- Resta alta la tensione in occasione del Natale ortodosso e della tregua mancata per le feste. Mentre le parti continuano ad accusarsi a vicenda. L’intelligence degli invasi assicura: «Mosca invierà altri 500.000 militari».
- «L’Ue manda aiuti nei posti sbagliati». Il nuovo piano da 15 milioni dell’Unione e della Fao per risollevare l’agricoltura ucraina fa discutere. Gli interessati protestano: «L’Ovest del Paese non è l’area più bisognosa».
Lo speciale comprende due articoli.
Scambi di accuse e rimpalli di responsabilità. Come per tutti gli altri aspetti del conflitto, anche sul mancato rispetto della tregua natalizia ordinata da Vladimir Putin per la vigilia e il giorno del Natale ortodosso, Kiev e Mosca si addebitano a vicenda le colpe. Secondo il capo dell’amministrazione regionale di Lugansk, Sergei Gaidai, le truppe russe hanno continuato a condurre operazioni militari. «Come c’erano i bombardamenti, così restano, come pure i tentativi di attaccare le nostre posizioni», ha detto Gaidai. La parte russa ha invece accusato gli ucraini di avere bombardato Donetsk proprio mentre stava iniziando la tregua unilaterale. Le autorità separatiste dell’autoproclamata repubblica di Donetsk, dichiarata annessa dalla Russia, hanno affermato che l’esercito ucraino ha lanciato sei razzi su Makiivka. L’ufficio stampa del servizio di frontiera statale dell’Ucraina riferisce invece che è stato sventato un attacco della fanteria russa a postazioni ucraine vicino a Bakhmut. Sarebbero stati uccisi un comandante e un mitragliere, il resto dell’unità di fanteria sarebbe fuggito. Inoltre Michail Ravzozhaev, il governatore di Sebastopoli, in Crimea, ha detto che nella notte tra il 6 e 7 gennaio i sistemi di difesa antiaerea hanno intercettato e abbattuto un drone sul porto che ospita la base della Flotta russa del Mar Nero.
Uno dei settori più duramente contesi continua a essere quello intorno alla città di Kreminna, nell’Oblast di Lugansk. Nelle ultime tre settimane, i combattimenti intorno a Kreminna si sono concentrati sul terreno boscoso a Ovest della città. «Con i boschi di conifere che forniscono una certa copertura dall’osservazione aerea anche in inverno, è probabile che entrambe le parti abbiano difficoltà a regolare con precisione il fuoco dell’artiglieria», spiega l’intelligence britannica, rilevando che i combattimenti si sono in gran parte ridotti a scontri di fanteria a piedi e a breve distanza. «È molto probabile che i comandanti russi considerino la pressione intorno a Kreminna come una minaccia al fianco destro del loro settore di Bakhmut, che considerano fondamentale per qualsiasi futura avanzata per occupare il resto dell’Oblast di Donetsk», rilevano ancora gli inglesi. Che nel frattempo annunciano una conferenza a Londra, a marzo, che indagherà sui presunti crimini di guerra in Ucraina.
La Russia però respinge tutte le accuse e il ministero della Difesa russo ha dichiarato che Mosca ha continuato «a osservare la tregua per il Natale in Ucraina, malgrado gli attacchi da parte di Kiev in violazione di essa». Secondo il portavoce della Difesa, Igor Konashenkov, «l’insieme delle truppe russe nell’area dell’operazione speciale dalle 12 del 6 gennaio osserva il cessate il fuoco lungo l’intera linea di contatto, mentre il regime di Kiev ha continuato a bombardare gli insediamenti e le posizioni russe il giorno precedente». Non è così per Kiev, che imputa a Mosca la morte di un pompiere e il ferimento di altri quattro dopo un bombardamento a una caserma dei vigili del fuoco a Kherson, poco prima del cessate il fuoco. L’amministrazione regionale di Yanushevych ha pubblicato un video che mostra veicoli dei servizi di emergenza danneggiati, una pozza di sangue e un corpo coperto. Non solo, secondo l’intelligence ucraina «la Russia si prepara a mobilitare altri 500.000 militari», come ha riportato il Guardian.
Intanto si allarga la frattura tra la Chiesa ortodossa ucraina e quella facente capo al Patriarcato di Mosca. «Dieci mesi di attacchi su vasta scala, uccisioni e torture di civili, di terribili atrocità e distruzione di intere città hanno dimostrato che non abbiamo motivo per fidarci delle dichiarazioni della Russia, né dell’esistenza di valori morali tra i suoi leader, compresi quelli ecclesiastici», ha affermato Epifanio I, il metropolita della Chiesa ortodossa di Kiev e di tutta l’Ucraina. Il presidente Zelensky ha confermato questa rottura sospendendo la cittadinanza a 13 sacerdoti della Chiesa ortodossa ucraina che fanno capo al Patriarcato di Mosca. Il decreto con cui si dispone la sospensione non è stato reso pubblico perché contiene informazioni personali, ma la motivazione dello stesso è che in alcune chiese sarebbe stato rinvenuto materiale propagandistico e passaporti russi. La decisione di Zelensky è stata definita dalla portavoce degli Esteri del Cremlino, Maria Zakharova, «satanismo». Secondo il Patriarca di Mosca, Kirill, russi e ucraini «sono una singola nazione» e la Chiesa deve fare «tutto il possibile perché non diventino nemici», mentre l’Ucraina sta «cercando di separare le due popolazioni».
Intanto il presidente russo, Vladimir Putin, ha assistito alla messa del Natale ortodosso nella Cattedrale dell’Annunciazione del Cremlino a Mosca. Il sito di opposizione bielorusso Nexta ha rilanciato le immagini in cui si vede Putin da solo in una sala con il celebrante. Nexta sottolinea la solitudine del presidente «uscito dal suo bunker». In Ucraina, invece, il Natale è stato celebrato dal metropolita Epifanio nella cattedrale della Santa Dormizione a Kiev.
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