«Il futuro di Kontatto? Tanta umanità e poca IA. Il fashion è delle persone»

Trent’anni di storia, una forte identità nella maglieria e uno sguardo sempre rivolto al futuro. È il percorso di Kontatto, brand nato in Italia e cresciuto fino a costruire una presenza sempre più internazionale, senza rinunciare a un equilibrio tra ricerca, qualità e accessibilità.

Oggi il mondo della moda sta attraversando una fase di profonda trasformazione: cambiano i consumi, le esigenze delle clienti, i mercati e i linguaggi. In questo scenario, anche per un’azienda con una storia consolidata come Kontatto, la sfida è continuare a evolversi senza perdere ciò che l’ha resa riconoscibile. Ne parliamo con chi ha creato il marchio, Federico Ballandi.

La nuova collezione di Kontatto

Partiamo dalla nuova collezione. Che storia che hai voluto raccontare?

«Siamo partiti dallo shooting, che abbiamo immaginato in un luogo particolare e immerso nella natura: l’Islanda. Da lì abbiamo costruito i temi della collezione, partendo da un’anima urban e quotidiana, con i jeans, per arrivare a un gusto più british, fatto di giacche a quadri, tessuti scozzesi e camicie. Le camicie sono protagoniste, anche in tessuti maschili, reinterpretate con fiocchi, cravatte, ricami, paillettes, strass e perle. E lo stesso discorso vale per la giubbotteria, con materiali ecologici effetto pelle, coccodrillo e suede».

La maglieria resta il cuore di Kontatto?

«Assolutamente sì, ma abbiamo ampliato la proposta. Il nostro obiettivo è sempre quello di creare capi portabili, anche quando parliamo di cerimonia o di pezzi più costruiti. La donna deve poter acquistare un capo e utilizzarlo in occasioni diverse, combinandolo con altri. Abbiamo quindi vestiti, cappotti, pellicce ecologiche e soprattutto tanta maglieria, fino ai cappotti realizzati con coste inglesi».

Dopo oltre 30 anni, come si continua a sorprendere una cliente sempre più informata?

«Con il confronto. Ho inserito un nuovo stilista, Fabio Di Nicola, e credo molto nel contributo dei collaboratori. Anche dopo più di trent’anni di esperienza bisogna continuare ad ascoltare, confrontarsi con il team e con la rete vendita e capire cosa chiede il mercato. Per esempio, dopo tanto over stiamo iniziando a proporre pantaloni un po’ più stretti. Abbiamo inoltre riscoperto il velluto, con pantaloni e giacche».

Un mercato più prudente

Il mercato però è diventato più complesso. Cosa sta cambiando?

«C’è molta prudenza. Anche a Parigi abbiamo visto buyer molto attenti, che prima di acquistare vogliono conoscere bene il prodotto e l’azienda. Oggi non ci si può permettere di sbagliare: bisogna proporre quello che il cliente vuole davvero. Poi ci sono le difficoltà legate alle esportazioni, alle materie prime e ai trasporti. E anche il clima sta cambiando le abitudini: con estati sempre più calde le stagioni commerciali si spostano».

Anche il sistema dei saldi andrebbe ripensato?

«Sì. Bisognerebbe rivedere completamente i tempi delle liquidazioni e ridurre la logica dei continui Black Friday. Se il cliente acquista l’invernale a fine ottobre o a novembre, non ha senso iniziare i saldi a gennaio. Il sistema deve adeguarsi ai cambiamenti che stanno avvenendo».

Quali sono oggi i mercati esteri più interessanti per Kontatto?

«La Polonia sta andando molto bene, così come i Paesi balcanici e il Belgio. La Germania sta ripartendo e anche la Francia rimane un mercato importante. Molto dipende dalla struttura commerciale e dai collaboratori che abbiamo nei diversi Paesi. Cerchiamo comunque di essere presenti dove c’è richiesta, adattando anche la produzione alle esigenze dei singoli mercati».

Lei ha sempre difeso il Made in Italy. È ancora possibile mantenere questo equilibrio tra qualità e prezzo?

«È difficile, ma dobbiamo continuare a difendere la filiera italiana. Alcuni materiali necessariamente arrivano dall’estero, ma tutto ciò che possiamo produrre in Italia va mantenuto qui. Si fa presto a dire Made in Italy, ma se perdiamo gli artigiani, le competenze e la capacità produttiva, perdiamo una parte fondamentale del nostro sistema. La creatività deve andare di pari passo con una filiera produttiva forte».

Un futuro fatto di persone

E come immagina Kontatto tra cinque anni?

«Sicuramente non attraverso l’intelligenza artificiale. Sono contrario all’idea di collezioni create artificialmente, di modelle costruite al computer o di shooting realizzati senza persone e senza un vero prodotto. Sono legato al modo in cui ho imparato questo mestiere e continuo a credere nel valore delle persone, della creatività, della ricerca e del rapporto diretto con chi lavora nella moda».

Quindi il futuro, per te, è ancora molto umano.

«Assolutamente. Questo è il mio mondo. E non voglio cambiarlo. La moda deve restare nelle mani delle persone».


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