- In principio furono i rapporti Kinsey, poi vennero le grandi firme sessantottine e ora persino partiti politici. La tendenza a minimizzare, o addirittura a legittimare, il sesso con i minori si fa strada in modo pericoloso.
- Parla don Fortunato Di Noto, il sacerdote fondatore dell’associazione Meter: «Fenomeno in aumento, dietro ci sono gruppi criminali».
Lo speciale contiene due articoli.
L’idea che un orrore come la pedofilia possa esser normalizzato è scioccante. Eppure sono decenni che, sotterraneamente, si rema in questa direzione. Un primo segnale in tal senso proviene dai cosiddetti rapporti Kinsey, due volumi intitolati Il comportamento sessuale dell’uomo e Il comportamento sessuale della donna, pubblicati rispettivamente nel 1948 e nel 1953 negli Stati Uniti dal controverso scienziato Alfred Charles Kinsey. Ebbene, nel suo primo rapporto Kinsey descrive i comportamenti di centinaia di bambini da quattro mesi a quattordici anni vittime di pedofili; una descrizione realizzata in qualche caso filmando e contando il numero di «orgasmi» e cronometrando gli intervalli tra un «orgasmo» e l’altro.
Nel secondo rapporto realizzato da Kinsey e collaboratori si trova poi un paragrafo sconvolgente, intitolato «Contatti nell’età prepubere con maschi adulti», contenente un vero e proprio sdoganamento della violenza pedofila. «Se la bambina non fosse condizionata dall’educazione», sono infatti le conclusioni redatte, «non è certo che approcci sessuali del genere di quelli determinatisi in questi episodi (contatti sessuali con maschi adulti, ndr) la turberebbero». Interpellato sul perché si siano studiati i pedofili senza denunciarli, Paul Gebhard, collaboratore di Kinsey e futuro direttore dell’omonimo istituto, dirà che «non avrebbe potuto esserci nessuna ricerca se li avessero arrestati». Come dire: in nome della scienza, ben vengano pure i mostri. Ma andiamo avanti perché quegli studi, pur sconvolgenti, non furono che il principio di un iter che ha avuto un seguito. Poi è infatti venuta l’onda lunga del ’68 e della liberazione sessuale.
Si pensi a quando, sul quotidiano francese Libération del 5-6 novembre 1978, accanto all’immagine di una fellatio praticata da un ragazzino a un adulto, comparve un titolo raggelante: «Apprenons l’amour à nos enfants», «Insegniamo l’amore ai nostri bambini». Prima ancora, nel maggio 1977, Libération annunciava compiaciuto la nascita del Flip, acronimo che sta per Front de libération des pédophiles, realtà espressamente volta alla promozione della pedofilia. Il gennaio di quell’anno il quotidiano francese Le Monde aveva inoltre pubblicato una petizione per abbassare la maggiore età sessuale ai dodicenni, una sorta di legittimazione ideologica alla pedofilia adolescenziale, con l’appoggio di intellettuali del calibro di Louis Aragon, Roland Barthes, Louis Althusser, Gilles Deleuze e Françoise Dolto, pioniera della psicologia infantile.
Il processo di normalizzazione degli abusi sui minori è continuato nel 1998 sulla rivista Psychological Bulletin dove uno studio di Bruce Rind, Philip Tromovitch e Robert Bauserman ha ridefinito l’«abuso sessuale sui bambini», affermando che «le esperienze sofferte da bambini, sia maschi sia femmine, che hanno subito abusi sessuali sembrano abbastanza moderate». Nel 2013, sul Dsm-5, il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali dell’associazione degli psichiatri americani (Apa), si è scritto che «il desiderio sessuale verso i bambini è un orientamento», dopo che dieci anni prima, sul Dsm-4, la pedofilia era già stata declassata da «malattia» a «disordine».
Non ci sono però solo discutibili pubblicazioni scientifiche, a spingere per l’accettazione della pedofilia. Un ruolo lo ha la stessa politica. Basti pensare a quanto riportato il 31 maggio 2006 dal Corriere della Sera, che dava la notizia della nascita, in Olanda, di Nvd, «il partito dei pedofili». Più recentemente, ma sempre in Olanda, ha fatto parlar di sé una dichiarazione dei Jonge democraten, letteralmente i Giovani democratici, l’ala giovanile «indipendente» dei Democraten 66 (D66), forza politica social-liberale olandese che fa parte della coalizione di quattro partiti che sostiene la premiership di Mark Rutte. Si tratta di un verbale interno secondo cui «pedofilia è un orientamento sessuale con cui si nasce» e «nelle scuole secondarie dovrebbe essere impartita un’istruzione sulla pedofilia come orientamento sessuale».
Come se non bastasse, anche le Nazioni Unite hanno da poco varato un documento quanto meno ambiguo rispetto al tema in parola. Si tratta degli 8 March principles, testo contenente 21 «principi» elaborato dal Comitato internazionale dei giuristi (Icj) con l’Unaids e l’Ufficio dell’Alto commissario per i diritti umani (Ohchr). Ebbene, il principio 16 afferma che «la condotta sessuale che coinvolge persone al di sotto dell’età minima di consenso al sesso prescritta a livello nazionale può essere di fatto consensuale, se non prevista dalla legge» e che «le persone di età inferiore ai 18 anni possono prendere decisioni in merito a comportamenti sessuali consensuali e hanno il diritto di essere ascoltate nelle questioni che le riguardano […] tenendo in debito conto della loro età, la loro maturità e il loro migliore interesse».
Come si può vedere, il cavallo di Troia attraverso cui si intende sdoganare i rapporti tra adulti e minori è quello del consenso. Se c’è il consenso, a quanto pare, tutto cambia e non si potrebbe più parlare di pedofilia né di pederastia. E di cosa? Secondo Rachel Hope Cleves, docente all’Università di Victoria, sarebbe auspicale iniziare a parlare di «sesso intergenerazionale». La tesi della Cloves è che pedofilia sia «un termine controverso perché, con gli standard del nostro tempo, non vediamo alcuna possibilità per il sesso tra adulti e bambini, lo vediamo come uno stupro, non nel quadro del sesso e della sessualità». Smettetela di parlare di pedofilia, è l’invito, e il problema non ci sarà più. È il marketing dell’orrore, bellezza.
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