Mille anni vissuti in Oltrarno, dove approdarono dalla val di Pesa – ancora lì resta la Tenuta Castiglioni a ricordare l’origine – dando all’umanità protagonisti assoluti come Dino, poeta del Trecento che recuperò per Dante esiliato i primi sette canti della Commedia. E ancora: sette secoli di vino eccelso. Chiamarsi Frescobaldi significa interpretare la storia. L’ha plasmata nella nostra contemporaneità Vittorio Frescobaldi; il marchese si è spento a 97 anni nella sua Firenze. Lascia oltre a Lamberto le altre due figlie Angelica e Fiammetta e la moglie Bona.
È stato il secondo Vittorio a segnare il progresso enologico della famiglia. Un secolo e mezzo fa Vittorio degli Albizzi – nato e formatosi in Francia – impiantò a Nipozzano e a Pomino cabernet e merlot per cambiare i connotati del vino. Quelle proprietà divennero Frescobaldi per matrimonio e da quel momento loro sono stati gli innovatori del vino di Toscana. Lo stesso ha fatto nel nostro secolo Vittorio, che era al vertice dell’azienda e della famiglia di cui ha rappresentato la trentesima generazione con responsabilità condivise con i fratelli Ferdinando e Leonardo.
Dalla Toscana al successo internazionale
È stato Vittorio ad allargare gli orizzonti della vigna intuendo che si doveva fare di più per tenere il passo con i francesi. Si è alleato con gli americani, i Mondavi, per fondare a Montalcino un’azienda divenuta simbolo: Luce (della vite). Poi si è affacciato a Bolgheri, rilevando l’Ornellaia da Ludovico Antinori ed elevando il Masseto a essere il solo merlot capace di sfidare e battere Petrus. Ha esteso in Chianti i possedimenti e grazie a sua moglie, Bona Frescobaldi, donna di classe sublime che dava del tu a Queen Elizabeth, ha lanciato il grande extravergine, il Laudemio, dando finalmente anche all’olio di oliva la dignità che merita.
Il custode della storia dei Frescobaldi
Già Cavaliere del lavoro, da tempo aveva lasciato le redini operative a Lamberto, suo figlio, che è anche presidente dell’Unione italiana vini, ma ha continuato a rappresentare un punto di riferimento per il mondo del vino di cui ha segnato nei primi anni Novanta, come pochi altri, il rinascimento dopo lo scandalo del metanolo, affermando definitivamente la Toscana come uno dei territori migliori del mondo.
È rimasto custode e divulgatore della storia dei Frescobaldi, custodita in via Santo Spirito dove si trovano gli archivi. Lì si leggono gli scambi di vino contro manufatti d’arte con Michelangelo o il Brunelleschi, lì compaiono le lettere di cambio negoziate con i re di mezza Europa, lì ogni bottiglia è la narrazione di un’epopea.