Arriva la colletta spaziale. Un inedito nei protocolli bellici, una novità ritenuta necessaria dal Pentagono per continuare a supportare l’Ucraina in guerra: l’amministrazione americana ha deciso di non lasciare l’intelligence satellitare di Kiev in balia delle bizze di Elon Musk. E per non pagare di tasca propria la gestione dei 3.160 satelliti Starlink, ha chiesto aiuto all’Unione europea. Bruxelles si è sentita inorgoglita dalla proposta e ha inserito il tema nell’ordine del giorno del vertice dei ministri degli Esteri in Lussemburgo. Con il risultato che parte del costo delle stazioni orbitanti potrebbe finire in testa ai contribuenti italiani.
Ad anticipare la notizia sono il Financial Times e il sito Politico, solitamente bene informati sulle mosse della Casa Bianca. Secondo quest’ultima testata, a sollevare la questione è stato i capo della politica estera europea Josep Borrell, mentre il ministro degli Esteri lituano Gabrielius Landsbergis ha spiegato che «il dossier è entrato ufficialmente nella discussione». E ha specificato che «l’accesso a internet dell’Ucraina non dovrebbe essere lasciato nelle mani di una singola persona super-potente che potrebbe svegliarsi un giorno e dire: “Questo non è più quello che mi sento di fare”. E il giorno dopo gli ucraini potrebbero ritrovarsi senza web».
Di conseguenza, nella declinazione militare, senza la possibilità di intercettare comunicazioni russe, vedere dallo spazio i movimenti dei mezzi corazzati e anticiparne le mosse.
Il servizio di internet satellitare, che ha aiutato i civili a rimanere online in questi mesi di guerra, si sta rivelando fondamentale per l’esercito di Volodymyr Zelensky e sta consentendo lo scambio di informazioni, dal momento che i russi hanno schermato le loro subito dopo il via all’invasione. Così l’Unione europea valuta l’opportunità di affiancare o subentrare a Musk nella costosissima impresa che sta facendo perdere sonno e milioni di dollari al più irregolare dei Big tech silinconvallici; da febbraio a settembre ne ha spesi 80 e prevede di arrivare a 120 entro fine anno. Pur con problematiche pesantissime da gestire (crisi energetica, sanzioni boomerang, recessione continentale), Bruxelles sembra non porsi il problema. E alla sollecitazione americana su Starlink è intenzionata a rispondere: «Paghiamo noi».
È ancora Landsbergis a sbilanciarsi. «Sarebbe utile un accordo contrattuale tra una coalizione di Paesi che potrebbero acquistare il servizio dal signor Musk e continuare a fornirlo agli ucraini. Se ciò avvenisse a livello Ue, sarebbe ancora meglio. Alcuni Paesi hanno già aderito». Il diplomatico lituano non ha specificato quali Paesi, ma sarebbe molto interessante sapere se c’è anche l’Italia. E in caso affermativo, con quale mandato parlamentare è stata presa la decisione e con quale quota in milioni di euro si intende far parte di un’operazione da James Bond senza lo squalo con i denti d’acciaio.
L’emergenza su Starlink è scoppiata un paio di settimane fa, quando il patron della Tesla che sogna missioni galattiche ha dichiarato che il progetto SpaceX (realizzare e lanciare in orbita i satelliti) brucia quasi 20 milioni di dollari al mese per mantenere i servizi in Ucraina e che l’azienda ha speso circa 80 milioni per attivare e supportare Starlink in Europa orientale. «Per essere precisi, sono stati inviati in Ucraina 25.300 terminali, ma al momento solo 10.630 stanno pagando il servizio», ha twittato Musk denunciando i morosi. Per lui la bolletta dei satelliti è come quella del gas per le aziende italiane. Infatti ha aggiunto: «Non siamo nella posizione di donare altri terminali all’Ucraina o di finanziare i terminali esistenti per un periodo di tempo indefinito».
Il gesto plateale per battere cassa ha raggelato il Pentagono, di fatto azionista di maggioranza delle reti internettiane date in concessione a Facebook, Apple, Google ed altri monarchi digitali in bermuda per la raccolta dati planetaria. Dopo il prevedibile richiamo all’ordine dell’amministrazione statunitense, il tycoon picchiatello è rientrato nei ranghi e ha comunicato su Twitter: «Al diavolo… Anche se Starlink sta ancora perdendo soldi e altre società stanno ottenendo miliardi di dollari dei contribuenti, continueremo a finanziare gratuitamente il governo ucraino». Una retromarcia che mina la sua affidabilità e ha indotto il Pentagono a lanciare la colletta spaziale con il coinvolgimento immediato dei solerti partner europei.
Oltre ai costi notevoli, c’è all’orizzonte una richiesta monstre: il generale dell’esercito ucraino Valerii Zaluzhnyi ha spiegato che «sono necessari altri 8.000 terminali Starlink». E ha sollecitato i webmaster occidentali a far funzionare meglio quelli già operativi; nei giorni scorsi il sistema ha subito intermittenze e i militari hanno lamentato una notevole perdita di dati sensibili.
Musk non vede l’ora di uscire da un business in profondo rosso, la Ue non vede l’ora di entrarci. E di far pagare il conto anche ai contribuenti italiani.
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