Ufficiale faceva la spia per i russi. Roma manda un segnale agli Usa
  • Documenti segreti in cambio di soldi: arrestato Walter Biot, già nell’ufficio comunicazione ai tempi di Roberta Pinotti. Subito dopo l’azione dei Ros, la notizia è stata sbandierata e gli Esteri hanno espulso due diplomatici di Mosca: un chiaro segnale pro Usa.
  • Copasir paralizzato. La guida del comitato spetta a Fratelli d’Italia: «Scontro internazionale sempre più acceso».

Lo speciale contiene due articoli.

Era dai tempi del generale Alberto Pollio, capo di Stato maggiore nel 1914 e morto in circostanze sospette, che non si sventolava ai quattro venti il nome di una spia (o presunta tale) italiana. Allora, il generale sposato con una austriaca fu forse avvelenato per volere del re. Martedì al capitano di fregata, Walter Biot è andata meglio. L’ufficiale di Marina è stato arrestato dai carabinieri del Ros mentre stava prendendo 5.000 euro da un funzionario russo in cambio di una chiavetta Usb con dentro immagini scattate negli uffici dello Stato maggiore dove Biot fino all’altro giorno si occupava di segretare gli invii di documenti in ambito Nato. Oggi, si terrà l’udienza di convalida dell’arresto. E si capirà anche un po’ di più sulla vicenda che riporta l’Italia agli anni della Cortina di ferro.

Il capitano di fregata, 56 anni e 4 figli, è stato dal 2010 al 2015 nell’ufficio pubbliche relazione della Difesa. È culminato lì il suo incarico come responsabile della sezione internazionale ai tempi della piddina Roberta Pinotti per poi essere trasferito in uno snodo delicato dove, pur senza un grado elevato, poteva accedere a informazioni classificate. Comunque non tali, a quanto risulta alla Verità, da mettere a repentaglio la sicurezza nazionale. La somma esigua di 5.000 euro, sebbene potesse essere una di numerose dazioni, sembra ulteriore conferma del ruolo di spionaggio di basso rilievo, così come lo stesso curriculum di Biot porta sulla stessa strada valutativa. È stato imbarcato come guardia caccia e poi a lungo nell’ufficio pubbliche relazioni, dove se non si è diretto portavoce del ministro non si maneggiano informazioni top secret. Infine, il ruolo di classificatore e declassificatore non garantisce automaticamente l’accesso a documenti di alto rilievo.

Eppure il suo arresto così come la sua identità non sono certo state celate dagli inquirenti. Al contrario, la notizia è subito rimbalzata ovunque. Per giunta, non è la prima volta, e purtroppo non sarà l’ultima, che il nostro Paese o altre nazioni occidentali subiscono lusinghe economiche da nazioni come la Russia e forse la Cina. È facile immaginare che in molte occasioni i servizi di intelligence possano anche decidere un approccio soft. Ad esempio convertendo la spia in una contro spia. In questo caso, invece, l’inchiesta ha preso una strada di natura penale e quindi, di fronte alla flagranza di reato, si è necessariamente passati alle manette e quindi alle comunicazioni ufficiali.

A collaborare attivamente con i Ros è stato lo stesso Stato maggiore della Difesa. Così come sarebbe stato informato dei fatti, sempre stando a quanto risulta alla Verità, il ministro Lorenzo Guerini. Mentre sul fronte diplomatico la Farnesina in poche ore ieri ha espulso due funzionari russi (tra cui il militare addetto all’ambasciata pizzicato con la presunta mazzetta) e ha convocato l’ambasciatore di Mosca per far presente il proprio disappunto. «Quanto avvenuto è inaccettabile e ci saranno conseguenze», ha dichiarato ieri Luigi Di Maio replicando in Aula ai senatori. «Non è accettabile che si venga a pagare un nostro funzionario per avere informazioni Nato, ma devo dire anche che con gli attori internazionali serve un canale di comunicazione per non favorire una escalation che non vuole nessuno».

Insomma, il messaggio che esce dalla vicenda, al di là dei fatti e delle responsabilità individuali è che l’Italia abbia voluto mandare un messaggio chiaro: non siamo un Paese russofilo e interveniamo drasticamente. Se non bastasse, Di Maio ha aggiunto: «Continueremo ad agire in linea con la nostra collocazione geopolitica e i nostri valori, ma anche a promuovere e a salvaguardare i nostri interessi fondamentali, che richiedono di mantenere un’interlocuzione critica, ma allo stesso tempo costruttiva, con la Russia, così come con Pechino, evitando spirali che possano ripercuotersi negativamente sulle nostre imprese, specie in questo momento. Siamo consapevoli che da questi attori provengono anche sfide, e talvolta minacce», ha aggiunto durante l’audizione in Aula, concludendo: «Lo dimostrano le accuse di spionaggio nei confronti degli ufficiali italiani e russi. Dobbiamo continuare a lavorare strettamente con i nostri partner europei e con gli alleati, per accrescere costantemente la nostra resilienza e gli strumenti a tutela della sicurezza».

Sono dichiarazioni molto importanti che danno l’idea di come sia cambiata l’aria. Nel 2019 l’ex leader grillino dopo aver incontrato il collega cinese ebbe a definire quella tra Italia e Cina «una politica amichevole». Poi ad agosto 2020, pur ribadendo l’appartenenza alla Nato, definì Pechino «un partner ineludibile». Ieri la Cina è diventata un attore sfidante che può portare minacce. Tutto ciò significa che il ministro degli Esteri è stato ben sollecitato a cambiare idea. Per chi crede che l’Italia debba tornare a stare con tutti e due i piedi nella Nato, è un fatto positivo. Non sappiamo se servisse un segnale agli alleati di Londra e Washington, ma in ogni caso è arrivato chiaro e tondo. Da notare che il primo commento internazionale non è arrivato dai russi (i quali hanno protestato da protocollo) ma dal ministro degli Esteri inglese, Dominic Raab, che ha twittato: «L’attività maligna e destabilizzante della Russia mira a minare un alleato della Nato» come l’Italia.

La comunicazione diplomatica è stata efficace. Finora il solo a prendere una posizione netta su Mosca era stato il ministro Guerini, il più atlantista della compagine di governo. All’indomani delle accuse di Biden a Putin («assassino»), ha rilasciato una intervista prendendo espressamente le distanze sui diritti umani. Stesso discorso su golden power e iniziative cinesi. Vediamo dopo l’arresto di Biot e la sua eventuale convalida come cambieranno i rapporti con Putin e le attività militari in Libia, dove ai nostri toccherà subentrare ai turchi per tenere a bada proprio le mire russe.


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