Macron buca le gomme all’Europa
Ansa

Macron ha sgonfiato le gomme all’Europa. Eh sì, l’europeista convinto, l’uomo che secondo alcuni dovremmo prendere ad esempio per rafforzare l’Unione, quando c’è da dar vita a qualche cosa che sfugga al suo controllo, o meglio, a quello del suo Paese, fa di tutto per far naufragare il progetto. Accadde tempo fa con l’acquisto da parte di Fincantieri di Stx, società attiva nelle costruzioni navali. L’operazione mirava a mettere in piedi un gruppo in grado di competere a livello internazionale e di acquisire importanti commesse. Ma al solo pensiero che (…)

(…) l’azienda sfuggisse dalle sue mani e che il quartier generale fosse trasferito in Italia spinse monsieur le président a fare i capricci e la fusione s’incagliò, così, dopo anni e qualche passo avanti, ancora pende un ricorso dell’Antitrust francese. Di peggio è capitato l’altra notte con Renault. Come è noto Fca, quella che prima dell’acquisizione della Chrysler chiamavamo Fiat, nelle scorse settimane aveva lanciato un’offerta alla casa automobilistica francese per un’integrazione fra i due gruppi. L’azienda italoamericana portava in dote una radicata presenza sul mercato statunitense, mentre quella d’oltralpe poteva mettere a disposizione l’alleanza con Nissan e dunque aprire le porte dei Paesi asiatici, per di più con una tecnologia avanzata nel settore dei motori elettrici. Per entrambi gli aspiranti sposi dunque il matrimonio sarebbe risultato conveniente e avrebbe consentito di dare vita al più grande gruppo mondiale nel settore dell’automobile. Per non dire poi che in questo momento sia Fca che Renault vivono una fase di profonda trasformazione. La prima perché meno di un anno fa ha perso il proprio guru e amministratore delegato e ha da poco intrapreso una nuova strada. La seconda perché ha recentemente perso il proprio numero uno, finito al gabbio in Giappone per una vicenda di truffe. Insomma, a mettersi insieme avevano interesse entrambe le aziende e sia gli azionisti che i manager avevano ben chiara la cosa.

Tuttavia, investitori e dirigenti non avevano fatto i conti con Macron e con le sue ambizioni, oltre che con il suo protezionismo. Risultato, dopo il lancio della proposta, l’Eliseo – che nella casa automobilistica francese ha una quota del 15 per cento – ha cominciato a mettere i bastoni fra le ruote, ponendo una serie di clausole che favorissero la parte transalpina. Doveva essere un’unione alla pari, in cui nessuno dovesse perdere i soldi e neppure la faccia, dando stabilità e futuro ad entrambe le case e ai loro marchi. Ma il presidente En marche ha preferito appiedare il progetto, cominciando con il mettere in chiaro che i francesi avrebbero dovuto ottenere di più e poi ponendo come condizione indiscutibile che la sede del nuovo gruppo dovesse essere Parigi. Risultato, dopo aver appreso le condizioni dettate dal novello Napoleone, il consiglio di amministrazione di Fca ha deciso di rinunciare all’operazione, ritirando l’offerta. Dunque, la grande fusione non si farà perché la grandeur di Macron l’ha fatta uscire di strada. Mica male per uno che non rinuncia mai a parlare d’Europa, di sviluppo e progetti che consentano una migliore integrazione fra i Paesi che compongono la Ue. Non male soprattutto perché la decisione di sabotare la fusione avviene a meno di due settimane dalle elezioni europee, dopo una campagna elettorale in cui tutti – e in particolare Macron – si sono riempiti la bocca con belle parole circa il destino del vecchio continente. Dimenticando che se esiste un modo per fare l’Europa, questo non può passare che dal superamento degli interessi nazionali e dalla creazione di gruppi che non siano al servizio di questo o di quel governo ma siano realmente europei.

Il caso Fca-Renault – che ha lasciato sorpresi soprattutto i dirigenti francesi, i quali vedevano nell’integrazione una straordinaria occasione – dovrebbe servire da lezione anche ai fan italiani di Macron, i quali hanno sposato la causa del presidente francese nella speranza che fosse la soluzione ai loro problemi. Ricordate? I Renzi, i Calenda, i Gozi quando andavano in pellegrinaggio a Parigi o parlavano con entusiasmo del nuovo leader, indicandolo come esempio da seguire e scambiandosi i candidati? Il capo che a loro tanto piaceva, l’uomo che avevano preso ad esempio per contrapporlo a Salvini, oggi si dimostra per quel che è, ovvero un guastatore del progetto europeo, uno che è in marcia ma solo per fare il proprio interesse. Altro che Liberté, Egalité e Fraternité. Qui è solo un fai da te.

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