Pure l’Isis entra in guerra a Gaza: «La strage in Iran è opera nostra»
Ansa
  • Lo Stato islamico rivendica l’attentato nei pressi della tomba di Qassem Soleimani e attacca frontalmente la Fratellanza musulmana e l’asse Hezbollah-Hamas. Il piano è prendere possesso della Palestina.
  • Espulso un tunisino che, sui social, inneggiava alla jihad e alla distruzione dell’Italia. Il blitz di Digos e Ros è scattato per un riferimento alla stazione della città emiliana.

Lo speciale contiene due articoli.

Con un audio intitolato «E uccideteli ovunque li troviate», pubblicato sui suoi canali ufficiali, lo Stato islamico ha rivendicato ieri pomeriggio l’attentato avvenuto mercoledì nei pressi della tomba del generale Qassem Soleimani a Kerman (Iran). Questa la parte più significativa dell’audio: «Grazie alla concessione del successo da parte di Dio Onnipotente e come parte della spedizione “Uccideteli ovunque li troviate”, due fratelli operativi per il martirio – Omar al-Muwahhid e Sayf Allah al-Mujahid (che Dio Onnipotente li accetti entrambi) – si sono diretti ieri verso un grande raduno di idolatri rafiditi, vicino alla tomba del loro leader ipocrita Qasim Sulaymani nella città di Kerman, nel sud dell’Iran. Lì hanno fatto esplodere le loro cinture esplosive in mezzo al raduno. Il risultato è stato l’uccisione e il ferimento di oltre 300 idolatri rafiditi. Grazie e lode a Dio. Che i rafiditi idolatri sappiano che i mujahidin sono in attesa di loro e dei loro progetti, con il permesso di Dio Onnipotente».

A proposito dell’attacco l’agenzia di stampa iraniana Tasnim ha corretto ieri mattina il numero delle persone uccise: «Il numero da noi pubblicato ieri non era corretto ed è il risultato di un errore. Il bilancio corretto delle vittime dell’attacco è di 84 persone», mentre secondo l’agenzia di stampa della Repubblica islamica gestita dal governo iraniano, altre 211 persone sono rimaste ferite nelle esplosioni avvenute mentre la folla si radunava vicino al luogo di sepoltura del leader dei pasdaran ucciso da un missile Usa durante un attacco aereo degli Stati Uniti il 3 gennaio 2020 a Baghdad (Iraq). Le autorità di Teheran non hanno parlato dei due kamikaze ma mantengono la versione delle due bombole di gas attivate da remoto. Nell’audio il portavoce ufficiale dello Stato Islamico, lo sceicco Abu Hudhayfah al-Ansari, in carica dall’agosto scorso, si è scagliato in maniera violentissima non solo contro i nemici storici Israele e Usa che «devono essere annientati» ma anche contro Hamas, la Jihad islamica, gli Hezbollah e gli Houthi: tutti accusati di essere «solo degli opportunisti che non fanno gli interessi della Palestina». Ma le parole più dure il portavoce dello Stato islamico le ha rivolte all’Iran che «strumentalizza la causa palestinese e che segue solo la sua agenda regionale e che non fa nulla per i palestinesi». Ciò che rende storico questo discorso è anche l’attacco frontale alla Fratellanza musulmana, fonte dottrinale alla quale tutti i gruppi terroristi sunniti si sono sempre rivolti: «Ha sbagliato ad allearsi con l’Iran e con questi gruppi (Hamas e la Jihad islamica, ndr) che non hanno mai fatto niente per i palestinesi e che fanno solo i loro interessi. Nulla cambierà nella Striscia di Gaza fino a quando resteranno in vita queste organizzazioni».

L’audio è stato registrato tra mercoledì e giovedì mattina, quando al-Ansari parla degli Hezbollah, ricorda «come non sono stati in grado di proteggere Saleh al-Arouri», importante leader di Hamas e fondamentale anello di congiunzione con gli Hezbollah, l’Iran e la Turchia che è stato letteralmente incenerito da un missile sparato da un drone israeliano martedì sera a Beirut. A proposito di lui, una qualificata fonte israeliana racconta a La Verità di come «Saleh al-Arouri è stato venduto da uno dei suoi collaboratori che non era presente al momento dell’attacco ingolosito dalla taglia da dieci milioni di dollari che Usa e Israele avevano messo sulla sua testa». Un po’ come accadde ad esempio ad Abu Bakr al-Baghdadi «venduto» agli americani da un cugino che informò le forze speciali Usa e i curdi, che il leader dell’Isis si nascondeva con mogli e figli al seguito a Barisha, un villaggio nel nord-ovest della Siria, amministrativamente parte del distretto di Harem nel governatorato di Idlib. Per convincerli che fosse davvero lui, il cugino consegnò agli americani un paio di mutande del califfo in modo da determinarne l’identità con il Dna. Quando al-Baghdadi si fece esplodere per sfuggire alla cattura la notte del 27 ottobre 2019 il cugino-traditore era già lontano dall’Iraq con una nuova identità e tanti soldi da spendere. Lo stesso accadde al secondo califfo dell’Isis, Abu Ibrahim al-Hashimi al-Qurashi, tradito da un collaboratore che fece sapere alla coalizione internazionale – non certo gratis – che l’uomo che aveva perso una gamba in battaglia si nascondeva ad Atme, una città nel nord della Siria situata a nord di Idlib e ad est del confine con la Turchia. Anche lui venne incenerito da un Predator Usa il 3 febbraio 2022 mentre prendeva un po’ d’aria sul tetto del palazzo dove abitava. Perché proprio ora l’attacco a Kerman? Le organizzazioni terroristiche sono prima di tutto opportuniste. Ciò significa che sono disposte a sfruttare qualsiasi opportunità per raggiungere i loro obiettivi e l’opportunismo è una loro caratteristica fondamentale. Questo perché operano in un ambiente che è spesso fluido e imprevedibile. Per sopravvivere e prosperare, devono essere in grado di adattarsi rapidamente alle nuove circostanze e per contrastarle occorre «immaginare sempre l’inimmaginabile». Cosa può accadere ora che l’Isis entra a gamba tesa nel conflitto di Gaza? Difficile prevederlo ma ora non sono da escludere altri attacchi in Iran, agli Houthi e agli Hezbollah mentre nella Striscia di Gaza appare molto difficile che ciò possa accadere. Almeno per il momento. Molto interessante invece è la frattura con la Fratellanza musulmana ed in tal senso a Doha siamo sicuri che da oggi qualcuno non dorme più sonni tranquilli.

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