sanchez
Pedro Sánchez alla parata del 12 ottobre (Getty Images)

«Oggi, 12 ottobre, portiamo i nostri diritti come vessillo» annunciava un Pedro Sánchez sorridente, facendo gli auguri in occasione del Día de la hispanidad, la festa nazionale spagnola, ed esaltando l’operato del suo governo. Due ore dopo quel video elettorale, con tanto di colori e immagini Lgbt per mantenersi almeno i voti della comunità arcobaleno, l’accoglienza riservata ieri al premier durante la grande parata militare di Madrid ha ben mostrato quanta rabbia abbiano in corpo i cittadini.

Malgrado la mossa di Sánchez di arrivare all’ultimo momento sul palco delle autorità, poco prima della famiglia reale così da soffocare con gli applausi a Felipe VI e a Letizia le proteste indirizzate alla sua persona, i fischi e gli insulti si sono uditi ben chiari.

«Pedro Sánchez figlio di puttana», e «Pedro Sánchez, in prigione» o «Ceuta non è in vendita» venivano urlati ritmicamente dalla folla. Per il re, la regina, per la principessa Leonor e l’infanta Sofía solo ovazioni, mentre il presidente del governo se ne stava rabbuiato in disparte.

Legge sui nipoti, la Corte Suprema respinge il ricorso del governo

Giornata proprio da dimenticare, quella di ieri per il premier. Aveva posto il futuro della cosiddetta «legge sui nipoti» al centro della sua campagna elettorale, chiedendo alla Corte suprema di bloccare quello che considera un tentativo di limitare i diritti di migliaia di cittadini, che non hanno dimostrato che i loro antenati siano stati costretti all’esilio dalla Spagna per motivi politici durante il regime franchista, come stabilito dalla legge sulla Memoria democratica, ma proprio lunedì il tribunale di massima istanza ha respinto (con cinque voti contro uno) il ricorso della Procura dello Stato.

Solo coloro la cui eleggibilità è stata certificata dai registri consolari avranno diritto di voto, che «deve essere esercitato non solo in condizioni di uguaglianza e libertà, ma anche circondato dalle necessarie garanzie che assicurino la veridicità e l’esattezza della volontà dei cittadini espressa nel voto», sottolinea la Corte Suprema.

Duro smacco per Sánchez, che già su cavalli di battaglia quali aumento del salario minimo (sarà approvato entro il 29 novembre), rivalutazione delle pensioni e i decreti sull’edilizia abitativa è smentito dai fatti.

Durante il suo primo comizio a Dos Hermanas, a Siviglia, Sánchez aveva diffuso un video, poi condiviso sui social, presentandosi come «un cane senza padrone» e promettendo «altri quattro anni di progresso sociale».

Irpef e caro casa, gli aumenti cancellano i vantaggi promessi da Sánchez

Mentre scorrono immagini del premier con anziani, operatori sanitari, ricercatori e persino il sindaco di New York, una voce fuori campo chiede: «Perché ci insultano? Forse perché abbiamo aumentato il salario minimo e battuto i record occupazionali? Forse perché abbiamo incrementato il valore delle pensioni e riempito il fondo di riserva?».

Invece sarà l’Irpef a mangiarsi ogni vantaggio economico. ll governo spagnolo, infatti, manterrà l’aliquota dell’imposta sul reddito delle persone fisiche senza adeguarla all’inflazione almeno fino al 2028, secondo il Piano fiscale e strutturale a medio termine 2025-2028 concordato con Bruxelles.

Il mancato adeguamento all’inflazione dell’aliquota dell’imposta sul reddito delle persone fisiche a livello nazionale, deciso dal governo anche quest’anno, comporta per ogni contribuente un costo annuo compreso tra 250 e 2.141 euro.

E sono proprio i percettori di redditi medi e bassi a subire proporzionalmente le conseguenze peggiori di questo effetto.

Quanto al tema casa, durante il suo mandato i prezzi di vendita sono aumentati del 74%, gli affitti del 45% e l’offerta di immobili in affitto è crollata, mentre la popolazione spagnola è cresciuta di oltre tre milioni di persone e il numero di nuclei familiari di circa 1,3 milioni.

El Economista segnala: «In risposta a questa crisi, il governo ha emanato una legislazione interventista che ostacola l’offerta. Ciò è stato particolarmente vero nel mercato degli affitti, con l’introduzione di tetti massimi agli affitti e un approccio più permissivo nei confronti degli occupanti abusivi».

Il 30% dei membri dell’Associazione dei proprietari di alloggi in affitto (Asval) ha comunicato l’intenzione di ritirare le proprie case dal mercato e molti stanno considerando la vendita come alternativa.

Ceuta e Melilla, il premier diserta la visita di Felipe VI e Abascal attacca sui rimpatri

Oggi Sánchez non sarà a Ceuta e Melilla insiema a Felipe VI e Letizia nell’attesa visita promessa da più di un mese e che vede, dopo 19 anni, il ritorno di un re nelle exclave. Una due giorni destinata a scaldare l’animo degli «ceutíes», che ancora non sono tornati alla normalità dopo l’invasione di 70.000 marocchini il 30 e 31 luglio scorsi.

«Il presidente del governo non è il benvenuto», dichiaravano lunedì alcuni abitanti di Ceuta, commentando in una diretta televisiva l’operazione pulizia spiagge ordinata per la visita reale da Sánchez, che non si è fatto vedere durante l’emergenza migratoria.

Solo ieri il premier ha riconosciuto la presenza di navi militari marocchine nelle acque territoriali di Ceuta, durante l’aggressione di luglio.

Per mostrare la vicinanza di Vox ai cittadini, il leader Santiago Abascal ha fatto onore al Día de la hispanidad recandosi a Ceuta, accompagnato da Jordan Bardella, presidente del Rassemblement national e leader dei Patriots.

È stata occasione per fare campagna elettorale, promettendo il rimpatrio di coloro che entrano illegalmente in Spagna, l’espulsione degli stranieri che commettono reati e l’attuazione di procedure di remigrazione per le persone che risiedono nel Paese senza lavorare e che ricevono assistenza sociale.

Da non perdere

Il Cremlino respinge la tregua di Zelensky
Geopolitica

Il Cremlino respinge la tregua di Zelensky

Peskov resta vago sull’offerta di Trump per un cessate il fuoco energetico, ma gela Kiev. La replica: «Non abbiamo più attaccato, a differenza loro». Intanto The Donald stronca Bruxelles: «Ha pagato 250 miliardi di dollari alla Russia per i suoi interessi».

Francia, Lecornu coccola i rivoltosi
Mondo

Francia, Lecornu coccola i rivoltosi

Il premier: «La loro rabbia non nasce dal nulla, misure presto». Da inizio protesta quasi 7.000 fermi, feriti 761 agenti e 215 studenti. Inchiesta su un 4x4 della polizia contro la folla.