Teheran cerca di sviluppare le sue reti commerciali in Africa, così una compagnia di navigazione iraniana ha iniziato silenziosamente ma in modo sistematico a fare scalo nei porti sotto il controllo dell’Esercito nazionale libico di Khalifa Haftar. La compagnia è la Rahbaran Omid Darya Ship Management (Rod), una società privata con un’organizzazione ben consolidata che opera da oltre 45 anni e offre servizi di gestione per le industrie offshore e di spedizione su base mondiale. Si tratta di un gigante del settore, tanto che gestisce cinque compagnie di navigazione con oltre 97 navi oceaniche di diversi tipi, tra cui portarinfuse, cisterne e porta container. Tutto normale? No, perché la Rod Ship Management, sanzionata dall’Office of foreign assets control del dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti, è sotto il controllo della Forza Quds, una componente del corpo delle Guardie della rivoluzione islamica, organizzata su unità di forze speciali e di raccolta informazioni militari, che si occupa delle operazioni di intelligence al di fuori del Paese. Evidente come al generale Khalifa Haftar, legato a doppio filo a Vladimir Putin, non importi di fare affari con compagnie iraniane nella lista nera dell’Occidente. Come ci conferma il giornalista francese Emmanuel Razavi, autore del recente libro La face cachée des mollahs, «tutte le compagnie aeree e quelle marittime iraniane sono controllate dalla Forza Quds e grazie a questo possono fare ogni genere di traffici, vedi armi dirette ad Hamas, Jihad islamica, Huthi e Hezbollah, droga ed esseri umani. Aerei e navi sono centrali nella strategia di destabilizzazione del Medio Oriente messa in atto dall’Iran negli ultimi che assume particolare valenza con lo scoppio della guerra tra Israele e Hamas». L’attività delle navi di Teheran nel Paese nordafricano non nasce certo oggi, tanto che già nel 2019 erano presenti in Libia e da quel momento i flussi commerciali non hanno fatto altro che aumentare. Fino ad oggi, però, per piccolo cabotaggio, salvo utilizzare per attività di più ampio respiro la schermatura di un Paese terzo. Ad esempio, la Shahan Tejarat sempre battente bandiera iraniana utilizzerebbe i servigi della turca Bati group, le cui navi toccano i porti libici, ma anche quelli tunisini e La Valletta a Malta. Battelli che fanno scalo in Turchia o navigano direttamente verso Hormuz. Poi ci sono anche casi segnalati dalle cronache locali. Lo scorso 13 luglio una nave gestita dalla Islamic Republic of Iran Shipping Lines (Irisl), a sua volta sanzionata dagli Usa fin dal lontano 2007, ha attraccato e scaricato in un porto in Libia (la località specifica non è stata identificata) nel contesto degli sforzi dell’Iran per aumentare la sua attività di esportazione in Africa. Tutto è avvenuto mentre il presidente iraniano Ebrahim Raisi era in Africa per un tour di tre giorni che lo ha portato in Kenya, Uganda e Zimbabwe. Poi il 18 luglio 2023 sempre l’Irisl, ha annunciato di aver ripreso il servizio verso il porto libico della zona franca di Misurata. Ad accogliere gli iraniani il presidente e il direttore generale del porto, il presidente della Libyan Ports Company, il presidente dell’agenzia Germa e rappresentanti della compagnia di navigazione. I dati dell’ufficio doganale iraniano mostrano che il commercio con i Paesi africani è più che raddoppiato nel 2023 e secondo il ministero degli Esteri iraniano l’Iran ha firmato quasi 50 accordi di cooperazione economica e commerciale con i Paesi africani fino al marzo 2023 che oggi gode della piena protezione della compagnia paramilitare russa Afrika Korps (già Wagner group). La compagnia entro l’estate prevede di essere attiva in almeno cinque Paesi, con particolare attenzione alla regione del Sahel. È evidente come la Russia voglia formare un blocco geopolitico di Stati che si estenda dal Mediterraneo all’Africa occidentale. Dato che in queste cose le casualità non esistono, l’altro ieri all’hotel Radisson di Tripoli, si è tenuta la cerimonia ufficiale d’inaugurazione dell’ambasciata di Russia in Libia. L’evento era atteso dopo che l’ambasciatore inviato da Mosca a Tripoli, Aydar Rashidovic Aganin, nel giugno 2023 aveva ricevuto l’accettazione delle credenziali e da qual momento si era adoperato per portare a termine l’apertura della missione diplomatica moscovita. Chi c’era all’Hotel Radisson di Tripoli? Gli italiani e i rappresentanti diplomatici dei Paesi dell’Ue presenti nella capitale si sono tenuti alla larga dall’evento, mentre a brindare con Aganin c’erano l’ambasciatore d’Egitto Mostafa Tamer, l’ambasciatore del Qatar Khalid Mohammed bin Zabin Al Dosari e l’ambasciatore d’Algeria Suleiman Shanin. C’era anche Einas Ahmed che è il senior political officer della Missione di supporto delle Nazioni Unite in Libia. In rappresentanza del governo di Unità Nazionale libico guidato da Abdul Hamid Mohammed Dbeibeh erano presenti il ministro del Petrolio, Mohamed Aoun, e il ministro della Cultura, Mabrouka Toghi. L’abbraccio dell’Iran e della Russia alla Libia non può che preoccupare (e molto) l’Unione europea e soprattutto l’Italia che dista pochissime miglia dalle terre controllate da Hafthar. Mentre bisognerà vedere cosa farà il presidente turco Recep Tayyip Erdogan che difficilmente accetterà di seguire queste partite senza fare le sue mosse in un’area che considera il suo «giardino di casa», tanto che il via vai di navi turche non accenna a diminuire. A proposito del nostro Paese, non può che preoccupare il fatto che russi e iraniani sono con i loro traffici, a pochi chilometri dalle nostre coste sempre più minacciate dal continuo arrivo di disperati sui barconi. Quindi è quantomai urgente che il «dossier Libia» diventi una priorità all’interno del piano Mattei che, mai come oggi, rischia di essere minacciato nel Paese centrale per il Mediterraneo.
Contenuto riservato agli abbonati
Prosegui con la lettura >
Contenuto riservato agli abbonati
Rinnova il tuo abbonamento per proseguire con la lettura >