Furia dei giudici pro migranti per l’assalto ai loro fortini
(Getty Images)

L’Anm alza ancora i toni contro la proposta del governo di spostare la competenza sui richiedenti asilo dalle sezioni speciali alle Corti d’appello: sono terrorizzati di perdere un pulpito da cui fare politica.

Chissà perché i magistrati si agitano tanto all’idea che il governo ponga fine al predominio delle sezioni specializzate nell’immigrazione? Forse perché in questo modo si toglie a dei giudici politicizzati un’arma di pressione sulla maggioranza? Come diceva Andreotti, magari a pensar male si fa peccato (o per lo meno si dà un dispiacere alle toghe rosse), ma quasi sempre ci si azzecca.

Lanciata dal nostro giornale nei giorni dello scontro al calor bianco con l’Anm, l’idea di metter fine o aggirare le sezioni specializzate in migranti, diventate un vero e proprio ostacolo per qualsiasi politica di contenimento degli sbarchi, è stata ripresa da una deputata di Fratelli d’Italia, che ha avanzato un emendamento per evitare che a decidere sia sempre il solito gruppetto di magistrati.

Chiariamo subito una cosa: le sezioni specializzate fino a pochi anni fa non esistevano. Vennero istituite nel 2017, con Paolo Gentiloni presidente del Consiglio, Andrea Orlando ministro della Giustizia e Marco Minniti all’Interno, per sveltire le procedure di rimpatrio dei richiedenti asilo cui era stata rifiutata la domanda di protezione internazionale. Secondo i piani del governo giallorosso dell’epoca, dei giudici specializzati avrebbero reso più facile l’accertamento delle condizioni dei migranti e dunque le modalità per rimandarli a casa in caso non fossero in fuga da guerre e persecuzioni. Ma molte toghe rosse chiesero di essere trasferite nelle sezioni specializzate proprio per occuparsi di extracomunitari, con il risultato che i rimpatri, da allora, invece di accelerare, hanno subito una brusca frenata. Se nel 2016 e 2017 gli ordini per rimandare a casa gli stranieri furono rispettivamente 32 e 36.000, nel 2021 sono stati 11.000, mentre nel 2023 si è saliti a 28.000, numeri che comunque testimoniano un rallentamento piuttosto marcato. Ma la cosa più interessante è che molti rimpatri non sono stati possibili non solo per mancata convalida della magistratura, ma anche perché i giudici hanno lasciato trascorrere i tempi massimi per il trattenimento. Prendete il caso di Torino. Se nel 2016, prima che nascessero le sezioni specializzate, i trattenuti erano più di un migliaio, nel 2022 si è passati a 807 e l’anno dopo a 235. Ma il dato interessante è quello del 2021, dove su 755 trattenuti, 286 sono stati rilasciati per decorrenza dei termini, 111 per altri motivi. Risultato: invece di aumentare i rimpatri sono diminuiti, passando dai quasi 600 del 2017 ai 46 del 2023.

Insomma, anziché velocizzare le pratiche, il tribunale specializzato le ha ritardate, senza alcun vantaggio per la collettività.

Infatti, i magistrati che annullano uno dietro l’altro gli ordini di trattenimento, producendo sentenze che paiono una fotocopia, si sta rivelando un ostacolo per chiunque voglia mettere in pratica una politica di contenimento dell’invasione. Urge provvedere, chiudendo i fortini pro migranti e attribuendo ad altri uffici giudiziari il compito di valutare le domande degli extracomunitari che chiedono la protezione umanitaria. Servirà? Di sicuro per ora la proposta è servita a far montare su tutte le furie i vertici dell’Anm, che ieri hanno sparato a zero contro l’idea, adducendo bizzarre motivazioni, tra le quali il carico di lavoro dei giudici. Ma se, come abbiamo visto, le toghe specializzate nemmeno riescono a decidere, lasciando decorrere i termini per il trattenimento, è evidente che continuare a rimettere la questione nelle mani di pochi giudici non aiuta a raggiungere l’obiettivo dei rimpatri. Ma allora, vi chiederete, perché strillano? La risposta è semplice. Chiudere le sezioni specializzate toglie potere alle toghe più politicizzate. E questo per alcuni magistrati è davvero insopportabile.

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