Olio italiano minacciato dalle frodi. Lollobrigida: «Ora tolleranza zero»
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È l’emblema della dieta mediterranea e della cucina italica patrimonio Unesco, è dono sacro di Athena perché è luce, nutrimento e farmaco.

In America lo indicano come cibo-medicina e la proposta si fa strada anche qui da noi; è uno dei simboli della Repubblica e sulle 100 lire (quando forse si stava peggio, ma si stava meglio) spiccava come segno d’orgoglio. È l’ulivo e il suo frutto: l’olio extravergine che da noi sta vivendo una crisi nerissima.

Eppure ne siamo i primi consumatori al mondo: 13 litri a persona. Ne produciamo troppo poco, meno di 250.000 quintali, abbiamo perduto tantissima superficie: 200.000 ettari di uliveti abbandonati, altri 300.000 in via di dismissione e i numeri non tornano; a fronte di consumi interni pari a 461 milioni di litri, un export di 318 milioni di litri e un import di ben 545 milioni di litri all’anno.

Ma il ministro per l’Agricoltura e la sovranità alimentare, Francesco Lollobrigida, non ci sta a piangere sull’olio versato. Ieri ha lanciato una controffensiva basata sulle «3P»: produzione con importanti sostegni economici e valorizzazione della filiera, protezione con controlli severi su origine e qualità e lotta alla contraffazione, promozione con anche uno spot che dall’11 luglio gira sulla Rai.

Lollobrigida ha approfittato della convocazione della cabina di regia per i controlli sull’agroalimentare per dare un preciso avvertimento: «La tolleranza è zero per chi infrange le regole e chi vuole sfruttare il marchio del made in Italy senza garantirne la qualità. Mi hanno aggiornato sulla campagna straordinaria di controlli che ho voluto per proteggere il lavoro dei nostri olivicoltori. In soli dieci giorni, dal 2 luglio a ieri, solo l’Icqrf (ispettorato repressione frodi) ha controllato 5 milioni di chili di olio e sequestrato merce per 10,3 milioni di euro.

È solo l’inizio: l’attenzione sull’olio sarà massima, rafforzeremo gli strumenti tecnologici a supporto dell’attività ispettiva per rendere ancora più difficile la vita di chi non gioca secondo le regole. L’olio di oliva italiano non ha eguali e noi lo proteggiamo rendendo le aziende più forti per migliorare la produzione. In questi tre anni abbiamo reso disponibili quasi 1,9 miliardi di euro di risorse».

Nello specifico sono stati stanziati ed erogati oltre 400 milioni per la Xilella, quasi 800 milioni tra Pnrr ed ecoschema e altri 300 milioni con il Coltivitalia, oltre a molti altri finanziamenti. Le misure annunciate da Lollobrigida, per tutelare un comparto che vale 3 miliardi, ricevono il plauso di Coldiretti e Unaprol che pongono l’accento su tre fatti: la contraffazione bloccando la possibilità di miscelare oli di oliva con gli extravergine, i controlli con mezzi tecnici sempre più sofisticati, la protezione dal dumping che viene dall’estero, ad esempio con l’importazione dalla Tunisia a dazio zero.

Va sostenuto il reddito di olivicoltori e frantoiani, dicono: nell’ultimo anno (dati del centro Divulga) il prezzo dell’olio è crollato del 50% a fronte di un aumento medio del costo di coltivazione di 200 euro a ettaro. «Abbiamo ottenuto un impegno importante da parte del ministro e per questo lo ringraziamo», spiega David Granieri, presidente di Unaprol e vicepresidente nazionale di Coldiretti, «risonanza magnetica, mappa genetica e mappatura possono dire con chiarezza da dove arriva un prodotto e devono essere utilizzabili come prove in giudizio per fermare una volta per tutte chi taglieggia i produttori italiani pagandoli sotto i costi di produzione».

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