Il muro anti Afd (Brandmauer in tedesco) ha cominciato a cedere proprio nel Parlamento che il partito sovranista ha quasi completamente conquistato alle urne. Ieri, in Sassonia-Anhalt, Tobias Rausch è diventato il primo esponente dell’Afd a presiedere un Landtag tedesco, un traguardo inedito per l’estrema destra dal 1945.
Il neopresidente ha ottenuto 48 voti su 82, quattro in più di quelli che Afd e Bsw potevano garantirgli insieme. Poco dopo, anche Hans-Thomas Tillschneider, esponente dell’ala più radicale del partito, è stato eletto vicepresidente con 44 sì: cinque oltre i 39 deputati dell’Afd. Due scrutini segreti, due crepe nel cordone sanitario.
Come Afd si è preso la Sassonia
La scelta di Rausch non è casuale. Classe 1990 e deputato dal 2016, conosce bene i meccanismi del Landtag ed è l’uomo che Ulrich Siegmund aveva incaricato di trattare con il Bsw e con eventuali transfughi della Cdu. Una settimana fa, allo Spiegel, si definiva un «pragmatico» che «cerca di trovare compromessi».
Ben diverso il profilo di Tillschneider, islamologo all’Università di Bayreuth e uno degli ideologi della corrente più identitaria del partito: nel 2022 la sua candidatura alla stessa vicepresidenza era già stata respinta. Ieri è passato al primo colpo.
La prima breccia nel muro era stata aperta alla luce del sole da Sahra Wagenknecht. La fondatrice del Bsw aveva annunciato che i suoi cinque deputati avrebbero sostenuto Rausch, liquidando come «idiozia del Brandmauer» l’isolamento dell’Afd: con il 44% dei voti, aveva spiegato, è «ovvio» che il partito più forte esprima il presidente del Parlamento.
Sui franchi tiratori, invece, resta il mistero. Il capogruppo Cdu, Sven Schulze, ha assicurato che nessuno dei suoi gli aveva annunciato un voto favorevole a Rausch. Da Berlino, Thorsten Frei, capogruppo dell’Unione al Bundestag, ha definito i quattro sì aggiuntivi «estremamente preoccupanti e allarmanti».
Ma il punto politico è chiaro: il muro ha iniziato a perdere pezzi. E a dicembre potrebbero bastare appena tre franchi tiratori per eleggere ministro presidente Siegmund, visto che l’Afd dispone di 39 seggi e la maggioranza assoluta è a quota 42.
Le mosse di Weidel per arrivare al vertice in Germania
È esattamente la lettura data da Alice Weidel: «Speriamo che la Cdu a livello federale torni alla ragione». Anche perché, ha aggiunto, «in una democrazia bisogna parlarsi e non ci si può nascondere dietro un Brandmauer antidemocratico. Il risultato lo vediamo ora: abbiamo una forte spaccatura della società, alla quale nessuno può essere interessato».
Secondo la leader dell’Afd, «la politica del Brandmauer della Cdu sta distruggendo soprattutto la stessa Cdu. Non so cosa abbiano fatto gli strateghi della Cdu negli ultimi anni, ma tutto questo era prevedibile».
Di qui l’apertura al partito di Friedrich Merz: «Da anni offriamo di sederci insieme a un tavolo e valutare quali obiettivi e soluzioni comuni possiamo realizzare per i tedeschi e per il nostro Paese. La nostra mano è tesa e bisognerebbe semplicemente farlo, perché la Germania non può più permettersi di andare avanti così».
Infine, la Weidel ha ricordato che l’Afd è pronta a sostenere anche «buone proposte» degli altri partiti quando le ritiene «ragionevoli».
In una nota congiunta, la Weidel e Tino Chrupalla hanno poi parlato di «passo storico» e di Brandmauer «definitivamente caduto» a Magdeburgo, augurando a Siegmund «un risultato altrettanto positivo» nella futura elezione a ministro presidente.
E mentre il muro scricchiola nei Parlamenti, fuori continua a crescere il peso elettorale dell’Afd. L’ultimo sondaggio Insa per la Bild assegna al partito il 30,5%, contro appena il 17,5% della Cdu-Csu: ben 13 punti di distacco.
La crisi profonda di Merz e del suo partito in Germania
Il problema, per Merz, è che la crisi politica coincide con una situazione economica sempre più difficile. Ieri Destatis ha comunicato che ad agosto gli ordini dell’industria tedesca sono crollati del 10,6% rispetto a luglio. Il dato è gonfiato dal venir meno di alcune maxi commesse per aerei, navi, treni e mezzi militari: senza i grandi ordini il calo mensile sarebbe dello 0,1%.
Ma il confronto trimestrale è meno rassicurante: al netto delle maxi commesse, tra giugno e agosto gli ordinativi sono scesi del 2,6%. Quelli interni, nel solo agosto, sono precipitati del 17,3%.
La notizia peggiore, però, arriva dal settore automobilistico, simbolo della potenza industriale tedesca. Nei primi sette mesi dell’anno, la Germania ha importato dalla Cina 175.000 auto nuove, il 120,9% in più rispetto allo stesso periodo del 2025. Pechino è così diventata il primo Paese di provenienza delle vetture importate, mentre le esportazioni tedesche di auto sono diminuite del 4% in volume e dell’8,9% in valore.
A fine giugno, inoltre, il settore aveva già perso 42.300 posti di lavoro in un anno, scendendo a 691.500 occupati, record negativo dal 2005. E lunedì l’Ifo ha certificato un nuovo tonfo del clima di fiducia dell’automotive: da -22 a -35 punti.
Insomma, Merz continua a difendere il muro proprio mentre tutto intorno gli crolla addosso: l’industria perde ordini, l’auto tedesca arranca, la Cdu sprofonda e l’Afd vola oltre il 30%. La domanda, forse, non è più se il Brandmauer abbia ancora senso. È quanto a lungo potrà reggere prima che altri franchi tiratori decidano di abbatterlo definitivamente.
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