Electrolux, il Mimit riduce gli esuberi e scongiura i licenziamenti forzati
(Ansa)

Dai 1.719 esuberi annunciati a maggio a un massimo di 918 uscite, tutte volontarie e incentivate. E soprattutto nessuno stabilimento chiuderà. Dopo sei mesi di vertenza e trenta ore di trattativa no stop al ministero delle Imprese e del Made in Italy, Electrolux e sindacati hanno raggiunto un’intesa sul nuovo piano industriale del gruppo svedese in Italia. Un accordo che riduce sensibilmente il numero dei lavoratori in uscita, mette al riparo i siti produttivi e prevede investimenti per oltre 100 milioni di euro nel triennio 2027-2029.

Electrolux, esuberi ridotti a 918: tutte le uscite saranno volontarie

Il risultato più importante riguarda proprio gli esuberi: le uscite saranno gestite esclusivamente su base volontaria, con incentivi che potranno arrivare fino a 95mila euro e il ricorso agli ammortizzatori sociali. Secondo quanto riferito dalla Uilm, la riduzione riguarda 390 operai di produzione, 16 operai di laboratorio e 512 impiegati. È inoltre prevista la rotazione nell’utilizzo degli ammortizzatori, sia per gli operai sia per gli impiegati, e il mantenimento di un numero sufficiente di postazioni per i lavoratori con ridotte capacità lavorative. Se le uscite dovessero superare gli esuberi previsti, l’azienda si è impegnata a reintegrare il personale, dando priorità a chi ha già lavorato con contratti a termine o in somministrazione.

Cerreto d’Esi, scongiurata la chiusura dello stabilimento marchigiano

L’intesa scongiura anche la chiusura dello stabilimento marchigiano di Cerreto d’Esi, che l’azienda aveva previsto per il 31 dicembre. Per i suoi 149 dipendenti è garantita la continuità produttiva nella realizzazione delle cappe, in attesa di individuare un investitore e avviare una nuova attività industriale nel sito.

Electrolux, produzione in Italia e investimenti da oltre 100 milioni

Sul fronte della produzione, il piano prevede a regime circa 3,2 milioni di pezzi all’anno, rispetto ai 3,6 milioni attuali. Viene confermata la presenza in Italia della grande maggioranza delle attività produttive, così come delle funzioni amministrative e dei centri di ricerca e sviluppo. A Porcia, in Friuli-Venezia Giulia, resterà la produzione delle lavasciuga, evitando la delocalizzazione in Thailandia: secondo la Uilm, sarà mantenuto circa il 70% della produzione, con volumi previsti di almeno 140mila unità. L’investimento complessivo supererà i 100 milioni di euro per sostenere lo sviluppo dei prodotti e dei processi industriali.

Urso e sindacati soddisfatti dell’accordo Electrolux

«Abbiamo raggiunto l’obiettivo», ha commentato il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, sottolineando che l’intesa tutela i lavoratori e salvaguarda tutti gli stabilimenti italiani, garantendo prospettive produttive di lungo periodo. Soddisfatti anche i sindacati, che attribuiscono il risultato alla mobilitazione portata avanti dai lavoratori durante quasi sei mesi di trattativa. Per la Fim-Cisl, l’accordo rappresenta un passaggio importante per mantenere il radicamento industriale del gruppo nel nostro Paese, in un settore sempre più esposto alla concorrenza asiatica e al peso dei costi energetici.

Electrolux, il referendum dei lavoratori sull’intesa

La partita, però, non è ancora del tutto chiusa. L’ipotesi d’intesa dovrà essere sottoposta nei prossimi giorni al referendum dei lavoratori. Solo dopo il loro via libera potrà diventare definitiva. Per i sindacati, le garanzie ottenute dovranno inoltre essere il punto di partenza per affrontare con il governo le difficoltà strutturali dell’intero comparto degli elettrodomestici.

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