Cent’anni di storia, quattro generazioni e un’identità costruita su performance, innovazione e stile italiano. Dalla Monza degli anni Venti ai mercati internazionali, Colmar ha saputo evolversi senza perdere le proprie radici. Oggi, con l’ingresso della quarta generazione nei ruoli strategici, l’azienda guarda al futuro puntando su sostenibilità, internazionalizzazione e sviluppo lifestyle. Ne parliamo con Giulio Colombo, presidente di Colmar.
Qual è il segreto della longevità di Colmar?
«Credo che il nostro segreto sia la coerenza e la fedeltà al nostro Dna, da sempre legato a quello che oggi chiamiamo heritage: la nostra storia e la nostra esperienza. Siamo cresciuti seguendo una direzione precisa, senza perdere di vista ciò che sappiamo fare: prodotti tecnici e performanti, con uno stile italiano. Fondamentale è stata anche la passione della famiglia Colombo, sempre coinvolta in prima persona. Una passione che abbiamo ereditato dai nostri nonni, dai nostri genitori e che oggi vedo con grande piacere anche nella quarta generazione».
Torniamo alle origini: come nasce Colmar?
«Nel 1923 mio nonno Mario Colombo e mia nonna Irma fondarono l’azienda a Monza, allora importante centro per la produzione di cappelli in feltro di lana. Il nonno iniziò a realizzare ghette utilizzando gli scarti della lavorazione del feltro. Quando questo mercato scomparve, durante la guerra, l’azienda si riconvertì nella produzione di tute da lavoro. Dopo la morte di mio nonno, nel 1943, mia nonna proseguì l’attività insieme ai figli Angelo e Giancarlo. Nel dopoguerra arrivarono le prime giacche a vento sportive e iniziò il nostro percorso nel mondo dello sci».
Una storia legata anche all’innovazione, con Zeno Colò.
«Certamente. Nel 1952 Colmar vestiva Zeno Colò e realizzò per lui una giacca da sci aderente, con inserti elastici sui fianchi, sui gomiti e sulle spalle. Fu proprio Zeno, insieme a mia nonna Irma, a suggerire l’utilizzo di tessuti elastici allora impiegati nell’abbigliamento intimo femminile. Un’intuizione innovativa che segnò uno dei primi passi della nostra ricerca tecnica. Da allora siamo cresciuti insieme allo sci».
Oggi anche la quarta generazione assume responsabilità importanti. Che cosa cambia?
«Stefano Colombo è entrato nel consiglio di amministrazione e ha assunto il ruolo di co-amministratore delegato. Anche Carlo Colombo siede nel cda come consigliere. Mia figlia Roberta guida lo sviluppo del prodotto, mentre Riccardo, figlio di Laura, vice presidente, si occupa del retail. Portano idee e visioni nuove, ma soprattutto la stessa passione che avevamo noi quando siamo entrati in azienda. Lavorando quotidianamente con mia figlia mi rendo conto di quanto sia diverso il loro approccio: è proprio questo confronto tra generazioni a permettere all’azienda di evolversi».
Il mercato della moda attraversa una fase complessa. Quali sono le principali sfide per Colmar?
«Oltre al rallentamento dei consumi e alle difficoltà macroeconomiche, per noi è importante anche la variabile climatica. Le collezioni non possono più basarsi soltanto sui capispalla: stiamo sviluppando capi più leggeri e versatili, ampliando le categorie merceologiche per costruire un vero total look, sia estivo sia invernale. Un’altra sfida è la sostenibilità, sulla quale investiamo attraverso materiali, tracciabilità delle filiere e processi aziendali. Siamo certificati Iso 45001 e Iso 14001, rispettivamente in materia di salute e sicurezza sul lavoro e gestione ambientale. Ma per noi sostenibilità significa anche qualità e durabilità: realizzare prodotti destinati a durare nel tempo, sia per le caratteristiche tecniche sia per lo stile. Un’altra sfida riguarda i nuovi consumatori e l’evoluzione dei loro gusti. I giovani hanno aspettative diverse e prestano sempre maggiore attenzione alla sostenibilità».
Colmar è nata nello sci, ma ha saputo conquistare anche il mondo urbano.
«Circa vent’anni fa abbiamo capito che dovevamo affiancare all’abbigliamento tecnico da sci una proposta dedicata allo sport e alla città. È nata così Colmar Originals, accanto alla linea Colmar Ski. Sono due anime diverse, ma con lo stesso Dna: nella prima prevale la performance, nella seconda lo stile, senza mai rinunciare alla nostra competenza tecnica. È un progetto che ha avuto un grande successo. Oggi vediamo consumatori, soprattutto giovani, sempre più interessati a prodotti funzionali, tecnici e versatili, piuttosto che alla semplice ricerca del marchio».
Quali sono i mercati più importanti e le prospettive di internazionalizzazione?
«L’Italia è il nostro mercato principale, seguita da Germania, Austria e Francia. Siamo presenti anche nel resto d’Europa, in Asia e negli Stati Uniti. In questa fase ci concentriamo soprattutto sull’Europa, ma l’internazionalizzazione sarà fondamentale per sostenere la crescita e affrontare la stagnazione dei consumi. Contiamo 1.500 clienti nel mondo mentre sono 13 i negozi monomarca e 6 gli outlet».
Quali obiettivi si pone per il futuro?
«Dobbiamo crescere all’estero, ma anche essere molto più flessibili. Il mercato cambia rapidamente e dobbiamo saper reagire con altrettanta velocità. Mantenere a Monza una struttura industriale e il nostro know-how ci permette di intervenire rapidamente sul prodotto e sulle collezioni. La sfida è trasformare sempre più Colmar in un brand lifestyle a tutto tondo: non soltanto un marchio di giacche da sci o piumini, ma un’identità capace di trasmettere valori, emozioni e uno storytelling riconoscibile».
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