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Giorgio Armani alla sua ultima sfilata a Milano nel 2025 (Getty Images)

Un anno senza Giorgio, un anno nel segno di Armani.

L’eredità di Giorgio Armani: una visione per il futuro

A 12 mesi dalla scomparsa del fondatore, avvenuta il 4 settembre 2025, l’azienda nata nel 1975 rimane saldamente ancorata alla visione che lo stilista ha costruito in 50 anni di carriera e che ha consegnato ai suoi successori anche attraverso un lascito testamentario destinato a essere, oltre che uno strumento per regolare la successione, una sorta di vademecum per il futuro della maison.

Un’eredità che non riguarda soltanto la moda, ma un’idea precisa di eleganza, di impresa e di stile di vita. Per Giorgio Armani la semplicità non è mai stata sinonimo di rinuncia, così come il lusso non ha mai coinciso con l’ostentazione.

Fin dagli esordi, quando nel 1975 fondò insieme a Sergio Galeotti la Giorgio Armani, lo stilista aveva costruito la propria rivoluzione sulla sottrazione: giacche destrutturate, tessuti morbidi, colori naturali, una nuova idea di guardaroba maschile e, successivamente, una femminilità libera dai codici più rigidi della moda tradizionale.

Il successo globale e l’indipendenza del brand

È stata questa la cifra di un marchio diventato negli anni uno dei simboli internazionali del made in Italy. Un percorso che ha portato Armani dai primi successi della seconda metà degli anni Settanta alla consacrazione internazionale degli anni Ottanta, anche grazie al cinema e alla cultura popolare.

L’immagine di Richard Gere vestito Armani in American gigolo del 1980 resta uno dei momenti fondativi della moda contemporanea: la giacca morbida, indossata con una sensualità allora inedita, trasformò il guardaroba maschile in un linguaggio capace di raccontare un nuovo modello di uomo. Da allora Hollywood è diventata uno dei territori privilegiati della maison, fino alla presenza costante di Armani sui red carpet e nella costruzione dell’immagine delle star.

Ma il vero progetto di Giorgio Armani è stato più ampio della moda. Nel corso dei decenni il suo nome è diventato un universo che comprende abbigliamento, alta moda, accessori, beauty, hospitality e design, mantenendo però una riconoscibile coerenza estetica. Una crescita accompagnata da una scelta altrettanto precisa: conservare il controllo dell’azienda e proteggerne l’indipendenza, evitando acquisizioni o fusioni che potessero snaturarne l’identità.

La successione: Leo Dell’Orco e Silvana Armani

È dentro questo patrimonio che si muovono oggi i suoi successori, Leo Dell’Orco e Silvana Armani, entrambi da sempre al fianco dello stilista. Il primo, storico braccio destro di Armani, è alla guida delle linee uomo; la seconda, nipote del fondatore, è responsabile della divisione donna. Non è un caso che, nella campagna pubblicitaria appena uscita, accanto alle immagini della loro prima collezione per Giorgio Armani, compaiano pensieri ispirati al credo dello stilista.

Sono i mantra con cui Dell’Orco e Silvana Armani sono cresciuti professionalmente e che, nel loro primo anno da solisti, si sono tradotti in collezioni-omaggio all’uomo che ha dato il proprio nome a un brand riconosciuto in tutto il mondo come sinonimo di stile ed eleganza senza tempo.

Una fedeltà rispettosa che, proprio seguendo le idee del fondatore, non rinuncia però a fare i conti con il cambiamento. «Stiamo provando a portare avanti il disegno di Giorgio, lui c’è sempre e comunque», spiegavano i due direttori creativi dopo la sfilata della collezione uomo firmata da lui e della cruise disegnata da lei. Un passaggio di consegne preparato con attenzione dallo stilista, che negli ultimi anni aveva lavorato meticolosamente alla propria successione.

La Fondazione Giorgio Armani e l’assetto societario

Armani aveva trasferito alla Fondazione Giorgio Armani la propria quota del 99,9% nella società, mantenendo l’usufrutto sul 90% a favore di Dell’Orco, dei tre nipoti e della sorella Rosanna e fissando nel testamento precise indicazioni sulla futura evoluzione dell’azionariato.

Tra queste, l’obbligo per la Fondazione di procedere alla cessione di una prima tranche, pari al 15% del capitale, entro un anno e mezzo dall’apertura della successione. Anche in questo caso, Armani aveva indicato una direzione precisa, individuando come potenziali partner, «in via prioritaria», tre grandi gruppi internazionali: Lvmh, EssilorLuxottica e L’Oréal.

Secondo quanto emerso recentemente, la Fondazione sarebbe orientata a negoziare con attenzione l’ingresso di un eventuale partner e la cessione non dovrebbe avvenire prima del 2027. Una scelta coerente con la prudenza che ha sempre contraddistinto la gestione di Armani e con la volontà di non sacrificare l’identità dell’azienda alle logiche di mercato.

Nuovi vertici manageriali e progetti futuri

«Abbiamo continuato a operare al meglio nel solco strategico indicato dal signor Armani, con una gestione sana e senza forzature», ha commentato Giuseppe Marsocci, scelto nell’ottobre 2025 come amministratore delegato e direttore generale dopo 23 anni in azienda.

La vita di «re Giorgio» diventerà una serie televisiva internazionale diretta da Ferzan Özpetek, progetto approvato dalla maison, mentre dall’1 settembre è in libreria per Marsilio la nuova biografia Giorgio secondo Armani, scritta da Roberta Filippini, a lungo firma della moda per l’Ansa.

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