Ursula non basta. Vogliamo Speranza
Roberto Speranza (Imagoeconomica)

La Procura europea vuol fare chiarezza sulle oscure procedure del vaccino Pfizer da parte della capa della Ue. Anche qui ci sarebbe bisogno di capire come è stata gestita la pandemia, ma Giuseppe Conte & C. boicottano la commissione. E i magistrati stavolta paiono dormire.

La Procura europea indagherà sui messaggi riservati che Ursula von der Leyen si è scambiata con il gran capo della Pfizer nei giorni in cui l’Europa stava contrattando a peso d’oro la fornitura di vaccini anti Covid. Da almeno due anni, giornali ed esponenti politici chiedono che siano svelati i retroscena di quella trattativa. Ma per un verso o per un altro, finora sia la presidente dell’Unione europea che i vertici della multinazionale farmaceutica hanno negato la trasparenza necessaria in una partita delicata, come quella della lotta a una pandemia che ha provocato nella sola Europa centinaia di migliaia di morti. Von der Leyen, alla richiesta di esibire gli sms scambiati con l’amministratore delegato del gruppo americano, ha risposto di averli inavvertitamente cancellati, sebbene anche i meno avvezzi a maneggiare i segreti di telefoni e computer sappiano che dalla memoria di un device si possono sempre estrarre i dati che sono stati rimossi. Albert Bourla, il top manager che ha fatto miliardi con i vaccini, di fronte alla richiesta del Parlamento europeo ha invece semplicemente schivato le domande, evitando di presentarsi di fronte agli onorevoli.

Che i risvolti di uno dei più grandi affari della storia recente dell’Unione europea fossero segretati già appare incredibile, dato che stiamo parlando di soldi dei contribuenti. Se poi si aggiunge che l’epidemia di coronavirus ha sconvolto per almeno due anni la vita di centinaia di milioni di persone, oltre a influenzare negativamente le istituzioni democratiche della vecchia Ue, si capisce che l’esigenza di fare chiarezza è qualche cosa di più di un capriccio giornalistico.

Dunque, visto che la politica non è riuscita a ottenere le risposte necessarie, per fortuna si è mossa la magistratura, che con la Procura europea ha la possibilità di agire senza doversi fermare alla frontiera. Tuttavia, mentre aspettiamo che sia fatta luce su un affare che dal nostro punto di vista continua ad avere aspetti molto oscuri, non possiamo che osservare come a Bruxelles e nel resto d’Europa la gestione del Covid non sia considerata un tabù, mentre da noi anche solo fare domande scomode a chi ha gestito l’emergenza è ritenuto offensivo e proibito. In Gran Bretagna, i vertici delle istituzioni sanitarie e i politici responsabili delle decisioni che hanno rinchiuso in casa milioni di persone sono stati chiamati a sfilare di fronte alla commissione d’inchiesta istituita prima ancora che fosse conclusa l’emergenza. E non c’è stato ministro o funzionario che non sia stato sottoposto a un fuoco di fila di domande.

Nessuno ha invocato l’immunità per sé o per altri e nessuno ne ha fatto una questione di battaglia politica per sottrarsi ai legittimi quesiti dell’opinione pubblica.

L’Italia fa eccezione al contrario. La commissione d’inchiesta, pur votata dal Parlamento, è boicottata da Giuseppe Conte e compagni, i quali stanno facendo ogni cosa pur di sottrarsi a un’inchiesta che non solo dovrebbe essere considerata legittima, ma forse, visto che sono morte delle persone e che errori ne sono stati fatti e non pochi, anche opportuna. Capire se il lockdown, che ha devastato i conti di migliaia di aziende e la psiche di migliaia di persone, era necessario dovrebbe essere compito della politica, per evitare in futuro di fare altri sbagli. Comprendere se i vaccini sono stati utili, se la sospensione di alcuni diritti costituzionali era indispensabile e se la macchina della salute pubblica ha funzionato, dovrebbe essere non solo compito della politica, ma una necessità di chi si candida a guidare un Paese.

Invece, forse nel timore che si scopra qualche cosa che non va, Conte, Speranza e compagni si sottraggono al confronto. Né aiuta a far chiarezza l’atteggiamento della magistratura, che mentre è sempre pronta a indagare su ogni cosa, quando si parla di Covid tace, sebbene della Procura europea facciano parte anche magistrati italiani. Dunque, ben venga l’inchiesta di Eppo (questo il nome dell’organismo comunitario), nella speranza che ci sia un giudice in Lussemburgo capace di fare luce su ciò che in molti vorrebbero nascondere. Lo si deve alle vittime e alle famiglie delle vittime.

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