, nell’autotrasporto, del motore termico con quello elettrico, e con la contestuale produzione di elettricità al 100% da eolico e fotovoltaico. Ma di questa transizione non si vede l’ombra: 30 anni fa il contributo dei combustibili fossili al fabbisogno energetico dell’umanità era dell’85%; oggi, dopo 30 anni e trilioni di dollari impegnati in eolico e fotovoltaico, il contributo dei combustibili fossili è ancora dell’85%, e nulla potrà cambiare questa situazione. Per capire il perché basta osservare che ogni giorno dell’anno, in ogni Paese del mondo, la massima domanda elettrica si ha intorno alle 19.
Ogni Paese ha allora bisogno di tanti impianti quanti ne servono per soddisfare in sicurezza la domanda massima delle 19 (che per l’Italia arriva fino a 60 gigawatt elettrici). Quali impianti possono contribuire? Sicuramente non il fotovoltaico: alla sera è buio, produce zero. E non ci si può affidare neanche all’eolico: non è detto che all’ora della domanda di picco il vento soffi come desiderato. Dobbiamo quindi affidarci agli impianti «convenzionali», che garantiscono con certezza una produzione elettrica pari alla massima richiesta: idroelettrici, nucleari, a combustibili fossili. Non abbiamo scelta.
Di questi convenzionali, gli unici che sfruttano l’energia dal sole sono gli impianti idroelettrici. Ma non tutti i Paesi hanno caratteristiche orografiche da consentirne l’uso esclusivo. Alcuni sì – Norvegia e Paraguay soddisfano il proprio fabbisogno elettrico al 100% con l’idroelettrico – ma sono un’eccezione. Di solito ci vuole un mix tra idroelettrico, nucleare e combustibili fossili. La disarmante conclusione è: quelli eolici e fotovoltaici vanno esclusi dal mix necessario per soddisfare la domanda massima. Quindi abbiamo già dimostrato che non può avvenire alcuna transizione energetica.
Ora vediamo perché gli impianti eolici e fotovoltaici andrebbero esclusi in ogni caso. Ci si può chiedere se per caso possano essere utili per coprire una parte della domanda quando brilla il sole o soffia il vento. Come nella circostanza in cui, pur avendo un’automobile che soddisfa ogni nostra esigenza, ci dotiamo lo stesso della bicicletta, così quando ci sono le circostanze per usarla (non piove e la tratta è breve) non sprechiamo benzina. In questa metafora, gli impianti convenzionali sono l’auto e quelli eolici e fotovoltaici sono la bicicletta: quando soffia il vento o brilla il sole vorremmo usare questi per evitare di usare la fonte convenzionale. E lo facciamo perché l’impegno economico aggiuntivo è una piccola frazione (circa l’1%) dell’impegno economico dell’auto: 20.000 euro contro i 200 euro della bici.
Confrontiamo allora l’impegno economico degli impianti alternativi col più costoso degli impianti convenzionali, quello nucleare. Recentemente la Polonia ha impegnato 20 miliardi di euro con la Westinghouse per reattori nucleari che forniscano 3 GW elettrici effettivi. L’Italia produce oggi proprio 3 GW elettrici dai 25 GW di fotovoltaico installato (e bisogna aver installato 25 GW per produrre 3 GW perché per almeno 16 ore al giorno gli impianti fotovoltaici producono zero).
L’impegno economico sul fotovoltaico ce lo dice lo stesso Stato, che sovvenziona con 2.400 euro ogni kW fotovoltaico, cioè 60 miliardi per produrre 3 GW elettrici. Quindi, 20 miliardi di nucleare contro 60 miliardi di fotovoltaico. Inoltre, gli impianti fotovoltaici hanno una vita di 20 anni, quelli nucleari di almeno 60 anni, il triplo, cosicché il costo degli impianti fotovoltaici sembrerebbe essere 9 volte il costo degli impianti nucleari.
Installando un impianto convenzionale (nucleare) si evita di installare un equipotente impianto convenzionale (a carbone). Installando un impianto fotovoltaico, invece, non si può evitare di installare alcun impianto convenzionale, perché nelle ore di massima domanda il fotovoltaico vale zero. Rapportando i valori detti alla produzione di 1 GW, la nostra metafora automobile/bicicletta ci fa concludere che se l’impianto nucleare è un’automobile da euro 7 miliardi, l’impianto fotovoltaico è una bicicletta da euro 70 miliardi. Quello eolico sarebbe una bici da 15 miliardi.
I governi, che sono chiamati a gestire il denaro delle nostre tasse, dovrebbero proibire ogni sovvenzione pubblica a eolico e fotovoltaico.
Contenuto riservato agli abbonati
Prosegui con la lettura >
Contenuto riservato agli abbonati
Rinnova il tuo abbonamento per proseguire con la lettura >