Lo Stato islamico rinasce nel Mali
  • Dallo scorso 11 aprile la cittadina di Tidermene, nel Nord-Est del Mali, vicino al confine con il Niger, è sotto il controllo dello Stato islamico (Isgs), mentre la città di Ménaka, capoluogo dell’omonimo circondario situato nella regione di Gao, è attualmente accerchiata dai jihadisti dell’Isis.
  • Secondo l’ultima edizione del Global Terrorism Index (Gti) la regione del Sahel nell’Africa sub-sahariana è ora l’epicentro del terrorismo in tutto il mondo, rappresentando quasi la metà (43%) del bilancio delle vittime a livello mondiale.

Lo speciale contiene due articoli.

Tutto è avvenuto senza combattimenti visto che i loro rivali del Gruppo di sostegno all’Islam e ai musulmani (Jnim), legato ad al-Qaeda non si sono opposti in quanto soverchiati in termini di mezzi e di uomini. Questo ramo locale del gruppo dello Stato islamico è stato inizialmente autoproclamato dopo uno scisma all’interno del Movimento per l’Unicità e il Jihad in Africa Occidentale (Mujao) un gruppo terrorista islamista a seguito di una scissione dal gruppo al-Qaeda nel Maghreb Islamico (Aqim), con l’obiettivo di portare il jihad anche nei territori dell’Africa nord-occidentale. Mujao si è separato da Aqim nell’ottobre 2011, a seguito delle accuse secondo cui Aqim era troppo dominato dai comandanti arabi e delle critiche ai suoi metodi di jihad, ma in realtà lo scontro avvenne per questioni di influenza territoriale e denaro. Il leader del gruppo, l’ex comandante del Mujao, Adnan Abu Walid al-Sahraoui (1973-2021), ha dichiarato la sua adesione allo Stato islamico nel maggio 2015, sebbene l’Isis abbia riconosciuto il giuramento di fedeltà (bay’a) al suo leader Abubakr al-Baghdadi soltanto nell’ottobre 2016.

L’Isgs ha iniziato a ricevere un’attenzione regolare dai media ufficiali dell’Isis nella primavera del 2019. Il gruppo ha operato prima nel Niger occidentale e nel Ménaka, nel Mali nord-orientale, conducendo anche diversi attacchi in Burkina Faso, vicino al confine con il Mali, e un attacco a un’alta prigione di sicurezza vicino alla capitale del Niger, Niamey, nell’ottobre 2016. I combattenti dell’Isgs hanno combattuto anche contro i jihadisti di al-Mourabitoun fedeli a Mokhtar Belmokhtar, ma successivamente i due gruppi hanno evitato gli scontri tanto che a volte, l’Isgs ha operato in prossimità e forse anche in cooperazione con i combattenti del Jnim. Secondo gli osservatori locali, fonti regionali e internazionali, l’Isgs ha attirato molti dei suoi combattenti tra quelli originari delle aree in cui opera, in particolare combattenti nigerini Peul e Dawsahak le cui origini sono a Ménaka e nella città maliana di Gao. I combattenti dell’Isgs sono stati responsabili dell’attacco mortale che ha ucciso quattro soldati americani e cinque soldati nigerini a Tongo Tongo nella provincia di Tillabéry, nonché di dozzine di attacchi contro truppe nigeriane, maliane e burkinabé, milizie come il Mouvement pour le Salut de l’Azawad (Msa) e Groupe d’Autodéfense Tuareg Imghad et Alliés (Gatia). Negli ultimi mesi ha ampliato le sue operazioni territoriali lungo il confine tra Niger e Burkina Faso, nonché nella regione di Gourma a sud di Timbuktu in Mali. A poco più di un anno dall’inizio dell’imponente offensiva lanciata dall’Isgs nel nord-est del Mali – che ha causato almeno mille morti dal marzo 2022 – Tidermene è solo l’ultimo di una serie di centri abitati conquistati dai miliziani dell’Isis dopo Tamalat, Anderamboukane, Inekar e Talataye.

Nell’ultimo anno la popolazione della città di Menaka, a oggi isolata e stata privata della sua ultima via di accesso, è triplicata a causa dell’afflusso di sfollati fuggiti dagli attacchi delle città vicine. Secondo i dati delle Nazioni Unite la popolazione di Ménaka è così passata da 11 mila a più di 30 mila abitanti che vivono in condizioni a dir poco precarie. A Rfi ha parlato un dirigente comunitario di Ménaka: «È finita stiamo aspettando la fine del Ramadan, poi vedremo cosa vorrà fare la gente: combattere tutti o fare i bagagli», inoltre ha affermato che gli abitanti della città e, più in generale, della regione, «siano stati abbandonati al loro destino». L’Msa e il Gatia, i due gruppi armati che hanno firmato l’accordo di pace del 2015 e che da un anno sono in prima linea nel tentativo di proteggere i civili nella regione, non hanno ricevuto l’aiuto che si aspettavano da altri gruppi armati del Nord. Quanto ai caschi blu della missione Minusma e dei soldati maliani presenti a Ménaka, con un pugno di loro ausiliari russi, restano confinati in città. Evidente che queste forze siano in grado di difendere la città dalle centinaia di combattenti (più di mille secondo alcune stime) dal gruppo dello Stato Islamico. Nonostante i timori degli abitanti la missione Minusma ha rilasciato una nota dai toni rassicuranti: «Attualmente, la situazione nella città di Ménaka e nei suoi immediati dintorni rimane relativamente calma. Minusma e le forze di difesa e sicurezza del Mali stanno coordinando i loro sforzi per proteggere i civili».

Secondo alcuni analisti, l’Isgs almeno per il momento potrebbe astenersi dall’attaccare Ménaka in quanto avrebbe bisogno di molti uomini per la città e il loro mantenimento a lungo termine richiederebbe risorse importanti. Compiere rapidi attacchi e poi ritirarsi assicurandosi il controllo del settore sembra essere la strategia più probabile. Secondo un’altra fonte della sicurezza del nord del Mali che sta seguendo molto da vicino la situazione a RFI ha detto che «non ci sarà una battaglia per la città di Ménaka». Tutte rassicurazioni che non possono certo tranquillizzare gli abitanti di Ménaka che sanno molto bene di avere i giorni contati.

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