- A Vienna basta obbligo di quarantena: i positivi possono uscire con la Ffp2. Negli Stati federali tedeschi si valuta l’abolizione dell’obbligo vaccinale per i medici. Il nostro governo ha sempre indicato questi Paesi come esempio: ora non vuole copiarli.
- I numeri dicono che il virus sta regredendo anche con una socialità rimasta inalterata.
Lo speciale contiene due articoli.
Altro che Paesi da prendere a esempio per rigore nella lotta al Covid sulla pelle dei cittadini. Austria e Germania tolgono quarantene, mettono in discussione l’obbligo vaccinale per il personale sanitario, invece in Italia si continuano a isolare i sintomatici e a sospendere medici e infermieri non inoculati. C’è un vento contrario, dalle nostre parti, che respinge oltre frontiera le istanze di un ritorno definitivo alla normalità. Perfino tedeschi e austriaci, più volte additati come esempio di rigore nel perseguire i non vaccinati, hanno deciso aperture che il ministro della Salute, Roberto Speranza, nemmeno si sogna.
Da ieri, in Austria non vige più l’obbligo di quarantena. Chi è risultato positivo al Covid esce di casa senza restrizioni e indossa la Ffp2 solo se non può rispettare il distanziamento fisico di due metri. Semaforo verde anche sui luoghi di lavoro, a patto che l’infetto tenga sul volto la mascherina con la protezione più alta. La decisione del ministro della Salute, Johannes Rauch (Verdi), riguarda anche la capitale che nei mesi scorsi aveva applicato misure ancora più rigide nei confronti dei non vaccinati.
«Non possiamo vivere per anni questo livello di crisi legata alla pandemia», ha dichiarato Rauch, aggiungendo: «Abbiamo il vaccino, abbiamo i farmaci, le persone si ammalano con sintomi molto più lievi rispetto al passato». In Austria sono in calo, come in Italia, il numero dei positivi al tampone, così pure dei ricoveri in ospedale e in terapia intensiva. Per i contagiati resta ovviamente escluso l’accesso a ospedali, residenze per anziani, nelle strutture per l’infanzia, nelle scuole elementari e negli asili nido. Il ministro del Lavoro, Martin Kocher (Övp) ha annunciato misure per i lavoratori più fragili, che potranno essere esentati con un «certificato di rischio», se non si riuscirà a proteggerli negli uffici. In Italia, l’unica certezza è che fino al 31 dicembre rimane l’obbligo del vaccino anti Covid per medici e infermieri. E sul togliere la quarantena non è ancora stata emanata alcuna direttiva.
Tutt’altra aria si respira in Stati federali tedeschi come la Baviera, dove a inizio luglio il ministro della Sanità Klaus Holetschek (Csu) aveva chiesto la fine anticipata dell’obbligo. O come sta accadendo nella Renania Settentrionale-Vestfalia (Nrw), dove il ministro della Salute Karl Josef Laumann (Cdu), ha già annunciato che vuole togliere l’imposizione per il personale sanitario considerato che «la vaccinazione non esclude l’infezione». Avete mai sentito l’omologo italiano affermare qualche cosa di simile?
Perfino l’esponente di sinistra Ates Gürpinar ha dichiarato al quotidiano Welt che «continuare l’obbligo di vaccinazione per contenere la pandemia è inutile». La Federazione ospedaliera tedesca (Dkg), già si è espressa a favore della fine dell’obbligo di vaccinazione, che dovrebbe concludersi a fine anno come nel nostro Paese. «Secondo i dati attuali, non è sensato continuare così», sostiene il vicedirettore generale, Henriette Neumeyer.
In Germania, il personale sanitario doveva mostrare di essere in regola con la vaccinazione entro lo scorso marzo e nella sola Renania Settentrionale-Vestfalia sono stati denunciati alle autorità 24.197 dipendenti o collaboratori di ospedali, cliniche, Rsa, non in regola. Tuttavia, secondo i dati del ministero della Salute, sono state applicate solo 1.479 sanzioni ed è stato vietato l’ingresso ad appena 66 lavoratori. Questo significa che i tedeschi, assai più lungimiranti, non hanno voluto ritrovarsi senza personale. Molte aziende sanitarie hanno detto chiaramente che non possono fare a meno dei dipendenti non vaccinati, questione emersa solo di recente in Italia e affermata a gran voce ancora da pochissimi dirigenti di Asl o governatori di Regione, in affanno perché senza medici e infermieri. In Assia, altro Land tedesco, a più di quattro mesi dall’introduzione dell’obbligo di vaccinazione contro il Covid per i dipendenti del settore sanitario, le autorità non hanno ancora imposto alcun divieto.
Eppure, nella sola Francoforte, risultano 4.758 le persone segnalate al dipartimento sanitario perché non in regola con i requisiti vaccinali. Stessa situazione nel Baden-Württemberg, dove le autorità non hanno ancora imposto un divieto di attività o ingresso nei luoghi di lavoro per il personale non vaccinato. Secondo un’indagine di Bild am Sonntag tra tutti i 16 ministeri della Sanità tedeschi, sono stati identificati più di 190.000 operatori sanitari non vaccinati; tuttavia solo 70 divieti d’ingresso al lavoro sono stati emessi a livello nazionale. Ovvero in Renania settentrionale-Vestfalia (66 lavoratori preclusi dal lavoro), Bassa Sassonia e Brandeburgo (2 lavoratori ciascuno).
In Baviera sono state identificate 56.000 persone senza prova di aver eseguito il ciclo vaccinale, ma non sono stati inflitti né divieti d’ingresso né multe. Medici e infermieri sono professionisti preziosi, che non vanno lasciati a casa solo perché non vaccinati contro il Covid. L’Italia, contrariamente alla Germania, non l’ha compreso subito, se ne sta accorgendo dopo troppi mesi e il conto lo stanno pagando centinaia di migliaia di pazienti.
Contenuto riservato agli abbonati
Prosegui con la lettura >
Contenuto riservato agli abbonati
Rinnova il tuo abbonamento per proseguire con la lettura >