Dopo Roma, l’hanno presentato al settimo piano dell’hotel Gallia di Milano, vista stazione Centrale, serata elegante con brezza frizzante di fine settembre, tra luci soffuse e bocche illuminate dal rosso brace tipico dei fumatori.
È il battesimo del nuovo Toscano T, sigaro appena venuto al fuoco grazie a un progetto inedito che dal 2024 ha coinvolto 2.500 appassionati del Club Amici del Toscano, chiamati a definire l’anima (la ricetta aromatica) e il nome del prodotto. Un’edizione limitata, circa 300.000 esemplari.
Ed eccolo lì, complice un packaging raffinato, a fare capolino fra tavoli e divani, persino più tentatore dei gustosi paccheri alla Vittorio e del risotto giallo. Assaggiare, subito, pure l’accendino è brandizzato. S’avvicina l’amministratore delegato di Manifatture Sigaro Toscano, Stefano Mariotti, che prima di esaltare la nuova creazione spende parole d’orgoglio sincero per chi ha dato forma a quell’idea partecipata: le sigaraie, donne specializzate nella lavorazione a mano del tabacco, nel cuore di Lucca, una tradizione che si tramanda da inizio Ottocento. Oltre 200 anni. «Non è un semplice sigaro pensato per i consumatori, ma creato proprio con loro», rimarca Mariotti esaltando il legame con il pubblico, «Toscano T dimostra come la “Toscanitudine” sia capace di unire persone, storie ed esperienze attraverso un filo sottile e tangibile, fondendo innovazione e tradizione nel segno della qualità manifatturiera italiana».
La nuova «Toscanitudine»
La terrazza ora è fumosa, il Toscano T è sulla bocca di tutti. «La T richiama tre concetti chiave: tenacia, talento e trasformazione. Tre parole che identificano il carattere del sigaro e il modo di essere di chi lo sceglie», scandiscono gli ambasciatori dell’ultimo arrivato in famiglia, sperando possa sedurre anche un target più giovane. La maggior parte degli ospiti resta in piedi, c’è una gradevole musica di sottofondo, qualcuno opta per la combo sigaro-whisky. Presenze vip da segnalare: Giuseppe Cruciani e il direttore di Sky Sport, Federico Ferri. «Com’è andata la fumata?», chiede una dispensatrice del neonato cilindro di tabacco, «guardami negli occhi: mi pare bene».
La miscela di Kentucky
Già, il tabacco. La miscela è realizzata al 100% con Kentucky nordamericano; la parte esterna, la fascia, è composta da foglie più scure, pregiate e resistenti. «Il percorso di creazione è stato volutamente lento, rispettando i tempi naturali che da sempre accompagnano la nascita del Toscano», sottolinea l’azienda che fa capo a Luca Cordero di Montezemolo e Piero Guidi, «un’avventura corale che ha coinvolto l’intera filiera: dai coltivatori al blender che ha tradotto i desideri del club in una ricetta precisa, fino alle sigaraie e ai tabaccai». Dopo l’accensione, si sprigionano note di pepe rosa e frutti rossi, poi sfumature di tostatura, quercia e frutta matura, infine sentori di cuoio e pellame.
Il ricordo di Andrea G. Pinketts
Fosse ancora tra noi, nella sua Milano raccontata a tinte noir nei suoi romanzi, la degna chiosa dell’evento sarebbe toccata ad Andrea G. Pinketts, scrittore che aveva fatto del sigaro un prolungamento del proprio corpo, una musa ispiratrice da abbandonare sul comodino solo prima di andare a dormire. «La sigaretta è compulsiva», diceva, «il sigaro ha una sua mistica, è riflessivo, ti dà tempo di pensare, per questo lo fumo quando scrivo, è un grande alleato».