Il delirio green affossa l’industria. Meno CO2 ma più posti a rischio
(iStock)

Siamo alle solite. Di fronte al caro energia la risposta dell’Europa è sempre la stessa, è necessario modificare lo stile di vita, ridurre i consumi. Le raffinerie erano sporche e cattive, e quindi hanno chiuso; ovviamente nessuno investe sulla raffinazione in uno scenario che punta a decarbonizzare l’economia.

La produzione industriale italiana in calo

Ma non sono solo le raffinerie; secondo Eurostat l’Italia è il Paese con la peggiore performance industriale tra le maggiori economie europee nel periodo 2000- 2024, con un calo stimato della produzione industriale pari al 23 % circa.

Abbiamo perso l’industria automobilistica, l’acciaio ormai è andato e molti altri settori energivori sono in grossa difficoltà. Ma abbiamo ridotto le emissioni di CO2. Grande risultato, se il paziente muore la sua impronta ecologica si azzera. Sono molti i settori in enorme difficoltà. Sono settori energivori, con bassi margini e quando si va a vedere l’incidenza degli Ets sui bilanci di questi settori è evidente che questi possono essere il colpo finale per abbattere interi settori industriali.

Il peso degli Ets sui settori energivori

Secondo Nomisma Energie l’incidenza dei costi energetici nel settore chimico per il 2026 è stimata al 23% dei costi di produzione; gli Ets, sommati al costo dell’elettricità sono destinati a raggiungere l’11% dei costi industriali nel settore del vetro, e gli Ets da soli raggiungeranno i 225 milioni di euro annui nel settore delle ceramiche. Sono probabilmente dati sottostimati che non considerano la stabilizzazione verso l’alto dei prezzi di gas e petrolio, ma sufficienti per evidenziare come il delirio green stia affossando l’industria. L’ecodelirio di qualche invasato , che alle elezioni ha sempre raccolto pochi voti, salvo poche eccezioni, è diventato l’agenda politica dell’Europa.

Come l’agenda verde ha cambiato l’Europa

È questo il mistero europeo. Fino a qualche anno fa, i verdi, il partito politico che auspicava (direttamente o indirettamente ) la deindustrializzazione per perseguire obiettivi di riduzione dell’impronta ambientale, raccoglievano percentuali marginali alle elezioni e venivano relegati , nel migliore dei casi, a ricoprire posizioni di ripiego, svolgendo il ruolo di stampelle a governi tendenzialmente socialdemocratici.

C’erano eccezioni, come in Germania, dove i verdi avevano percentuali molto più alte, frutto di condizioni particolari, come a Berlino, divenuta ormai una città per giovani ciclisti e nemica dell’auto, ma in generale l’agenda verde estrema non aveva mai intaccato pesantemente la struttura industriale. A un certo punto, complici le balle raccontate durante la pandemia, con la bufala della zoonosi , e cioè del trasferimento da animale a uomo del virus per la distruzione dell’ambiente, gli estremi verdi sono divenuti i titolari delle politiche europee.

Le responsabilità politiche e industriali

C’è da chiedersi dove fossero le altre forze politiche in questi anni, totalmente soggiogate a una narrazione demenziale di decarbonizzazione dell’economia, incapaci di discutere nel merito le conseguenze di una simile deriva ideologica.

Oggi che ci rendiamo conto di quanto è successo è troppo tardi; in economia, come in politica, quando si libera uno spazio, viene velocemente occupato da altri che vanno a dare risposte a domande esistenti, che non possono essere cancellate da norme ideologiche. Le responsabilità del disastro europeo non sono solo politiche; gli industriali troppo spesso si sono seduti sul fiume in attesa della nuova legge, sperando che questa non fosse quella mortale per le loro imprese, senza guardare il sistema nel suo insieme.

Il futuro dell’industria tra occupazione e decarbonizzazione

Gli operai a volte scioperano per tutelare i loro diritti; gli industriali avrebbero dovuto fare lo stesso, visto che se un’azienda chiude tutto sparisce, non solo le emissioni di Co2.

Ma purtroppo questo non è accaduto; se esiste ancora una speranza di salvare l’industria italiana ed europea, gli imprenditori di vecchia e nuova generazione, di qualunque orientamento politico siano, devono alzare la voce e prendere posizione. L’alternativa è pensare che l’intelligenza artificiale possa aiutare le imprese a ridurre i costi e che tutto possa continuare come prima, con meno personale, meno emissioni e maggiore produttività. Se questa è la speranza le possibilità di sopravvivenza dell’industria europea sono vicine allo zero.

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