Dilettanti allo sbaraglio
Ogni tanto, quando la mattina facciamo la riunione di redazione (rigorosamente online, perché da settimane ognuno di noi è confinato a casa propria e non vede altro se non la propria immagine riflessa nello schermo del pc), mi domando se non stiamo esagerando. Ma poi Massimo de’ Manzoni, Martino Cervo e gli altri colleghi della Verità mi riportano alla realtà e mi mettono di fronte a fatti che quasi sempre superano la fantasia e dunque anche le mie perplessità. Sì, non siamo noi a esserci incattiviti a causa degli arresti domiciliari cui siamo tenuti in seguito all’epidemia: sono proprio (…)

(…) le decisioni del governo a essere indigeribili e, soprattutto, inadeguate per fronteggiare un’emergenza come quella provocata dal coronavirus.

L’ultima misura che ci tocca commentare è quella riguardante il sussidio per chi è rimasto a casa senza reddito. Quando il presidente del Consiglio lo annunciò, spiegando che il bonus sarebbe stato erogato dall’Inps, intuimmo subito il pasticcio che si stava abbattendo sul capo di chi ha perso lavoro e stipendio. Non ci voleva molto infatti a immaginare che, dovendosi prenotare allo sportello virtuale dell’ente previdenziale tutti in un sol giorno, per non arrivare tardi e rimanere a becco asciutto, sarebbe stato un gran caos. Provate a pensare a centinaia di migliaia di persone, se non milioni, che insieme cercano di accedere con un click a un servizio telematico. Anche senza essere un esperto informatico, con competenze in giga e fibra ottica, ognuno di voi capirebbe da solo che un’affluenza del genere provocherebbe il collasso della Rete. Succederebbe la stessa cosa se tutti gli aventi diritto ai 600 euro si mettessero in fila di fronte alla sede centrale dell’istituto guidato da Pasquale Tridico. Anzi, se il corteo fosse fisico e non virtuale si verificherebbero enormi problemi di ordine pubblico. In questo caso non ci sono stati tumulti o tafferugli fra i richiedenti il bonus, ma è come se ci fossero stati, perché tutto si è svolto nella massima confusione, con il crollo del sistema, che a un certo punto ha addirittura messo in Rete informazioni private sui trattamenti previdenziali.

Dicevamo: non ci voleva molto a pensare che sarebbe finita così. Ma per pensarlo serve qualche competenza in materia e purtroppo questo è ciò che manca al gruppo di scienziati che ruotano intorno alla presidenza del Consiglio. I quali sono bravissimi a organizzare dirette notturne via Facebook, talenti naturali quando c’è da inventarsi qualche operazione a effetto per far crescere di alcuni decimali il consenso di Giuseppe Conte, ma se si tratta di agire con sollecitudine in una condizione estrema, beh allora le cose si complicano e vanno un po’ meno spedite. Anzi, non vanno proprio.

Ieri, alle 10.53, il portavoce di Giuseppe Conte, il bravo Rocco Casalino, ha diffuso una nota per informare gli italiani che il governo è al lavoro per anticipare in un decreto legge da adottare subito le misure più urgenti per dare liquidità alle imprese. «Avvertiamo», ha scritto Rocco, «tutta l’urgenza di intervenire prima possibile».

Sì, avete letto bene. A un mese e sette giorni dalla scoperta del paziente numero 1 a Codogno, con quasi quattro settimane di blocco del Paese, con fabbriche chiuse e lavoratori costretti a casa, a Palazzo Chigi «avvertono tutta l’urgenza di intervenire prima possibile per dare liquidità alle imprese». Nel frattempo, quelle stesse imprese costrette a chiudere hanno dovuto pagare le tasse e i contributi, privandosi di quel poco di fondi che ancora restavano. Altrove, in Gran Bretagna, Stati Uniti, Svizzera e Germania, cioè Paesi che hanno recepito l’emergenza coronavirus dopo di noi, ad aziende e lavoratori sono già arrivati i soldi. Da noi, invece, avvertono l’urgenza di intervenire. In altre parole questo significa che ci vorranno settimane, se non mesi, per vedere l’ombra di un euro e nel frattempo molte imprese saranno costrette a chiudere, ma non per l’epidemia: per fallimento.

Sì, a volte mi chiedo se noi della Verità non stiamo esagerando. Ma poi vedo la realtà e l’incapacità e penso che siamo troppo buoni.

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