Lievi miglioramenti, ma il Papa resta grave
Papa Francesco (Ansa)
Le parole del cappellano dell’ospedale, «serve speranza contro ogni speranza», avevano fatto temere il peggio per Bergoglio. Il bollettino medico poi riferisce di «ossigenoterapia ridotta» e valori confortanti dalle analisi. Però il quadro è sempre serio.

Ieri mattina le voci su una situazione «gravissima» del Papa ricoverato al Gemelli hanno ripreso a correre con insistenza, tanto che il trambusto in sala stampa e il lavorio del Centro televisivo vaticano lasciavano pensare a qualcosa di imminente. Quindi fonti vaticane diramavano parole rasserenanti: papa Francesco «si è svegliato, sta continuando le terapie ed è di umore buono», dopo che si era già detto che «la notte» per Bergoglio era «trascorsa bene, ha dormito e sta riposando». Poi verso l’ora di pranzo altre parole, questa volta del cappellano del Gemelli, don Nunzio Corrao, che guidando la preghiera durante l’adorazione eucaristica per papa Francesco ha detto che «in questo momento vorrei che chiedessimo la stessa fede di Abramo, la “spes contra spem”, la speranza contro ogni speranza».

Quindi ieri sera il consueto bollettino medico, che papa Francesco approverebbe di volta in volta, e che ha registrato, pur nella loro «criticità», un «lieve miglioramento» delle sue condizioni di salute. Nessuna crisi respiratoria ieri e anche «alcuni esami di laboratorio sono migliorati».

La situazione clinica del Papa aveva cominciato ad aggravarsi seriamente martedì 18 febbraio, quattro giorni dopo il suo ricovero al Policlinico Gemelli per quella che sembrava una brutta bronchite, rivelatasi poi una «infezione polimicrobica». Quindi, appunto, l’aggravarsi martedì scorso e la scoperta di una «polmonite bilaterale» con più agenti patogeni su un paziente di 88 anni che soffre di una bronchite asmatiforme cronica. Quindi, venerdì la conferenza stampa dei medici nell’atrio del Gemelli che dicevano come il Santo Padre non fosse fuori pericolo e il rischio più serio fosse la sepsi. Sabato ulteriore forte crisi respiratoria, la necessità di somministrare ossigeno ad alti flussi e le trasfusioni di sangue. Prognosi riservata. Domenica la comparsa di una «lieve insufficienza renale» che insieme alla piastrinopenia, stando alla medicina, potrebbe voler dire la comparsa di una infezione più ampia oltre ai polmoni. Il bollettino di ieri sera registra, invece, che «il monitoraggio della lieve insufficienza renale non desta preoccupazione. Continua l’ossigenoterapia, anche se con flussi e percentuale di ossigeno lievemente ridotti». Ancora i medici, «in considerazione della complessità del quadro clinico, in via prudenziale non sciolgono ancora la prognosi», ma il miglioramento appare netto. Tanto che, specifica il bollettino, «nel pomeriggio ha ripreso l’attività lavorativa e in serata ha chiamato il parroco della parrocchia di Gaza».

«È l’ora della speranza contro ogni speranza», aveva detto il cappellano del Gemelli, peraltro un sacerdote che già era stato a fianco di Bergoglio al momento degli altri suoi ricoveri in ospedale. Parole che probabilmente ancora fotografano meglio di altre la situazione reale.

Sono parole di san Paolo riferite alla fede di Abramo, parole che rimandano al fatto che si deve sperare non perché si sa di poter fare qualcosa, ma perché si confida in quello che Dio può fare. Il Papa non sta morendo, dice ieri mattina una fonte vaticana alla Verità, ma è «grave». Nella sua stanza al Gemelli sarebbe sempre presente il suo infermiere di fiducia, Massimiliano Strappetti, che il Papa tiene in gran considerazione, soprattutto dopo l’operazione del 2021 per risolvere una stenosi diverticolare sintomatica del colon. Da quanto si apprende solo Strappetti sarebbe sempre presente nella stanza, mentre anche i segretari del Papa entrano di rado e uno alla volta.

Da ieri sera, i cardinali residenti a Roma, con tutti i collaboratori della curia Romana e la diocesi di Roma, «raccogliendo i sentimenti del popolo di Dio», si ritroveranno in piazza San Pietro, alle 21, per la recita del santo rosario per la salute del Papa. Si tratta di un momento di raccoglimento della Chiesa intorno al suo pastore che ieri è stato guidato dal cardinale segretario di Stato Pietro Parolin. Domenica sera la chiesa italiana con la celebrazione del rosario presieduta dal cardinale Matteo Zuppi, presidente della Cei, nella Chiesa di San Domenico a Bologna aveva in qualche modo dato l’avvio alla preghiera.

L’auspicio è quello che il Papa possa tornare al suo ufficio, ma al di là dei «lievi miglioramenti» resta una situazione «grave» del pontefice, e da alcuni movimenti dei sacri palazzi si comprende come, ovviamente, siano tenute accese tutte le possibilità. Qualcuno, senza sporgersi troppo, si affaccia anche a un futuro conclave. Allora non si comprende a volte una certa fretta di «normalizzare» che taluni comunicati hanno mostrato, quando è più che sufficiente il realismo dei bollettini medici. D’altra parte la chiesa è maestra proprio per ciò che riguarda la sofferenza e la morte, perché sa che in ogni caso non sono mail l’ultima parola. Più che certi comunicati un po’ troppo didascalici, è la preghiera la parola più forte di queste ore.

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