A far il badante chiameremo Speranza
Secondo il Sole 24 Ore ci sono almeno 600.000 colf che non dispongono del green pass in quanto non si sono mai vaccinate. Ma secondo un’associazione di categoria, la Assindatcolf, il numero di collaboratrici familiari al momento non immunizzate, comprendendo nel calcolo le badanti, le babysitter e anche le persone senza permesso di soggiorno, potrebbe addirittura arrivare al milione.

In pratica, solo una su due delle donne che compongono l’esercito di assistenti domestiche, sarebbe in regola con le norme introdotte dal governo e dal 15 ottobre chi non le rispetterà dovrà essere sospesa dal lavoro e lasciata a casa senza stipendio, ma con la conservazione del posto. Chi avrà il compito di vigilare sul rispetto delle disposizioni e di adottare i relativi provvedimenti? Ma ovvio, il datore di lavoro, che nel caso di badanti e colf altri non è che il nonnetto, il quale non solo rischia di rimanere senza assistenza, costretto a licenziare la collaboratrice familiare per carenza di requisiti di idoneità al lavoro, ma ha pure l’obbligo – pena vedersi erogata una sanzione – di appurare che la domestica abbia il certificato vaccinale in regola. E nel caso l’anziano datore di lavoro non sia autosufficiente, che si fa? Lo si lascia solo in carrozzina? A mandar via l’assistente senza vaccino ci pensano i parenti, figli o nipoti che siano, ai quali toccherà anche darsi da fare per sostituire la colf sospesa?

Anche un bambino capirebbe che ciò a cui si sta andando incontro con la decisione di imporre a tutti i lavoratori l’obbligo del green pass produrrà come risultato solo un gran caos. Non parliamo del numero di contenziosi che si scateneranno, fra datori di lavoro e lavoratori, quasi tutti destinati a finire davanti al giudice, in quanto il dipendente sprovvisto di green pass ricorrerà a ogni sistema pur di sottrarsi a quello che nei fatti è un obbligo vaccinale non dichiarato. No, ci riferiamo alla corsa a cui saranno costrette alcune collaboratrici familiari per mettersi in regola e disporre del certificato vaccinale, ma anche ai sotterfugi che saranno messi in campo per evitare di sottoporsi alla famosa iniezione. E, paradossalmente, si rischia che ad aiutare badanti e colf a sottrarsi alla somministrazione del siero siano proprio i datori di lavoro, per paura di perdere la collaboratrice nel momento in cui questa fosse messa di fronte alla scelta tra vaccinarsi ed essere allontanata.

Qualcuno osserva che saranno gli stessi familiari, preoccupati per la salute degli anziani parenti, a spingere la badante a vaccinarsi, in modo che papà e mamma anziani non rischino di contrarre il Covid. Ma forse le cose non sono così semplici come vengono dipinte. Se fosse facile convincere l’assistente domestica a ricevere prima e seconda dose, secondo voi in otto mesi non ci sarebbero già riusciti? Se a distanza di tempo dall’inizio della campagna vaccinale 600.000 persone che lavorano in casa (e se si dà retta all’associazione di categoria addirittura un milione) non hanno ancora accettato di sottoporsi all’iniezione, è difficile che lo facciano ora. In molti casi c’entra la diffidenza verso la scienza, in altri la convinzione che, facendo una vita riservata e attenta, il vaccino non sia indispensabile. Quale che sia la ragione della volontà di non recarsi negli hub vaccinali, sta di fatto che si ha la sensazione che il governo abbia sottovalutato il problema, pensando che l’obbligo vaccinale mascherato da green pass fosse la via più agevole per aumentare la percentuale di immunizzati.

Tuttavia, il convincimento che restringendo gli spazi di libertà si riuscisse a restringere anche la platea dei no vax non è il solo errore di prospettiva compiuto dall’esecutivo. Ad esso si aggiunge il caos nelle scuole. Nonostante le rassicurazioni del ministro dell’Istruzione, nella prima settimana di ritorno in aula si sono già registrati molti contagi e centinaia di classi sono state messe in quarantena, ritornando alla didattica a distanza. L’app che doveva controllare il green pass dei professori e la spinta nei confronti dei minorenni non hanno impedito che il virus continuasse a circolare, anche perché, nonostante le rassicurazioni sparse a reti unificate da Patrizio Bianchi, nelle scuole non è stata realizzata alcuna opera per consentire il ricambio dell’aria e il distanziamento sociale. L’unica disposizione impartita a presidi e docenti è di tener aperte le finestre, ma a quanto pare il suggerimento non è bastato se già si registrano i primi contagi. La sensazione è che presto per molti studenti si tornerà alla dad. Del resto, un anno e mezzo di pandemia ci ha insegnato che delle promesse dei cosiddetti esperti non c’è da fidarsi. Ricordate quando Bianchi disse che nelle classi in cui tutti gli studenti fossero stati vaccinati ci si sarebbe potuta togliere la mascherina? Beh, Anthony Fauci (di cui ci piace ascoltare solo la parte in cui elogia l’Italia) qualche giorno fa ha detto: «La variante delta può contagiare anche le persone che sono state vaccinate e queste possono a loro volta trasmettere il virus ad altri». In pratica, senza ricambio e senza mascherina, a scuola ci si può contagiare anche se tutti hanno il green pass. Il contrario di ciò che insegna il nostro ministro dell’Istruzione.

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