Un’uniforme può diventare moda? La storia di Blauer dimostra che sì, a patto di non dimenticare da dove si viene. Nato in America quasi un secolo fa tra divise, capi tecnici e cultura del lavoro, il marchio ha trovato in Italia una seconda vita, trasformando la funzione in stile e l’heritage in desiderio.
È qui che entra in scena Enzo Fusco, imprenditore e collezionista, che di quel mondo ha saputo riconoscere prima di altri il potenziale. In oltre vent’anni Blauer è diventato qualcosa di diverso da ciò che era, ma senza smettere di essere riconoscibile. Oggi, mentre la moda cambia velocemente e i consumatori chiedono nuove cose, la sfida è ancora la stessa: quanto ci si può trasformare senza perdere la propria identità?
Dalle divise all’identità del brand
Blauer nasce nel 1936 in America come marchio di abbigliamento tecnico per polizia e corpi militari. Cosa l’ha conquistata di quel mondo al punto da volerlo portare in Italia?
«Mi ha colpito l’autenticità di quell’origine. I capi Blauer non nascevano per seguire una moda, ma per rispondere a esigenze concrete di protezione, resistenza e funzionalità. In quell’archivio c’erano già una storia e un linguaggio molto forti. L’idea è stata portare questa cultura del prodotto in Italia e reinterpretarla con sensibilità contemporanea».
Nel 2001 arriva la licenza italiana, poi nel 2017 FGF entra nella proprietà del brand fashion. Quanto è cambiato Blauer da allora?
«Blauer è cresciuto da specialista dell’outerwear a progetto più completo, con una presenza internazionale e un guardaroba che comprende uomo e donna. Il passaggio dalla licenza alla proprietà del brand fashion ci ha dato la possibilità di lavorare con maggiore continuità sull’identità, sulla distribuzione e sullo sviluppo delle collezioni. L’outerwear resta centrale, ma oggi il marchio ha un linguaggio più articolato e la donna incide già per circa il 45% della main collection».
Due anime, un solo linguaggio
Blauer è americano nel Dna, ma italiano nel gusto. Come si fa a tenere insieme queste due anime senza snaturarle?
«La componente americana ci ricorda ogni giorno la funzione originaria del prodotto e l’importanza di costruzioni credibili. L’approccio italiano entra nella scelta dei materiali, nelle proporzioni, nei colori e nella cura del dettaglio. Non cerchiamo di replicare fedelmente un capo d’archivio, né di renderlo irriconoscibile: lo traduciamo per chi lo indossa oggi».
In 25 anni sono cambiati radicalmente i gusti e il modo di vestirsi. Che cosa cerca oggi il cliente Blauer che vent’anni fa non cercava?
«Oggi il cliente chiede a un capo di fare più cose. Vuole qualità e protezione, ma anche leggerezza, possibilità di combinazione e una presenza estetica adatta a momenti diversi della giornata. È più informato, valuta attentamente il prezzo e cerca un acquisto che duri. Per questo continuiamo a lavorare sulla versatilità, senza rinunciare ai codici stilistici del brand».
Un pubblico sempre più ampio
A chi parla oggi soprattutto Blauer: al cliente storico, ai giovani, alla donna o a chi cerca in primo luogo uno stile?
«Blauer parla a persone diverse, unite dall’interesse per un prodotto con carattere e una funzione precisa. Il cliente storico resta fondamentale, ma la crescita della donna e l’attenzione di un pubblico più giovane dimostrano che il brand può essere letto in modi differenti. Non lavoriamo su una sola età o su un unico profilo: vogliamo offrire capi riconoscibili a chi cerca uno stile personale, senza perdere la praticità».
La moda sta attraversando una fase complessa. Quanto ha risentito Blauer del rallentamento dei consumi e quali sono oggi i mercati più interessanti?
«Il contesto è più complesso e richiede molta attenzione, ma per Blauer l’ultima campagna vendite SS27 ha confermato un andamento di crescita. I mercati più solidi restano Italia, Germania, Spagna e Repubblica Ceca; Polonia e Svizzera sono aree che stanno crescendo bene. Parallelamente stiamo lavorando sull’Asia, perché la crescita internazionale è una priorità per l’azienda».
B Glam e la nuova dimensione femminile
B Glam introduce una dimensione più femminile e glamour. Che cosa rappresenta questo progetto per il futuro del brand?
«Una realtà di ricerca dedicata alla donna. Ci permette di sperimentare materiali, silhouette e styling più moda, mantenendo però il legame con i codici Blauer. Non cambia la direzione della main collection, ma apre una possibilità in più: portare il nostro linguaggio nel total look femminile con un’allure più fashion e glamour, così da poter dialogare anche con un pubblico nuovo».
Lei ha una collezione enorme di capi militari e workwear. Da dove nasce questa passione e quanto del collezionista è ancora presente nel suo modo di fare l’imprenditore?
«Mi interessa il modo in cui un capo nato per il lavoro o per un servizio specifico racconta il proprio tempo. In quei pezzi si trovano soluzioni di costruzione, materiali e dettagli che hanno una ragione precisa. L’approccio del collezionista resta nel mio lavoro perché mi porta a osservare il prodotto con curiosità e rispetto per la sua origine. Poi il compito dell’azienda è trasformare quella conoscenza in un capo attuale e desiderabile».
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