Gino Epis: «Uniamo stile, qualità dei tessuti e comodità»
Gino Epis, fondatore di Yes Zee

Dalla valle al mondo, senza dimenticare le proprie radici. È una storia di impresa, intuizione e capacità di reinventarsi quella di Gino Epis, imprenditore bergamasco che ha costruito il proprio percorso nel mondo della moda partendo da un piccolo laboratorio e arrivando oggi a un’azienda da circa 50 milioni di fatturato.

Dagli esordi con Wonder alla nascita di Essenza, fino a Yes Zee, Epis ha attraversato quarant’anni di trasformazioni del mercato, affrontando cambiamenti, crisi e nuove sfide senza perdere il legame con il territorio e con quella cultura produttiva italiana che considera parte essenziale della propria identità. Oggi la sua azienda produce quasi due milioni di capi all’anno e guarda sempre più ai mercati internazionali. Ma la filosofia resta la stessa degli inizi: qualità, concretezza e la capacità di non mollare mai.

Il 1985 è l’anno della partenza. Che ragazzo era quando ha deciso di creare Wonder?

«Eravamo nelle valli e c’era voglia di mettersi in discussione, di andare in giro, vedere e capire. Ho iniziato vendendo capi di abbigliamento prodotti da un laboratorio qui vicino. Poi siamo cresciuti, partendo praticamente da un garage».

Qual è la sfida di un imprenditore oggi?

«Fare un prodotto capace di competere sul mercato, mantenendo qualità e un prezzo equilibrato. Oggi il consumatore è molto più attento e bisogna lavorare sui tessuti, sulle vestibilità, sulla qualità e sul prezzo».

Quanto conta l’istinto?

«Quasi tutto. E poi bisogna non mollare mai. Dagli errori si impara: non bisogna fermarsi, ma capire cosa è successo e andare avanti».

Qual è stato l’errore che le ha insegnato di più?

«Aver sottovalutato il valore del marchio Essenza. In pochi anni eravamo cresciuti moltissimo, ma il marchio era registrato da un’altra azienda. Poi sono riuscito a ricomprarlo, ma ripartire è stato difficile. È stata una lezione importante: certe cose vanno valutate molto prima».

Da Wonder a Essenza, fino a Yes Zee. Cosa è rimasto invariato?

«La voglia di creare e di aggiornarsi. Wonder è nata con i pantaloni, poi con Essenza abbiamo fatto un salto importante, soprattutto nella giubbotteria. Quando abbiamo perso il marchio Essenza abbiamo creato Yes Zee, cercando di mantenere un legame con la nostra storia».

Oggi cosa cerca il cliente in un capo Yes Zee?

«Un capo bello da vedere, ma soprattutto comodo, riconoscibile e facile da portare. La praticità è fondamentale: un pantalone, per esempio, deve essere elegante, confortevole e realizzato con un tessuto che funzioni bene».

Quanto conta la sua esperienza nelle scelte creative?

«Molto. Dopo quarant’anni conosco i tessuti e la costruzione del capo. Le idee sono importanti, ma poi bisogna saperle trasformare in un prodotto. L’esperienza aiuta proprio in questo».

Quanto è importante il Made in Italy?

«Essere globali è positivo, ma dobbiamo difendere le nostre radici. Alcune cose vanno cambiate e migliorate, ma senza perderne la sostanza. Anche il nome Essenza nasceva da questo concetto: l’essenziale, i valori».

Qual è oggi il vostro mercato principale?

«Il mercato italiano resta molto importante. Il mercato, in generale, cambia velocemente e bisogna riuscire a evolversi. Quello che oggi funziona, tra due anni può essere già superato».

Qual è la forza di Yes Zee?

«Sicuramente la giubbotteria. È una specializzazione che portiamo avanti dai tempi di Essenza. Anche andare a Milano, all’inizio, è stato fondamentale: significava uscire dalla valle, vedere cose nuove, incontrare clienti e raccogliere idee».

Quali sono oggi i numeri dell’azienda?

«Siamo intorno ai 50 milioni di euro di fatturato e produciamo 1,8-1,9 milioni di capi all’anno. Abbiamo 800-900 clienti e una rete che arriva complessivamente a circa 1.500-1.600 punti vendita».

Quali sono i vostri progetti per l’estero?

«In Italia vogliamo ancora migliorare, perché c’è sicuramente spazio. Allo stesso tempo stiamo lavorando sull’estero, ma con un approccio diverso rispetto al passato. Una volta si poteva vendere all’estero stando in Italia. Oggi, se vuoi sviluppare davvero un mercato internazionale, devi avere una presenza anche sul territorio. Il cliente vuole sentire che l’azienda è vicina e che può avere risposte rapide. Stiamo lavorando soprattutto sui mercati europei».

Dove viene realizzata la vostra produzione?

«Facciamo una parte importante in Asia e una parte in Italia. Circa il 10-15% della produzione viene realizzato nel nostro Paese».

Qual è il sogno imprenditoriale che vuole ancora realizzare?

«Riuscire a ottimizzare sempre meglio qualità e prezzo. Dobbiamo fare un buon prodotto, produrlo bene e dare un margine anche ai nostri clienti. In questo momento è fondamentale riuscire a creare valore per tutta la filiera».

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