La faida tra Speranza e il suo dirigente sul «piano segreto»
Andrea Urbani (Imagoeconomica)
  • Nell’aprile 2020 Andrea Urbani accennava a un documento sul Covid non divulgato. E si prese una lettera di richiamo dal ministro.
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Lo speciale contiene due articoli

C’era un piano segreto per far uscire (nel peggiore dei modi possibili) l’Italia dall’emergenza pandemica? A rileggere i verbali desecretati delle audizioni in commissione Covid, sì. Un piano di cui nessuno, per ordine del ministro della Salute Roberto Speranza, poteva parlare, perché non era stato validato né giuridicamente né scientificamente, a conferma che le sciagurate misure adottate dalle autorità sanitarie italiane per fronteggiare l’epidemia da coronavirus non poggiarono su evidenze scientifiche o giuridiche ma sulle decisioni politiche di Speranza & Co. Un piano annunciato «incautamente», secondo l’ex ministro, al Corriere della Sera da Andrea Urbani, già direttore generale della programmazione sanitaria del ministero della Salute, nonché componente della task-force Ccoronavirus.

La storia del piano segreto qualcuno la ricorderà: il 21 aprile 2020 Urbani rilascia a Fiorenza Sarzanini del Corriere della Sera un’intervista nella quale dice che da gennaio era pronto un piano segreto che non era stato divulgato per non creare allarme. La notizia deflagra con così tanta violenza sull’opinione pubblica, già terrorizzata, che Speranza lo stesso giorno invia a Urbani una lettera di richiamo dai toni molto duri (ottenuta dal deputato di Fratelli d’Italia Galeazzo Bignami a inizio 2021 tramite ricorso al Tar): «Le dichiarazioni e le notizie da Lei fomite incautamente alla stampa sono riferite ad uno studio in corso di definizione e non adottato», scrive il ministro al suo direttore generale. «Le rammento inoltre che, ove si trattasse di un atto “secretato” – come emerge dalla Sua dichiarazione alla stampa – Lei avrebbe violato le più basilari regole di correttezza e diligenza […] determinando una situazione di forte disagio istituzionale, anche tenuto conto delle possibili ripercussioni delle Sue affermazioni sull’opinione pubblica».

Perché Urbani fa arrabbiare Speranza? Su sollecitazione di Bignami, Urbani cerca di chiarire la vicenda del piano segreto nell’audizione in commissione Covid del 13 maggio 2025: «Se lei, come ha appena detto, non seguiva la programmazione», gli chiede il deputato di Fdi per capire la catena di comando, «a che titolo ha parlato di un piano esistente da gennaio e che era stato tenuto segreto?». Urbani nella risposta s’incarta. Prima dice che «circolavano degli scenari, in seno al Cts, che parlavano, in assenza di misure, di 600.000-800.000 morti». Poi, incalzato da Bignami – che gli ricorda che non può essere che nel Cts se ne parlasse, visto che il Cts nasce a metà febbraio e lui parla di un piano che esisteva da gennaio – precisa: «Ho parlato di gennaio, ma ho commesso un errore. Il piano – o questo documento – è stato predisposto, come le ho detto, da diversi attori, perché il Cts ha dato mandato all’Istituto superiore di sanità, allo Spallanzani, alla mia Direzione e alla Direzione della prevenzione di elaborare degli scenari di risposta in base alle analisi che stavano arrivando su potenziali impatti sul Servizio sanitario […] Anche l’Istituto e credo Merler fornivano scenari di diffusione del virus che all’inizio avevano forbici molto ampie». È lo stesso Urbani, tuttavia, a riferire in audizione che i dati su cui lavoravano gli esperti, e dunque anche Merler, erano «molto frammentati», «poco profondi», «sporchi».

In realtà, la ragione per la quale Speranza si infuria con Urbani è che un piano c’era, ed era stato elaborato dal matematico trentino Stefano Merler della Fondazione Kessler allora presieduta da Francesco Profumo, già membro del comitato d’indirizzo della Fondazione Italianieuropei dell’ex presidente del Consiglio Massimo D’Alema. Si tratta della Fondazione che a fine aprile 2020 frena la fase 2 (riapertura del Paese) ipotizzando il rischio, mai concretizzato, di 151.000 pazienti in terapia intensiva entro metà giugno (che spinge Speranza a posticipare per l’ennesima volta la fine del lockdown), e che ad aprile 2021 prospetta lo scenario di 1.300 morti al giorno in caso di riaperture totali a luglio (il 15 luglio 2021 in realtà i decessi sono 23). Se le autorità sanitarie si fossero appoggiate sulle previsioni dell’oroscopista Branko, probabilmente avrebbe elaborato stime più precise.

Il problema, che Speranza evidenzia nella nota di richiamo a Urbani, è che «di detto Piano non è indicato né l’organo che lo avrebbe adottato, né la norma di riferimento, né la data di sottoscrizione del medesimo. Non viene, altresì, fornito alcun elemento in merito al procedimento di approvazione del predetto documento, ovvero ai soggetti coinvolti nella definizione dello stesso. Con evidenza» aggiunge Speranza, «si trattava di un mero documento di studio, non validato da alcun soggetto pubblico deputato a pronunciarsi su tali temi delicati». Speranza in buona sostanza rimprovera Urbani di aver chiacchierato troppo: non si può parlare di un piano segreto, a maggior ragione se questo non poggia su basi scientifiche o giuridiche bensì su modelli matematici predittivi, non è stato validato ed è stato oltretutto predisposto non da un epidemiologo ma da un matematico come Merler, modellista di una Fondazione privata. Urbani prende atto e, anche in audizione, si aggrappa a minuzie precisando che il piano era «riservato» più che «segreto», ma tant’è: il «Piano per un’eventuale pandemia da Covid-19» c’era e al suo interno c’erano gli scenari di Merler. Il ministro decide di avvalersi di quello più catastrofico, ed è sulla base di questa «scienza» che l’Italia chiude i battenti e l’economia va a picco.

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