C’è un particolare in più, estremamente concreto, che toglie ogni astrazione al dibattito e rende l’idea della gravità della questione. Mi chiedo infatti, da medico, come dovremmo comportarci qualora la Consulta sostenesse la legittimità del suicidio come forma di libera autodeterminazione del soggetto. Per essere chiari: in un pronto soccorso, che facciamo in questa non augurabile ipotesi, ovvero se ci troviamo tra le mani un paziente che ha tentato il suicidio e ha una lettera in tasca che garantisce sulle sue intenzioni?
Dobbiamo rispettare il suo volere e non fare nulla? O piuttosto saremmo chiamati a completare l’opera? Perché di questo, e non di altro, in concreto si tratta. Se questa fosse la chiave di lettura dei giudici della Corte, un simile atto dovrebbe essere interpretato come alta forma di autodeterminazione, e dunque sarebbe consequenziale anche fare di tutto per completarlo.
A una simile prospettiva ci opponiamo e ci opporremmo con tutte le nostre forze. Ieri la scelta del governo ha fatto registrare senza dubbio una tappa vincente da questo punto di vista, ma è evidente che il percorso per bloccare la deriva antropologica in atto è ancora molto lungo. Ma è proprio la missione che ci siamo sempre dati: la tutela continua della vita e della famiglia nella nostra società. Siamo anche convinti, però, che la stragrande maggioranza dei cittadini italiani la pensi così. Ci sentiamo dunque forti delle loro voci, assolutamente convinti che il buonsenso non accetterà mai che il suicidio diventi un bene tutelato dal diritto.
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