Sinistra contro i condoni, ma solo quelli degli altri
Il sindaco di Milano, Giuseppe Sala (Imagoeconomica)

Alla sinistra non piacciono i condoni, ma solo quelli degli altri. Infatti, quando in gioco ci sono interessi cari ai cosiddetti progressisti, la legge che legalizza ciò che legale non è, diventa non soltanto possibile, ma addirittura necessaria per premiare gli abusi. Prendete il caso di quel provvedimento che è stato frettolosamente ribattezzato «Salva Milano».

Martedì è stato approvato dalla commissione Ambiente della Camera un emendamento presentato da un deputato di Fratelli d’Italia che punta a sanare le 150 torri costruite senza autorizzazione edilizia nel capoluogo lombardo. Una colata di cemento che era stata osteggiata da alcuni comitati cittadini, i quali contestavano che davanti a casa, con la semplice comunicazione di inizio lavori usata per le ristrutturazioni senza aumento di volumetria, spuntassero come funghi palazzi di 80 metri d’altezza.

Alle denunce dei privati, ma non degli uffici comunali, la Procura aveva reagito aprendo inchieste per abuso edilizio a carico dei costruttori, indagando anche i funzionari del municipio preposti ai controlli edilizi e che invece – a quanto pare – si erano inventati una sorta di rito ambrosiano, per consentire a chiunque di trasformare garage a due piani in edifici di dieci o dodici. Tutto ciò senza concessione edilizia, ma soprattutto – e questo è l’aspetto ancor più grave – senza neppure pagare gli oneri di urbanizzazione che sono dovuti in caso di nuovi insediamenti. Il gip del tribunale meneghino ha calcolato che per soli cinque cantieri incriminati, la perdita del Comune ammonta a 15 milioni; considerando che gli interventi sotto esame dei pm sono 150, si può immaginare che il danno per le casse pubbliche possa essere moltiplicato per 30, sfiorando dunque il mezzo miliardo. Tutto ciò mentre il primo cittadino piange miseria, lamentando tagli della finanziaria che lo costringerebbero a far tirare la cinghia ai milanesi.

Ma di fronte all’indagine della Procura, il sindaco Beppe Sala ha reagito a modo suo, cioè da marchese del Grillo (è il soprannome che gli ha dato un ex vicesindaco, anche lui di sinistra, come Luigi Corbani). Stizzito, ha spiegato che in questo modo si ferma lo sviluppo della città, e che i dirigenti dell’ufficio incaricati di autorizzare le costruzioni sono impauriti e rifiutano di firmare, per paura di guai con la giustizia.

In realtà, nessuno vuole impedire al capoluogo lombardo di svilupparsi e neppure c’è chi voglia fermare i cantieri in nome di un ambientalismo da Ultima generazione. Milano ha bisogno di case, soprattutto di edifici da mettere a disposizione di studenti e pendolari, che sempre di più puntano sulla metropoli per studiare o lavorare. Però non si può neppure pensare che un grattacielo si possa costruire senza concessione edilizia e rispetto delle regole. A maggior ragione, non è consentito edificare appartamenti che saranno venduti a caro prezzo (le quotazioni al metro quadro sia in centro che nelle zone più periferiche sono le più alte d’Italia) senza sborsare un euro di oneri di urbanizzazione. La legge prevede che, a fronte di un incremento del consumo di suolo, o un aumento del fabbisogno di infrastrutture e servizi a seguito dell’insediamento di un maggior numero di residenti, il privato che costruisce riconosca al Comune una certa somma. Del resto, se trasformi un garage di due piani in un grattacielo di dieci, è scontato che il costruttore sia chiamato a mettere mano al portafogli, perché allacciando conduttore e fogne si usufruisce di servizi collettivi. Eppure, secondo il rito ambrosiano, fino a ieri si poteva abbattere un garage per trasformarlo in un palazzo, senza pagar dazio.

Per la Procura tutto ciò appartiene alla categoria degli abusi edilizi, con il beneplacito dei funzionari municipali, i quali per questo – e non per altro – sono stati indagati insieme a costruttori e progettisti. Risultato, per trovare una soluzione al pasticcio e concedere un salvacondotto a dirigenti e imprenditori, a qualcuno è venuta l’idea del maxi condono, da presentarsi a nome della maggioranza di centrodestra anche se Milano è governata dal centrosinistra e in particolare da uno che avrebbe voluto iscriversi ai Verdi. Ci sono poveri cristi che vengono messi in croce per aver aperto una finestra senza autorizzazione e altri condannati ad abbattere la tettoia di casa che non era stata autorizzata. Nel magico mondo di Beppe Sala invece, si possono aprire 150 cantieri senza alcuna concessione edilizia e poi sanare tutto con un condono su misura. Il provvedimento i giornali lo hanno chiamato «Salva Milano», ma io credo sia più giusto chiamarlo «Salva Sala». Infatti, l’operazione serve a tirare fuori dai guai il sindaco col calzino arcobaleno. Perché se uno non si è accorto che in città stanno costruendo 150 palazzi abusivi, il primo a dover trarre le conseguenze di ciò che è successo non è il funzionario dell’edilizia privata, ma il capo della giunta. Il quale non può fischiettare facendo finta di niente e soprattutto non può atteggiarsi a marchese del Grillo.

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