Gaetano Aloisio: «Dobbiamo difendere la nostra creatività»

«Creare con le mani è una cosa bellissima che nessuna Intelligenza artificiale potrà mai sostituire». Con queste parole, il Maestro sarto Gaetano Aloisio lancia il suo accorato appello per la tutela dell’alta sartoria italiana.

Dalla necessità di orientare i giovani fin dalle scuole medie alla nascita di una nuova scuola ad alta formazione e valore inclusivo, Aloisio ci racconta come la tradizione sartoriale possa diventare il riscatto sociale ed economico del nostro Paese. Un dialogo sul valore del saper fare, tra passione, creatività e visione del futuro.

La crisi del ricambio generazionale nell’alta sartoria

Maestro, da dove nasce l’idea di questo nuovo progetto?

«Partiamo innanzitutto con l’idea di salvaguardare un patrimonio culturale unico: la sartoria italiana. Negli ultimi tempi questo settore non vive momenti felici in termini di richiesta di lavoro e ricambio generazionale, pur essendo l’attrazione mondiale del bello e del “fatto bene”. Manca la manodopera qualificata per rispondere a una domanda altissima. La sartoria sta vivendo un momento drammatico perché i giovani non ne conoscono il valore e ignorano le prospettive straordinarie — sia di lavoro che di successo — che un mestiere antico con una visione moderna può offrire».

A cosa ha pensato?

«Questa situazione mi ha spinto a intervenire. Grazie alla mia esperienza istituzionale nelle associazioni dell’alta sartoria, ho individuato la problematica principale: la comunicazione. Dobbiamo comunicare ai giovani che l’alto artigianato d’eccellenza offre reali e concrete opportunità lavorative».

Talent umano e creatività contro l’Intelligenza Artificiale

Come possiamo comunicare efficacemente questo messaggio ai ragazzi e far scattare in loro una vera passione?

«Con la Fondazione delle eccellenze sartoriali italiane vogliamo utilizzare le storie e le testimonianze di successo per mostrare ai giovani quale futuro li attende. Vogliamo far capire che creare con le mani è meraviglioso e che nessuna Intelligenza artificiale potrà mai sostituire il talento umano; potrà aiutarci, ma mai sostituirci.

Oggi i ragazzi vivono un percorso omologato: liceo, università, e poi spesso si ritrovano senza lavoro o a svolgere professioni che non c’entrano nulla con i loro studi e con i sacrifici delle famiglie.

L’Italia deve assumersi la responsabilità di valorizzare il proprio elemento differenziante: la creatività. Dalla moda alla gioielleria, dal mobile al manifatturiero, ciò che facciamo con le mani è unico al mondo. Non siamo la Silicon Valley; il nostro punto di forza è l’alto artigianato».

Orientare i giovani all’artigianato fin dalle scuole medie

Secondo lei bisognerebbe iniziare a parlarne già alle scuole medie, attraverso incontri nelle classi?

«È esattamente quello che sostengo da anni. Dobbiamo portare l’artigianato all’interno delle scuole medie e superiori. Molti ragazzi non si sentono attratti dalle materie puramente teoriche, ma possiedono una manualità e una creatività straordinarie che andrebbero coltivate. Inserire materie orientate ai mestieri d’arte permetterebbe di dare alternative concrete a tanti giovani che altrimenti rischiano di trovarsi insoddisfatti e senza sbocchi nel futuro».

Il progetto e quando verrà presentato ufficialmente?

«L’idea è nata lo scorso anno e il 10 settembre è stata presentata ufficialmente a Roma, presso l’Hotel della Villa. L’obiettivo prioritario è la tutela dell’arte sartoriale di eccellenza e la creazione di opportunità per i giovani.

Per evitare che i costi elevati delle scuole professionali gravino sulle famiglie, offriremo borse di studio ai ragazzi di talento per permettere loro di studiare gratuitamente. Inoltre, il progetto ha un forte valore inclusivo: vogliamo aprirci a persone con disabilità (come ragazzi nello spettro autistico), persone con problematiche sociali, donne uscite da percorsi di violenza e giovani provenienti da circuiti penali minorili.

Dare loro una possibilità significa fare del bene al sociale e, al contempo, offrire manodopera qualificata alle aziende in difficoltà».

La scuola rimarrà un’iniziativa isolata a Roma o è previsto uno sviluppo su scala nazionale?

«Non si fermerà a Roma. Stiamo progettando la prima sede nella Capitale in collaborazione con Confartigianato, ma sono già in contatto con le autorità locali della Calabria per aprirne una anche nel Mezzogiorno. Il Sud ha un contesto sociale complesso che richiede risposte concrete; io stesso ho già trasferito un mio laboratorio in Calabria per dare lavoro a chi ne ha bisogno. L’obiettivo finale è portare la formazione dei nostri maestri direttamente nei vari territori italiani».

Come si articolerà l’offerta formativa e quali competenze verranno trasmesse?

«I corsi copriranno l’intero processo sartoriale: dal taglio alla confezione dell’abito, fino allo studio dei tessuti, che ritengo fondamentale per padroneggiare la materia prima. Insegneremo anche la storia della sartoria. A questo proposito, ho intenzione di creare un museo virtuale che racconti la storia del settore e dei grandi maestri, per mostrare tutto ciò che questo mestiere ha dato e può ancora dare».

Maestro, che cosa chiede alla politica e alle istituzioni?

«Chiedo alla politica di credere nel nostro patrimonio umano, culturale e storico. Dobbiamo capire da dove veniamo per costruire il futuro. Il mio sogno più grande è vedere nascere in Italia un’Università delle arti e dei mestieri di eccellenza, capace di formare artigiani colti e preparati a fare impresa e a guidare il made in Italy ai vertici mondiali. Non dobbiamo limitarci a celebrare il made in Italy solo quando ce lo riconoscono dall’estero; dobbiamo coltivarlo. Se non formiamo le nuove generazioni oggi, tra qualche anno il made in Italy rischia di scomparire, soppiantato dai mercati esteri che stanno investendo sul settore».

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