Il mare forza tre. Le onde alte due metri. Il vecchio peschereccio sovraccarico, incaglia in una secca, urta contro gli scogli e si spezza in due. Poi va in frantumi. Quella di Steccato, località balneare della città di Cutro, in provincia di Crotone, è l’ennesima tragedia che tinge di sangue il Mediterraneo delle partenze su barconi e carrette del mare: 59 i morti accertati, 14 sono bambini (compresi due gemellini di pochi anni e un neonato). E, tolti dai macabri conteggi gli 81 messi in salvo, il numero di chi non ce l’ha fatta potrebbe crescere. I soccorritori stimano in 150 le presenze. Ma stando ai racconti dei superstiti i passeggeri erano 177 e forse anche di più. Compreso uno scafista turco, la cui posizione attende le valutazioni dei magistrati. Si procede per omicidio e disastro colposi e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Il turco sarebbe stato al timone del relitto partito quattro giorni fa da Izmir con il pieno di iraniani, afghani e pakistani. Il peschereccio era stato avvistato sabato sera a circa 40 miglia dalla costa crotonese da un velivolo in pattugliamento dell’agenzia europea Frontex, che l’aveva segnalato alle autorità italiane. Il segnale captato però sembrava provenire da un peschereccio, non da una barca che trasportava persone. Dal porto di Crotone era salpata una vedetta della sezione operativa navale e da Taranto un pattugliatore del gruppo aeronavale. Le difficili condizioni di navigazione, però, hanno costretto i due mezzi militari al rientro agli ormeggi. L’agghiacciante telefonata al reparto operativo aeronavale della guardia di finanza di Vibo Valentia è arrivata alle 4 da uno straniero che ha tentato di dare indicazioni in inglese.
Ma per individuare il punto dell’incidente c’è voluta ancora un’ora. La segnalazione precisa è arrivata da un pescatore: «C’è una barca distrutta e dei corpi che galleggiano in acqua». Poche ore dopo quei corpi erano chiusi in sacchi di plastica, prima ammassati sulla spiaggia, poi nel palasport di Crotone. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi è corso a Cutro, dove ha incontrato il governatore calabrese Roberto Occhiuto prima di un vertice in prefettura. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, dopo aver espresso il «dolore» per il naufragio, ha sollecitato «un forte impegno della comunità internazionale per rimuovere le cause alla base dei flussi di migranti». E si è rivolto all’Unione Europea: «È indispensabile che l’Ue assuma finalmente in concreto la responsabilità di governare il fenomeno migratorio per sottrarlo ai trafficanti di esseri umani». Alle Ong invece è sembrata l’occasione per prendersela con il governo: «Questa non è una tragedia», affermano da Open Arms, «è la conseguenza di scelte precise da parte del governo italiano e dell’Europa. Se ci fossero i mezzi a soccorrere, nessuno morirebbe in mare». Peccato che la rotta turca le Ong l’hanno sempre snobbata.
Giorgia Meloni, addolorata, ha ribadito che «il governo è impegnato a impedire le partenze e con esse il consumarsi di queste tragedie». «Lacrime di coccodrillo», polemizza Marco Furfaro, deputato dem e portavoce nazionale della mozione Schlein. «Il naufragio porti ad accordi Ue per bloccare le partenze», ha detto poco dopo il vicepremier Antonio Tajani. Rintuzzato da Angelo Bonelli di Europa verde: «Dichiarazioni indecenti e vergognose, purtroppo a evitare la morte in mare di quelle persone non c’era nessuno all’appuntamento». Bonelli, pur di alimentare la polemica, fa finta di non sapere che a più partenze corrispondono sempre più morti in mare (26.000 negli ultimi dieci anni, 225 dall’inizio del 2023). Una massima ormai certificata anche dall’Unhcr, l’Agenzia dell’Onu per i rifugiati, di certo non un’organizzazione di destra.
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