Il Papa: «Putin fermati, Zelensky ascolta»
  • La Nato minaccia: «Conseguenze serie se Mosca userà l’atomica». Parigi annuncia nuove sanzioni. Roma e Berlino convocano l’ambasciatore russo. Gli ucraini intanto riconquistano Lyman. E il leader ceceno Ramzan Kadirov invita il Cremlino a sfoderare il nucleare.
  • Il ministro Roberto Cingolani: «Stiamo esportando metano in Germania». E quando finiremo le scorte?

Lo speciale contiene due articoli.

In Ucraina oggi è il giorno di guerra numero 222 e ai due nemici ieri papa Francesco ha rivolto un appello: al presidente russo, Vladimir Putin, «affinché fermi questa spirale di violenza e morte» e al presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, «perché sia aperto a serie proposte di pace». Il Pontefice ha anche deplorato gli ultimi sviluppi, vale a dire l’annessione delle quattro regioni ucraine – Donetsk, Luhansk, Zaporizhzhia e Kherson – parzialmente occupate dopo l’invasione del 24 febbraio. Il Papa ha chiesto il «rispetto della sovranità e dell’integrità territoriale di ogni Paese, come pure dei diritti delle minoranze», per poi parlare della possibile escalation: «Deploro vivamente la grave situazione creatasi negli ultimi giorni, con ulteriori azioni contrarie ai principi del diritto internazionale. Essa, infatti, aumenta il rischio di un’escalation nucleare, fino a far temere conseguenze incontrollabili e catastrofiche a livello mondiale». Bergoglio ha proseguito: «A tutti i protagonisti della vita internazionale e ai responsabili politici delle nazioni chiedo con insistenza di fare tutto quello che è nelle loro possibilità per porre fine alla guerra in corso, senza lasciarsi coinvolgere in pericolose escalation, e per promuovere e sostenere iniziative di dialogo».

Per il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, «evocare l’uso di armi nucleari è pericoloso e qualsiasi uso di armi nucleari comporterà conseguenze serie per la Russia ma anche qualsiasi attacco deliberato contro infrastrutture critiche della Nato riceverà una risposta ferma e compatta». L’Alleanza atlantica a questo proposito è in allerta, dato che il sommergibile a propulsione nucleare russo K-329 Belgorod è in movimento nei mari artici.

Sul campo di battaglia intanto le forze ucraine ieri hanno lanciato un’offensiva nel Sud del Paese per riprendere il controllo dei territori occupati dai russi. Le truppe di Mosca hanno attaccato per tutta la notte i distretti di Nikopol e di Kryvorizky, nella regione orientale di Dnipropetrovsk, come ha reso noto il capo dell’amministrazione militare regionale, Valentyn Reznichenko: «Droni kamikaze, Uragan, Grad e artiglieria pesante: con queste armi, il nemico ha attaccato i due distretti di Nikopolsky e di Kryvorizky». Ben più grave per Mosca è il ritiro delle proprie truppe dalla città strategica di Lyman, nella regione di Donetsk, a sua volta oggetto della recente annessione alla Russia. In un video pubblicato su Telegram, Zelensky ha confermato che tale risultato è stato conseguito alle 12.30 di ieri (ora locale) e si è rivolto ai soldati russi: «Abbandonate Putin o vi uccideremo uno a uno». L’ennesima sconfitta militare degli invasori è stata commentata così dal leader ceceno, Ramzan Kadyrov: «A mio parere dovrebbero essere prese misure più drastiche, fino alla dichiarazione della legge marziale nelle zone di confine e l’uso di armi nucleari a basso potenziale. Non è un peccato che il generale Alexander Lapin, comandante del distretto militare centrale e responsabile della difesa di Lyman, sia mediocre. Lo è il fatto che sia coperto dai vertici dello Stato maggiore. Se potessi, declasserei Lapin a soldato semplice, lo priverei dei suoi riconoscimenti e, con una mitragliatrice in mano, lo manderei in prima linea per lavare la vergogna con il sangue».

Come reagiranno a Mosca dopo queste parole? Per il momento Putin tace e prosegue nell’iter legislativo che riguarda le recenti annessioni, tanto che ha inviato alla Duma di Stato il disegno di legge costituzionale per l’adesione alla Federazione russa delle regioni di Donetsk, Luhansk, Kherson e Zaporizhzhia.

A livello europeo, il presidente francese, Emmanuel Macron, ha avuto ieri un colloquio telefonico con l’omologo ucraino Zelensky durante il quale ha ribadito «la ferma condanna all’annessione illegale da parte della Russia di quattro regioni ucraine». Secondo l’Eliseo, il leader francese ha preso l’impegno di preparare, insieme con i suoi partner europei, nuove sanzioni contro la Russia per l’annessione delle regioni ucraine. Ieri, attraverso un comunicato, si è anche appreso che la Norvegia si è unita a Danimarca e Germania «per acquistare proiettili di artiglieria che saranno donati all’Ucraina». Il comunicato cita inoltre il ministro della Difesa di Oslo, Bjorn Arild Gram: «L’artiglieria semovente è una capacità molto richiesta dalla parte ucraina, centrale nella loro lotta contro l’invasione russa. Una donazione di questo tipo garantisce che l’Ucraina riceva capacità standard Nato».

Nel frattempo la Farnesina ha convocato l’ambasciatore russo in Italia, Sergey Razov, e ha sottolineato che si tratta di un’iniziativa coordinata in ambito Ue. Tanto è vero che anche Berlino ha fatto la stessa cosa per discutere dell’annessione alla Federazione russa di quattro regioni ucraine. Per quanto riguarda il governo italiano, il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, ha dichiarato: «L’argomento all’ordine del giorno è chiarire la situazione dei sabotaggi al Nord Stream. Speriamo trionfi il buon senso». A proposito del gasdotto, i funzionari danesi e il portavoce della società di gestione del Nord Stream 2, Ulrich Lissek, hanno riferito che ieri è finita la fuga di metano dalla condotta. E Mosca ha fatto sapere che il flusso può essere ripristinato.


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