Patria del vino e, di conseguenza, regina mondiale dell’enoturismo, l’Italia contende questo prestigioso titolo nobiliare alla Francia, ma la batte nettamente per varietà e autenticità. Nessun’altra nazione può vantare infatti una tale miriade di vitigni autoctoni (spesso anche endemici, radicati esclusivamente a un territorio specifico). Così come nessun’altra può raccontare di possedere, al tempo stesso, gli eroici terrazzamenti di montagna e gli ampi filari pianeggianti dell’Emilia Romagna. O l’affascinante terreno vulcanico dell’Etna, che conferisce spiccata mineralità e sapidità ai suoi vini.
E allora, impossibile non pensare all’Italia per celebrare la Giornata mondiale dell’enoturismo, oggi 8 novembre.
Una ricorrenza internazionale dedicata alla cultura del vino
Sostenuta dalla Rete europea delle Città del Vino (Recevin) insieme alle Associazioni delle Città del Vino dei Paesi aderenti, la ricorrenza connette i principali territori vitivinicoli internazionali in questa importante cerimonia destinata «alla cultura del vino, al paesaggio e alle comunità che lo custodiscono». Un anniversario che, come da tradizione, cade la seconda domenica di novembre (in occasione della Festa di San Martino che verrà celebrata il prossimo mercoledì 11).
Nello specifico contesto italiano, l’associazione nazionale Città del Vino, nata a Siena nel 1987, ha il compito di promuovere e coordinare la Giornata mondiale dell’enoturismo. In quest’ottica, sono coinvolte città, Comuni, cantine, associazioni e operatori del settore. Ognuno può festeggiare come preferisce, tanto varie sono le opportunità messe in campo. Visite guidate nelle cantine, degustazioni, passeggiate tra i vigneti, escursioni, mercatini, convegni, laboratori, eventi culturali, spettacoli, mostre, esperienze enogastronomiche. Insomma, ce n’è per tutti i gusti.
Le iniziative e il ruolo delle Città del Vino
Stefania Pianigiani, responsabile della Giornata mondiale dell’enoturismo per Città del Vino, ha manifestato la propria soddisfazione per «l’importante risposta, da parte della nostra rete di Comuni, all’invito a partecipare e organizzare. È un segnale di dinamismo, testimonianza inequivocabile di visione e di apertura».
Anche Angelo Radica, presidente di Città del Vino e attuale presidente di Recevin, ha salutato la ricorrenza come «un appuntamento di grande rilievo, che costituisce anche un modo per contribuire a dare slancio a un settore, quello dell’enoturismo, sul quale il comparto può e deve credere sempre di più, anche attraverso il necessario sostegno».
«I margini di crescita», ha aggiunto, «specialmente nel nostro Paese, sono davvero rilevanti. Noi siamo impegnati da tempo a lavorare perché se ne prenda atto e sull’enoturismo si punti in modo convinto, a tutti i livelli. La ricorrenza del 2026 è inoltre per noi particolarmente sentita, essendo in questa fase italiana la presidenza di Recevin. Per noi è una motivazione ulteriore».
In Italia, più che in ogni altra parte del mondo, il vino è espressione del territorio, della storia e delle tradizioni locali. E così sarà la Giornata mondiale dell’enoturismo.